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2.6.06

Match Point

Match Point di Woody Allen
(2005) (UK/USA/Lux)

La storia di un giovane allenatore di tennis che compie una clamorosa scalata sociale, durante la quale ha anche il tempo di sposarsi e ingravidare un'amante, diventa nelle mani di Woody Allen il pretesto per una fredda riflessione sulla casualità degli eventi nella vita, su come non esista nè un destino nè un'entità superiore che muove le fila; è tutto affidato al caso, il più delle volte alla fortuna, un concetto che fa quasi paura all'uomo moderno. Eppure, la storia a questo mira: a dimostrare come un semplice, piccolo evento può determinare il corso di un'intera vita. Dunque, la parabola di Jonathan Rhys Meyers (tanto sensuale quanto bravo a farsi dirigere da Allen) e la sua tresca con Scarlett Johansson (forse la recitazione più genuina ed affascinante della pellicola) mira ad essere cinico e 'bastardo' quanto basta per renderlo semplicemente reale. La regia di Woody Allen prosegue lucida come nel suo stile, il primo tempo forse scorre un pò troppo lentamente e la mancanza di colonna sonora (e dove non manca, c'è solo musica lirica) non aiuta. Ma il secondo tempo si riscatta con quella virata verso il thriller violento, specie nell'ultima mezz'ora; da sottolineare un'affascinante sequenza onirica che dimostra come non sia affatto difficile placare i sensi di colpa. E il parallelo tra una palla di tennis che rischia il 'match point' e un anello la cui sorte deciderà la vita di molte persone è geniale.
Match Point inaugura il periodo londinese di Woody Allen (anche i prossimi due film del regista dovrebbero essere ambientati nella capitale inglese) e rinnova il suo gusto per quell'originalità e quel cinismo (che io preferirei chiamare "onestà" o "realismo") che da sempre lo contraddistinguono. Questo è un gran bel film, non c'è dubbio!