21.5.08

C.R.A.Z.Y.

C.R.A.Z.Y. di Jean-Marc Vallée
(2005) Canada

Sono pochi i film che fanno la storia del grande schermo. Ma ci sono quei film che pur non aggiungendo nulla di nuovo al discorso 'cinema', si conquistano un posto sicuro nel cuore dello spettatore. Sarà bene premettere che sarò molto poco obiettivo nel parlare di questo film, essenzialmente per una ragione che credo spieghi tutto: per la prima volta da molti anni a questa parte, mentre guardavo il film, mi ritrovavo più volte a sperare che non stesse per finire, che durasse ancora venti minuti in più, altri venti minuti in più e ancora. E il film dura 127 minuti!
C.R.A.Z.Y. ha innanzitutto una capacità di narrazione da far invidia: la sceneggiatura è un gioiello di stile e la direzione sta ben attenta a non aggiungere troppo e a non sottrarre nulla; raccorda i vari momenti della storia con ellissi molto funzionali; mai visto, negli ultimi tempi, utilizzo più efficace della voce fuori campo solo in pochi momenti della storia e c'è un rispetto e una sensibilità per il tema trattato (essere gay negli anni '70 in una famiglia dalla pesante matrice religiosa e patriarcale) non da poco. Detta così, sembrerebbe un film noioso, invece Jean-Marc Vallée non tedia nemmeno per un secondo grazie a due brillanti intuizioni: l'ironia che attraversa molti momenti della storia e l'ottima idea di non relegare sullo sfondo le epoche attraversate (si va dgli anni '70 agli anni '80) ma di renderle parte attiva nella storia mediante il look del protagonista e soprattutto mediante l'uso della splendida colonna sonora. Insomma, è questa una pellicola nata con tutti i crismi del film indie e sembra volersene fare fiero portatore; eppure non si ravvisa sterile compiacimento nell'opera ma anzi si respira una grandissima dose di sincerità. Inoltre, è tale la bravura del regista da farci affezionare a tutti i personaggi, compresi quelli negativi: si arriva alla fine del film ad odiare ed amare ad ugual modo il padre del protagonista come fosse nostro padre. Infine, è di estrema bravura anche l'ultimo tassello, il cast: a parte l'esordio di un bravissimo bambino dal viso terribilmente espressivo (Émile Vallée, figlio del regista), si conquista un posto nel cuore la sorprendente rivelazione Marc-André Grondin che dipinge sul suo corpo tutta la gioia di vivere e il tormento di chi non riesce ad accettare la propria identità rinnegata. Perché alla fine di questo si parla e si badi a non relegare tutta l'opera con l'etichetta 'tematica omosessuale'; qui si parla di riconoscere sé stessi, di accettarsi e vivere piuttosto che negarsi per non deludere gli altri e non ferirli.
Difficile che chi non abbia vissuto un'esperienza del genere riesca ad andare oltre i cliché di un certo genere di film; si fa presto a scambiarlo per volontà di compiacere lo spettatore, io invece ci vedo traboccare molta sincerità.

1 commento:

gahan ha detto...

Sì, la sincerità c'è, e il film è bello. Anche se qualche riserva ce l'ho.