15.1.06

I figli della violenza

Los olvidados di Luis Buñuel
(1950) Mexico
La violenza delle strade, la miseria della povertà, l'incombere della metropoli sulla campagna abbandonata a se stessa; sono queste le tematiche classiche di Buñuel che esplodono tutte in questa splendida pellicola del 1950 in cui, quasi al limite del neo-realismo, il regista snocciola la straziante storia di un ragazzino orfano di padre che fa di tutto per farsi amare dalla madre finchè non si lascia manipolare da un delinquente che lo porterà a macchiarsi di crimini, costringendolo ad una parabola di dolore che lo trascinerà fino alla morte. Il racconto si svolge in un bianco e nero lucido e sofisticato, in ambienti sporchi e 'sgarrupati' dove la macchina da presa compie movimenti notevoli e dove la creatività del regista riesce anche a produrre una scena onirica di rara maestria per l'epoca, in cui il protagonista sfoga le sue ansie e i suoi sensi di colpa; la vittima di un omicidio di cui è complice che ghigna sotto il suo letto, la mano del compare che gli strappa dalle mani un raro gesto d'affetto della madre. La storia non lascia speranze, nessuno degli sgradevoli personaggi viene salvato, persino il protagonista, l'unico a suscitare un coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore con i suoi estremi tentativi di redenzione, non riesce a salvare se stesso. Non c'è pietà nelle intenzioni del regista, solo la triste immagine di un Mexico schiacciato dalla povertà e dall'ignoranza da essa prodotta. Azzeccatissimo il commento musicale di Rodolfo Halffter e Gustavo Pittaluga.

1 commento:

Trancer000 ha detto...

Ciao Massimo
non so quanto ti piace Bunuel e quanto te ne occupi, ma ti volevo chiedere una cosa: molti dei suoi film sono pubblicati da San Paolo (!!!) e la cosa mi ha lasciato un pò interdetto perchè è notissimo l'anticristianesimo e l'ateismo del regista: come si può spiegare questa cosa ? Anche se ho letto da qualche parte che Bunuel verso la fine della vita si è riavvicinato al cristianesimo (e non so quanto sia vero) non credo che questo giustifichi la scelta editoriale.
Grazie