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12.5.08

Dopo Dito Montiel e Alpha Dog

Considerazioni a margine di questi due film vesti uno di seguito all'altro (senza pausa fra i due). Seppur essendo due film diametralmente opposti per vari motivi (uno autobiografico, l'altro pure è una storia vera ma narrato come fatto di cronaca; uno ambientato negli anni '80, l'altro ai giorni nostri) mi hanno suscitato più di una cosiderazione complessiva.
Il cinema americano sta cercando in tutti i modi di liberarsi del passato. Non si spiegano altrimenti i numerosi conflitti padre\figlio messi in scena negli ultimi anni (e non sono certo conflitti familiari ma ben più simbolici) o lo sconfortante quadro generazionale che ne viene fuori: i vecchi hanno fallito la loro missione morale e i giovani non riescono a gestire le proprie vite in modo da fare a meno di un esempio. E' il rigurgito degli intellettuali americani nei confronti di una cultura piuttosto becera ma predominante nel panorama politico e sociale degli USA. Sono allo sbando e fa piacere che almeno i registi se ne siano accorti. Non sono certo solo Guida per riconoscere i tuoi santi e Alpha Dog a indicare questa direzione ma grossa parte della cinematografia americana contemporanea (anche Into the wild, Il petroliere oppure Onora il padre e la madre e sicuramente anche Non è un paese per vecchi). Nonostate la volontà di fondo, però, i registi americani si sentono incastrati: hanno inquadrato il problema ma non riescono a superarlo. Non che l'arte debba fornire soluzioni, caso mai domande, ma è triste che la società (americana e non) non affronti questa seria analisi per cominciare finalmente ad affrontare il problema.
Un'altra cosa: il più cane degli attori americani sta sempre sopra la media recitativa del mondo. Sia il film di Montiel che Alpha Dog offrono un parco attori giovane, molti esordienti o poca esperienza, eppure sono sempre convincenti, efficaci; non monumentali ma ad avercene così!

25.3.08

Onora il padre e la madre

Before the devil knows you're dead di Sidney Lumet

(2007) USA

Nero, nerissimo, senza nessuna fiducia o speranza alcuna nell'umanità. E' questo il risultato dell'ultima bellissima opera di Sidney Lumet, che dall'alto della sua età guarda con disprezzo e disperazione quello che consegniamo a chi verrà dopo di noi: avidità, spregio totale della vita e corruzione dell'anima. Il film è la storia di due fratelli, oberati di debiti ciascuno per motivi diversi, desiderosi di rifarsi una vita e per fare ciò organizzano una rapina nella gioielleria di famiglia gestita dai genitori; un colpo semplice e pulito e l'assicurazione sul negozio spazza via anche i residui scrupoli di coscienza. Ma qualcosa durante la rapina va storto e ci scappa il morto. Da quel momento è un turbine di avvenimenti degni di una tragedia greca che corrodono dall'interno il nucleo familiare, risvegliando antichi dissapori e facendone emergere di nuovi. Gli avvenimenti vengono narrati spezzandone l'ordine cronologico ma senza fronzoli e speditamente; Lumet non ha nessuna velleità, vuole solo narrare e usare al meglio un cast eccezionale. Spicca su tutti il monumentale Philip Seymour Hoffman ma Ethan Hawke ce la mette tutta per non farsi eclissare. Il risultato è più che lodevole: il regista non emette nessun verdetto, non propone nessuna morale, rispetta il pubblico e propone una carrellata di personaggi tutti divorati dai propri istinti, con un finale che sembra quasi un ironico ribaltamento della prospettiva di Eastwood offerta alla fine di Million Dollar Baby. In realtà è l'umanità ad essersi ribaltata e con uno stile crudo ed efficace, che non annoia mai neanche un secondo, Sidney Lumet non ci propone soluzioni ma solo puro realismo: infatti le dinamiche raccontate sono a tal punto verosimili che non lasciano spazio ad indugi. Tutto ciò accade.