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3.10.10

Inception

Inception di Christopher Nolan
(2010) Usa\Uk


La lunga e misteriosa attesa è stata alla fine premiata: Inception è ciò che ci si aspetta. Un film ambizioso, coraggiosamente spericolato nelle intenzioni narrative e nella messa in scena: una storia complessa e macchinosa da seguire e l’auto-inflitta limitazione all’uso degli effetti speciali digitali; per questo, stupore e meraviglia per la scena nel corridoio dell’albergo sono doppi se si pensa che è tutto artigianale, che quel corridoio sta ruotando davvero, ma sono doppi perché se non lo avessimo saputo, se Nolan non fosse andato in giro a raccontarlo orgogliosamente, probabilmente non ce ne saremmo neanche accorti, non avremmo notato nessuna differenza. Perché Nolan è fatto così: è fra i pochissimi registi sulla scena mondiale ad aver costruito una grammatica personalissima del cinema; vedi un suo film e ne riconosci lo stile, i topos, la visionarietà che lo contraddistingue, gli altissimi standard delle sue ambizioni e delle tematiche che gli ronzano in testa. Pur non essendo un film perfetto (orrore, un film imperfetto non può entusiasmare così tanto!) Inception fa dimenticare le sue sbavature, sulle quali più avanti tornerò, e produce risultati non indifferenti. 
INNESTO #1. Freud, Escher, il concetto di paradosso, l’arte surreale, il cinema di fantascienza, il romanticismo, Inception rappresenta un’accorta amalgama di influenze culturali che hanno avuto modo di crescere nella testa di Nolan durante i 10 anni di gestazione del film. Chiamatelo come volete, post-modernismo, mash-up e tante altre belle parole, ciò che conta è che Nolan porta al cinema una commistione di influenze degna dei grandi autori con Kubrick in testa e lo fa con grande coraggio e sottigliezza nel richiedere un notevole sforzo al suo pubblico più smaliziato ma senza mai far sentire a quell’altro pubblico la fastidiosa sensazione di essersi perso qualcosa. Nolan ha fatto una scommessa non indifferente con questo film e questo ci porta al passo successivo.
INNESTO #2. Nelle sue opere più riuscite, The Prestige in testa, Nolan ha sempre messo a nudo più o meno involontariamente le sue paure, le sue riflessioni sullo stato delle cose, la sua idea di cinema. Per questo quando si guarda un suo film si finisce sempre con il cogliere una componente metacinematografica che sembra fare il punto  sulla sua carriera ma anche sul cinema che gli sta attorno. Con Inception il discorso è ancora più sottile: come lo stesso Nolan ha ammesso, la storia del film è anche l’idea che il regista ha del suo cinema, un’arte collaborativa fatta di intelligenze che si completano, di invidualità che condividono un’idea nella quale credono e che vogliono vedere realizzata. Il trampolino per il terzo livello.
INNESTO #3. Il concetto del film è l’utopia che si possa impiantare nella testa di qualcun altro un concetto, un’idea, un pensiero. E lasciarglielo lì, questo virus bastardo capace di consumare anima e corpo nelle sue riflessioni. Per fare ciò i protagonisti si servono dei sogni, elaborazioni di un subconscio dove tutto è vero (perché ciò che sogniamo non lo possiamo inventare) e tutto è falso (ciò che sogniamo non corrisponde alla realtà nella quale viviamo) con il rischio di confondersi e perdersi nelle varie realtà. Perché la percezione del mondo circostante è un po’ il pallino del buon Nolan che si è sempre cimentato con personaggi ambigui calati in un ambiente tale da indurre seri dubbi sulla sua realtà (il protagonista di Memento non poteva nemmeno fidarsi di sé stesso, gli illusionisti di The Prestige erano ossessionati dall’inganno che i propri occhi subivano). Tutto questo ci porta all’assunto finale del film: quella trottola smetterà o no di girare? La risposta è: il regista vi ha impiantato un’idea nella testa, ha fatto lo stesso lavoro dei suoi protagonisti attraverso il sogno del cinema; è davvero importante la risposta a quella domanda o è importante come quella domanda vi sia stata “innestata”?
INNESTO #4. E chiediamoci anche quanto tempo Nolan ha impiegato per innestarci quella domanda. Perché uno dei momenti chiave e bellissimi della pellicola è lo scorrere del tempo di tre diverse dimensioni temporali che si influenzano l’un l’altra: qui Nolan compie il vero miracolo già insito nella sceneggiatura: una trama così complessa viene sciolta e raccontata in maniera chiarissima, non c’è nessun rompicapo da risolvere, l’abilità di Nolan di raccontare tanto ma di farlo bene è intatta e il momento dei diversi piani temporali è una sfida monumentale per il regista nonché il momento più alto della sua poetica: ancora come gli illusionisti nel passato della sua carriera, l’autore non vuole altro che stupirci ma con intelligenza, dando un senso alle immagini che popolano la sua storia e non buttandoci a caso sparatorie e morti. Anche perché c’è un concetto di morte piuttosto atipico che ricorda ben altro.
INNESTO 4#. Dal livello precedente il passo è breve: Inception è un cinema multimediale che fagocita stili e linguaggi che non appartengono alla cinematografia ma che negli ultimi anni si sono imposti, uno su tutti il linguaggio dei videogames che qui permea tutta la struttura del racconto. Missioni da portare a termine affrontando diversi livelli da superare e in caso di ferita o morte ci si può sempre rifare passando al livello successivo o tornando a quello precedente. Vi ricorda niente?

Certo, come dicevo sopra, Inception non è perfetto: non ha il crescendo emotivo de Il cavaliere oscuro e molto spesso non arriva mai ad emozionare perché disperde in troppe direzioni il suo potenziale; non ha i dialoghi memorabili del Joker ma anzi ha forse alcuni dei peggiori dialoghi del cinema di Nolan (l’assenza del fratello sceneggiatore si sente); non ha l’impatto devastante di una storia intricata che lentamente si scioglie poiché la non brillante idea dell’incipit di Inception lascia decisamente il tempo che trova; soprattutto Inception soffre, a mio parere, di una certa debolezza nel montaggio, incapace in alcuni punti di raccordare a sufficienza alcune scene ed in altre di mantenere chiara e lucida l’enorme mole di azioni che si svolgono sullo schermo (laddove, invece, trionfava Il cavaliere oscuro). Ma a questo si contrappone tutto quanto scritto prima, al quale bisogna aggiungere una delle più grandi colonne sonore degli ultimi tempi (Hans Zimmer) ed un finale ad altissimo tasso ansiogeno: le ultime immagini non le dimenticheremo facilmente!

Nota al margine: la storia che il film sia incomprensibile è una bugia montata ad arte, non so se dai nerd o dagli addetti al marketing. E’ solo un film complesso non adatto al pubblico pigro, quel pubblico che a noi non interessa. Ultima annotazione: Nolan mantiene viva la curiosa abitudine di far saltare qualcuno dall’alto e inquadrare in primo piano le gambe che si spezzano; stavolta è Di Caprio a saltare ma le sue gambe reggono il colpo. Che cosa è cambiato? 

2.8.08

Il cavaliere oscuro

The Dark Knight di Christopher Nolan
(2008) USA

Qualche giorno fa ho visto un grandissimo film. E quel film era Il cavaliere oscuro, un'opera in cui il cinema soddisfa sé stesso da ogni punto di vista.
Nolan è il vero vincitore di questo grande successo, un regista giovane ma già con una bellissima carriera alle spalle e soprattutto con una visione personalissima del mezzo cinema che ne fanno uno dei massimi esponenti della settima arte americana contemporanea. Il lavoro di Nolan traspare prima dalla sceneggiatura (solida, complessa, tecnicamente perfetta) e poi dalla messa in scena: il film è una vera e propria orgia di scene madri, momenti che entreranno di diritto nella leggenda cult, una lunga serie di intuizioni linguistiche mai banali ma sempre perfettamente funzionali alle intenzioni della storia e alle psicologie dei personaggi. Perché Il cavaliere oscuro non nasce come un film su Batman ma è evidente che muove i primi passi da un'idea di contrapposizione fra bene e male, di rappresentazione di una società metropolitana allo sbando fatta di conflitti interiori, di riflessioni su quali metodi sia giusto adottare per combattere la criminalità e la violenza, di notevoli dilemmi morali. E riguardo l'ultimo punto, Nolan non solo propone domande ma fornisce anche risposte; discutibili, a dirla tutta, ma pur sempre espressione di un punto di vista personale espresso senza arroganza o prepotenza ma seguendo lo sviluppo della storia e le sue conclusioni. L'atmosfera che lega il tutto è decisamente cupa, dalle forti tinte d'angoscia e perfino nel finale non si riesce a vincere del tutto. Le musiche e gli effetti sonori giocano un ruolo fondamentale: ad esempio, ogni volta che il Joker entra in azione una nota prolungata e dissonante in crescendo inizia a farsi sentire, sicché ad un certo punto del film ascolteremo quella nota ma non vedremo il Joker, eppure sappiamo che è nascosto da qualche parte pronto ad entrare in azione. Ma basta il suono a creare il panico fra la gente.
Il cavaliere oscuro offre una carrellata di personaggi da antologia, su quali spicca su tutti il Joker di Heath Ledger, leggenda ancora prima di arrivare nelle sale e con ragione. Il lavoro compiuto dall'attore è sensazionale, anche se c'è da riflettere su quanto un personaggio del genere sia già in sé garanzia di successo. Ogni scontro, ogni dialogo fra lui e Batman, ogni momento in cui entra in scena, tutte queste cose saranno ricordate a lungo.
C'è un punto, poi, sul quale è importante riflettere: il film ha un fortissimo effetto di realismo, anche se ispirato da un fumetto e conservandone alcuni aspetti. Ovvero, seppur stiamo seguendo le gesta di Batman che si lancia dal tetto del mondo e cade sempre in piedi, il film conserva una sana dose di realtà che ci fa apparire tutto accettabile, sicuramente grazie anche alla lunga serie di elementi e stili adottati per narrare molti punti dell'intreccio.
Il cavaliere oscuro, insomma, è per me il film definitivo di Nolan e di questa stagione cinematografica, punto altissimo e strategico d'incontro fra cinema d'intrattenimento ed opera culturale, capace di proporre soluzioni visive nuovissime ed innovative (ogni inquadratura racchiude nel suo spazio tutto ciò di cui ha bisogno) destinate ad influenzare il genere. Un grandissimo film, dunque, sul quale sarà bene tornare a scrivere ancora.

12.11.07

The Prestige

The Prestige di Christopher Nolan
(2006) Usa\Uk
Per quanto mi riguarda, The Prestige di Nolan è uno dei migliori film che ho visto negli ultimi anni. E il merito va soprattutto al regista stesso che è fra i pochi, in America, a possedere una propria e personalissima visione del cinema che gli permette di realizzare opere che sono la perfetta sintesi di arte e intrattenimento, senza che nessuno dei due elementi prevarichi sull'altro.
Christopher Nolan si è fatto notare con il buonino Memento, si è confermato con il (per me) bellissimo Insomnia e si è concesso al grande pubblico di genere con Batman Begins, senza mai tradire se stesso o le sue aspirazioni ma anzi marchiando le sue opere di quel segno fondamentale che lo rendono autore a tutti gli effetti. La padronanza del mezzo, l'accuratissima messa in scena e la direzione degli attori sono i suoi segni distintivi. In The Prestige, per esempio, c'è una ricostruzione dell'Eta Vittoriana che è sia personale che fedele alla realtà storica. C'è una storia, quelle della spietata lotta fra due illusionisti, che nasconde fra le pieghe il segreto stesso della messa in scena cinematografica; la ricerca dell'illusione perfetta a tutti i costi, la necessità di invaghire un pubblico che non è vittima degli effetti speciali ma compiaciuto spettatore. E la costruzione psicologica dei personaggi è encomiabile, laddove luci e ombre intervengono a dipingere non solo atmosfere ma sentimenti ed emozioni. Sul ricchissimo cast, inoltre, nulla da ridire ma una menzione speciale se la merita Christian Bale che fra gli attori della sua generazione è decisamente quello che spicca a buon ragione.
The Prestige è quel genere di film che si consiglia sia agli amanti delle storie che sanno tenerti in tensione, sia ai cultori del cinema. Perché il film non è etichettabile, non si ascrive ad un genere: proprio perché è Nolan allo stato puro e il regista sa imporre il suo sguardo senza far mancare nulla a tutto il resto.

24.5.07

E finalmente Joker

Sono mesi che il mondo di internet impazzisce alla ricerca di un'immagine che mostri come sarà il Joker di Heath Ledger nel nuovo film su Batman ad opera di Christopher Nolan: The Dark Knight, sequel di Batman Begins. Dopo numerosi fake che si sono susseguiti, ecco finalmente un'immagine vera: quello che vedete è l'inquietante nuovo Joker, remake del primo interpretato da Jack Nicholson.

14.3.07

The Dark Knight: arriva Maggie Gyllenhaal

Il cast di The Dark Knight, il sequel del prequel Batman Begins, dovrebbe essere ormai definito. Ultima arrivata Maggie Gyllenhaal che prende il posto che fu di Katie Holmes. Sembra, infatti, che la produzioni abbia voluto evitare a tutti i costi il ritorno della Holmes perchè infastiditi da tutta la pubblicità negativa che il precedente film aveva ricevuto a causa delle sue vicende private con Tom Cruise.
Il nome Gyllenhaal era predestinato a questo film visto che già il fratello più noto di Maggie, Jake, era stato contattato per il ruolo di Due Facce.
La nuova pellicola di Christopher Nolan sarà nelle sale nel luglio del 2008.

11.10.06

The Dark Knight: niente Gyllenhaal

Jake Gyllenhaal ha definitivamente smentito le voci che lo vorrebbero in trattativa per The Dark Knight, il nuovo film di Christopher Nolan incentrato sulle avventure di Batman. L'attore, tramite la sua agente, ha chiarito che non c'è mai stata nessuna trattativa per partecipare al film (confermato, invece, Heath Ledger nel ruolo di Joker). Si può dire che la cosa non coglie di sorpresa: quando ad agosto ho scritto della conferenza stampa per l'avvio della produzione di questo film, di Gyllenhaal non si fece parola. In quell'occasione, però, cominciò a circolare un'altra gustosa voce, ovvero che Philip Seymour Hoffman avrebbe preso parte al film nel ruolo di Pinguino. A quando la smentita o la conferma di ciò?

8.8.06

Batman in conferenza stampa

Christopher Nolan ha ufficialmente presentato alla stampa la produzione del sequel di Batman Begins. E' confermato Christian Bale nel ruolo di Bruce Wayne ed è confermato anche Heath Ledger nel ruolo di Joker, come ho scritto poco tempo fa. Ma se la conferenza stampa ha annunciato delle certezze, nello stesso tempo prendeva a girare una voce non ancora confermata e cioè che oltre a Joker, nel nuovo film sull'uomo pipistrello ci sarebbe anche il Pinguino e avrebbero chiesto al mitico Philip Seymour Hoffman di interpretarlo.
Il titolo del film sarà The Dark Knight (dal fumetto di Frank Miller che diede nuova linfa e un nuovo carattere dark al personaggio) e l'inizio delle riprese è previsto nei primi mesi del 2007. Attendiamo nuovi sviluppi.

16.4.06

Memento

Memento di Christopher Nolan
(2000) USA

Memento è il film che ha lanciato in alto la carriera di Christopher Nolan ed è una sua autentica creatura, nel senso che ha realizzato questo film scrivendone lui stesso la sceneggiatura e curando in ogni minimo particolare la messa in scena. Perchè di questo film, come gli altri del regista, ciò che più colpisce è l'accuratezza della regia: ogni immagine, anche la più 'sporca', sembra sempre costruita in ogni sua piccola parte con estrema attenzione. Del resto, è la storia stessa a richiedere attenzione: Guy Pearce ha due problemi; uno è cercare l'assassino di sua moglie, l'altro è un disturbo che non gli permette di assimilare ricordi, in pratica non ha memoria breve, dopo due minuti ha dimenticato tutto ciò che è successo nei due minuti precedenti. In queste condizioni, l'uomo non può fidarsi di nessuno e nella paura di poter essere manipolato dovrà stare ben attento a scegliersi amici e complici. Ovviamente il punto di forza del film sta nel raccontare la storia dalla fine all'inizio, proprio come se stessimo guardando il film al contrario: vediamo così il protagonista uccidere un uomo e poi scopriamo alla fine cosa lo ha portato a farlo. La prima mezz'ora Guy Pearce non regge l'attenzione della camera (è presente praticamente in ogni singola ripresa del film) e ti fa pensare che come protagonista non funziona, poi ci si affeziona alla sua storia ma è difficile capire se ci piace il personaggio o l'attore. Quel che certo è che in italiano è doppiato malissimo.
Non si perdona a Nolan, comunque, la discesa che il film subisce verso la fine. La ricerca del 'colpaccio' di scena diventa evidente e stucchevole; sarebbe stato molto più interessante concludere il film con lo stesso tocco noir con cui era iniziato piuttosto che buttarla sullo psico-sociale (ognuno di noi si costruisce una propria realtà). Peccato perchè questo film poteva essere perfetto.

19.12.05

Batman Begins

Batman Begins di Christopher Nolan
(2005) USA
Si pensava che Batman sullo schermo avesse detto tutto. Dagli affascinanti primi due episodi di Tim Burton agli scadenti successori. Invece no. L'uomo pipistrello risorge e per farlo torna all'anno zero, ovvero alla nascita dell'eroe che protegge Gotham City. Fedele al fumetto originale, il film di Nolan ci riporta dove tutto iniziò; l'incidente che instilla in Bruce Wayne la fobia per i pipistrelli e il trauma dell'uccisione dei genitori. Poi l'autoesilio, l'addestramento, infine la nascita dell'uomo pipistrello. Ciò che rende davvero interessante questo film è innanzitutto la regia, quella personalissima di Nolan che rende Gotham City molto più reale,meno gotica e il personaggio di Bruce Wayne/Batman un interessante uomo diviso tra il desiderio di vendetta e la sete di giustizia. Intorno al bravissimo Bale,spiccano uno sfrenato Morgan Freeman e un Michael Caine davvero sublime, nel ruolo del mitico maggiordomo Alfred,nonchè la bella e brava Katie Holmes e il seducente Liam Nesson.Decisamente, al suo termine questo film lascia il segno e la voglia di vederne subito un sequel, cosa ben rara oggigiorno,specie per un fumetto trasportato sullo schermo.La sua vittoria sta nello svuotamento delle sue venature pop per esser reso a quell'anima dark che gli appartiene,l'anima di Batman.