28.10.08

Pride and Glory (Rome FilmFest 2008)

Pride and Glory di Gavin O' Connor
Rome FilmFest
CONCORSO

Per nulla scontato e contro ogni previsione legata al genere, Pride and Glory si rivela essere un ottimo prodotto non certo memorabile ma che si fa notare.
La complessa trama che costruisce l'opera si rivela essere un ottimo pretesto per andare a toccare temi piuttosto sentiti in America e molto meno sensibili in Europa. La corruzione nel corpo della polizia (quella di New York, in questo caso) è lo sfondo per descrivere una società drasticamente allo sbando capace di mettere a dura prova non solo la propria integrità ma anche la sacralità del nucleo familiare, incarnato da un cast notevole e di grande richiamo. Quello che sceglie di fare O' Connor però è non sciorinare momenti d'azione uno dietro l'altro per trascinarsi fino alla fine ma mettere in piedi una storia dalle diverse sfaccettature, che tocca il poliziesco ma anche la tragedia (con notevoli punte di violenza, non ultima l'impressionante scena che vede un neonato minacciato di essere ustionato da un ferro da stiro bollente), tant'è che lo snodo principale della storia si esaurisce una buona mezz'ora prima del finale ed è a quel punto che diventa evidente quale siano gli scopi della regia. Da apprezzare tantissimo, inoltre, il grande rispetto dello stile del film per l'intelligenza dello spettatore al quale non viene spiegato tutto passo passo ma gli si richiede una grande attenzione e la capacità di rimettere insieme ciò che avviene con le psicologie dei personaggi e le loro azioni. E' per questo che l'insistito uso della macchina da presa non mi ha restituito una esasperata messa in scena da film d'azione quanto piuttosto il desiderio di stare addosso ai personaggi, un vero e proprio occhio privato sulle circostanze di ogni protagonista. E non è superficiale sottolineare le grandi interpretazioni che propone Pride and Glory (nessuno escluso) perché proprio su queste il film si gioca gran parte della sua riuscita.
E' un film che non tratta certo nulla di nuovo ma che si distingue per lo stile che adotta e soprattutto per i risvolti che propone. Un The Departed agli antipodi ma altrettanto efficace a suo modo.

3 commenti:

Fabs ha detto...

A volte però è stata sopravvalutata, l'intelligenza dello spettatore...c'era qualcosa che mi è sfuggito!:D...A parte gli scherzi, veramente carino...

Anonimo ha detto...

A me invece è sembrato fin troppo scontato, prevedibile, già visto. Ci sono due o tre momenti nella regia che tengono con gli occhi incollati allo schermo: il piano-sequenza iniziale, la scena col bambino, la scena in cui Farrell e Norton si incrociano sulle scale mobili. Però devo dire che per il resto l'originalità non è il piatto forte di questa pellicola.
Ale55andra

Massimo Manuel ha detto...

Bisognerebbe accordarsi sul significato da attribuire al termine 'originalità': è ovvio che il film non racconti nulla di nuovo, è una storia già affrontata molte volte al cinema. Quello che mi è sembrato originale, però, è gli obiettivi che il film si vuol proporre; il film infatti sembra trascurare i momenti di azione per dedicare molta più sensibilità alle conseguenze (ben gravi) a cui possono portare fenomeni quali l'abuso di potere o la corruzione. E fa questo non telefonandolo ma raccontandolo. Mi sembra, insomma, un approccio non tanto scontato visto lo spunto iniziale del film.