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19.12.09

Cosa resterà degli anni zero?

Il gioco della classifica è irresistibile ogni qualvolta si chiude un ciclo. La fine degli anni zero ci porta a fare il punto della situazione e a decidere cosa portarci nel nuovo decennio. Siti specializzati, blog e testate giornalistiche non si sottraggono al gioco e io non sarò da meno (come se questo importasse a qualcuno ma tant'è). Ma prima di buttare giù i miei 20 film più una postilla è bene fare qualche precisazione: è una lista parziale, talvolta emotiva; soprattutto è una lista incompleta! Detto ciò, quando si fanno di queste cose, a pesare sono più le assenze che le presenze. Fa' parte del gioco e siete liberi di insultarmi, criticarmi o meglio ancora dirmi quello che secondo voi manca e perché avrebbe dovuto esserci. Infine, un ringraziamento al mio amico John che mi ha aiutato e sopportato nell'ardua impresa di restringere l'iniziale rosa di 46 titoli per ottenerne 20.

1) INLAND EMPIRE (David Lynch). E' lo schiaffo in faccia a chi si affanna a cercare nel 3D la speranza di risvegliare i sensi del pubblico nelle sale cinematografiche. E' il culmine di una carriera. E' sperimentazione allo stato puro e al tempo stesso cinema nel senso più stretto del termine. E' narrazione emotiva che non può passare inosservata, è il film che non finisce con i titoli di coda ma ti insegue anche dopo esserti alzato dalla poltrona. L'autentico capolavoro degli anni zero che ci spiega (e ci fa "sentire") cosa dovrebbe essere un film.

2) Niente da nascondere (Michael Haneke). A mio parere l'opera più riuscita del regista austriaco, dove la sua ossessione per la macchina da presa e le sue capacità si coniugano al meglio con il cancro sociale che ci potrebbe portare alla deriva. Non distinguere quando stai guardando il film o una delle videocassette minatorie ci riporta al labile confine tra realtà soggettiva e realtà oggettiva: il tuo sguardo è quello del regista o del ricattatore? Fra l'altro, è un film dai molteplici livelli ma rimane sostanzialmente un thriller. Un thriller che non ha nessun elemento classico del genere, quindi un nuovo modo d'intenderlo.

3) Mulholland Dr. (David Lynch). Vale lo stesso discorso per Niente da nascondere: un film di genere che rimescola le regole e crea un'angoscia ad arte senza che se ne comprenda il motivo. Classicheggiante in alcuni punti ed innovativo per altri, è una fusione riuscitissima tra emozione e narrazione che ha spianato la strada ad INLAND EMPIRE. La verità è che non si potrebbe mai smettere di rivederlo.

4) Paranoid Park (Gus Van Sant). Per me rappresenta il compimento della ricerca di Van Sant avviata con Elephant. Se il più recente prevale sul primo è solo per la sua maggiore precisione negli intenti e la migliore resa finale. Paranoid Park è magari meno efficiente di Elephant ma forse meno pretenzioso e per questo più onesto. La scena della doccia è uno dei capolavori degli anni zero.

5) Lost in Translation (Sofia Coppola). Lo piazzo qui per creare un contrasto con le precedenti scelte. Le complesse scelte registiche precedenti si scontrano e deflagrano con questo elogio della semplicità che ha un impatto altrettanto fortissimo: il secondo film della Coppola è minimalismo che si fa' forte di un'idea e la porta avanti affidandosi ad un attore istrione e ad una cornice surreale (tale perché lontana da noi occidentali). Le emozioni che ogni volta questo film mi scatena sono fortissime e la scena finale ha lasciato qualcosa dentro tutti, se è vero che oggi se ne parla ancora. Il cult per eccellenza del decennio.

6) The Village (M. Night Shyamalan). Sono un ammiratore della prima ora di Shyamalan, pur riconoscendone gli alti e bassi. Ma The Village va oltre: per me è il miglior film post-11 settembre, il che è ancora più eccezionale se si pensa alla cornice cronologica del film. Una autentica favola che scava nel profondo dell'animo americano ed occidentale in genere, molto più di certe spocchiose produzioni già cadute nel dimenticatoio. Inoltre, è un'altissima lezione di regia cinematografica.

7) Dogville (Lars von Trier). Subito a seguire The Village perché è l'altro post-11 settembre che ha lasciato davvero un segno in questo decennio. Ma ancora più importante è l'elaboratissima messa in scena con la quale von Trier concretizza definitivamente le sue idee sul cinema ed il parziale fallimento del Dogma 95. Discesa agli inferi e violenza vendicativa senza precedenti, amara e liberatoria al tempo stesso. E' come guardare un mostro che sappiamo tutti di avere dentro. E' l'idea di un cinema che si piega alla storia che vuol narrare.

8) Kill Bill Vol. 1 (Quentin Tarantino). Altra memorabile vendetta al femminile, lo metto in cima alle opere di Tarantino perché forse è l'unica che ha davvero segnato interi anni di produzione cinematografica: nella sua perfezione stilistica e pregiatissima messa in scena, ci ha ricordato che il cinema può anche essere puro intrattenimento, divertimento, senza perdere la sua impronta d'autore. Non prendiamoci troppo sul serio, insomma. C'è abbastanza tempo e spazio per tutto.

9) Il petroliere (Paul Thomas Anderson). Difficilmente un regista è riuscito ad infilare un capolavoro dietro l'altro come Anderson. Il petroliere non sarà forse il mio film del cuore tra quelli che ha fatto eppure è perfezione non solo stilistica ma anche come risultato: per me rappresenta la fusione tra classico e moderno, un autentico punto fermo che chiude un'era e ne apre un'altra, ammesso che qualcuno voglia raccogliere la sfida. Perfetto sotto ogni aspetto, un vero capolavoro.

10) Il caimano (Nanni Moretti). Discusso e criticato, rimane la migliore analisi dell'Italia anni zero. Quell'Italia schiacciata dall'ingombrante presenza di Berlusconi e dai suoi effetti devastanti, riesce a narrare tutto ciò senza essere pedante e strettamente politico ma anzi marginalizzando la figura di Berlusconi concentrandosi invece sugli italiani. E sul cinema. Il bellissimo epilogo riassume il tutto con un impatto emotivo raro per il cinema italiano ed attualissimo ancora oggi. Purtroppo.

11) Se mi lasci ti cancello (Michel Gondry). L'incontro tra due geni del decennio (il regista e lo sceneggiatore Kaufman) ha prodotto una strepitosa lezione di cinema e di vita sull'elaborazione del dolore e del rimpianto. Sfrenata fantasia poetica che si esprime attraverso regia e montaggio, fusione tra artigianato ed effetti speciali, difficilmente lo si può dimenticare dopo averlo visto. Stiamo ancora aspettando qualcuno che sia capace di seguire questa strada.

12) Non è un paese per vecchi (Coen). Puro cinema fatto di immagini, panoramica di personaggi disperati e dispersi, la nostalgia di un ordine delle cose che ci rassicuri, la speranza negata di una giustizia che non arriva mai. Capolavoro che scalza A serious man solo perché quest'ultimo è ancora troppo fresco per essere elaborato, ma meritavano entrambi di esserci.

13) Il Divo (Paolo Sorrentino). La mia pietra miliare per il cinema italiano del decennio. Ancora spero che presto si parlerà di un prima e di un dopo Il Divo. E' quel tipo di cinema che mette in scena il regista prima ancora del film stesso: l'opera è Sorrentino ad ogni inquadratura, ogni scelta di montaggio, ogni ardito movimento di macchina. Senza mai farsi invadente ma semplicemente esprimendo il suo personalissimo punto di vista su un personaggio grottesco.

14) The Prestige (Christopher Nolan). Lo metto prima de Il cavaliere oscuro perché era sicuramente molto più facile aspettarsi da quest'ultimo il risultato che ha ottenuto. The Prestige, invece, non aveva l'obiettivo di imporsi sull'immaginario collettivo e per questo riesce in maniera profonda a condurre una riflessione sul potere ingannevole dell'illusione (anche cinematografica) pur rimanendo fortissimo intrattenimento. Da riscoprire.

15) Il cavaliere oscuro (Christopher Nolan). Nolan è il più grande degli americani capace di intrattenere con grandi budget ed effetti speciali senza mai essere banale e scontato, ma anzi sfruttando al meglio le potenzialità tecnologiche messe a sua disposizione per costruire una precisissima (e discutibile) apologia dell'eroismo, creando anche un "bad guy" da annali del cinema che ha reso immortale Heath Ledger.

16) Match Point (Woody Allen). La migliore espressione artistica di Allen degli ultimi dieci anni, asciutto e preciso nel portare avanti un discorso talvolta metafisico che materializza in immagini il pensiero del regista. Woody Allen abbandona i suoi cari toni da commedia per creare una tragedia lontana dalle esperienze comuni ma che ci tocca tutti da vicino: "il caos regna".

17) Into the wild (Sean Penn). Esempio di cinema viscerale ed emotivo, alla stregua di INLAND EMPIRE sembra (solo all'apparenza) privarsi di una vera e propria storia per puntare all'esperienza sensoriale che abbatte il confine tra spettatore e grande schermo. Un film non perfetto ma che nel suo insieme ottiene un risultato altissimo.

18) Zodiac (David Fincher). Quasi tre ore di thriller dove l'assassino è un fantasma. Non c'è, certe volte si dubita addirittura che esista. Neanche il finale fornisce risposte. Eppure si sta lì folgorati dallo stile del regista che mette su un'opera perfetta fatta di splendida fotografia e caratterizzazione precisissima dei protagonisti, merito di una sceneggiatura col botto. L'immagine del taxi illuminato solo da un lampione rimanda all'esorcista davanti la casa di Regan, consacrandosi per sempre.

19) I figli degli uomini (Alfonso Cuaròn). Perché questo film? Perché rappresenta un importante progresso nelle tecniche di messa in scena. E' un costante superamento dei limiti umani che si impongono nella realizzazione dei film, continui ed elaboratissimi (e truccatissimi) piani sequenza che gettano una ventata di innovazione non da poco. E' spettacolo allo stato puro.

20) I segreti di Brokeback Mountain (Ang Lee). Per chiudere ho scelto un film che quasi si distacca dalla produzione degli anni zero ma non per questo si rende banale o all'antica. Anzi, la costruzione delle inquadrature secondo Ang Lee richiama l'urgenza di non dimenticare che il cinema è anche e soprattutto immagini e che queste devono essere capaci di raccontare anche lo stato interiore degli individui. Il film, inoltre, ha rotto un taboo raccontando in maniera genuina e realistica l'amore omosessuale, senza gli insopportabili cliché e stereotipi che siamo costretti troppo spesso a subire.

Per concludere,una doverosa menzione al mondo dei serial che negli anni zero ha conosciuto un vero e proprio exploit che ha consacrato definitivamente quel processo di rivalutazione del mezzo televisivo avviatosi con Twin Peaks. Quello dell'audiovisivo seriale è lo spazio dove si ha il coraggio di osare, spesso molto più di quanto facciano al cinema. Perciò voglio citare quelli che a mio parere sono i due migliori prodotti del decennio.
Lost. Ha letteralmente rivoluzionato il modo di pensare il prodotto televisivo, ha scardinato le regole cronologiche e ha ordito una delle migliori trame di sempre nella quale tutti gli elementi emozionali sono sapientemente dosati. Ma soprattutto ha dimostrato che, se ben condotto, il pubblico si impegna con piacere a diventare parte attiva dello svolgimento. Un delirio osannato in tutto il mondo dopo il quale nulla è stato come prima.
Dexter. Il capolavoro seriale per eccellenza, una sfida costante nel richiedere da parte del pubblico empatia per un protagonista che più atipico non si poteva: un serial killer sociopatico. La capacità degli autori di spostare sempre più in là il confine dell'accettabile ha mantenuto intatto il notevole crescendo che ha caratterizzato le prime 4 stagioni, non facendosi mancare ardite riflessioni grazie alle quali milioni di persone si riuniscono davanti alla tv per dare il benvenuto nel loro salotto ad un serial killer.

20.1.09

Il mercato si piega ai pirati... o no?!

"Basta fare guerra a chi scarica la musica su Internet. Mandarli in galera
non ci farà guadagnare un solo dollaro in più. L'industria deve dare ai
consumatori quello che vogliono, in maniera legittima, assicurandosi che
gli artisti, i compositori e le case discografiche siano pagate".

L'associazione che mette insieme musicisti, discografici e produttori inglesi (ovvero il mercato musicale più florido dell'Europa) ha finalmente capito che a fare la guerra ai pirati della musica c'è poco da guadagnarci; meglio andare incontro alle nuove esigenze del mercato. E finalmente un'associazione così importante ha ammesso di non voler più perseguire la linea della repressione ma cominciare a cercare accordi, soprattutto con le compagnie telefoniche che forniscono la rete, per garantire a tutti la possiblità di scaricare musica senza limiti e al mercato di continuare comunque a guadagnarci. Uno dei massimi esperti del settore, Gerd Leonhard, ha suggerito:

"Se potessimo avere una licenza in grado di far pagare a chi si connette a
Internet un solo euro al mese per poter scaricare liberamente la musica,
l'industria potrebbe guadagnare 500 milioni di euro al mese, circa 26 miliardi
di euro l'anno".

Come cifre mi sembrano molto realistiche e difficilmente ci si potrebbe sottrarre ad un'offerta del genere. Io non ho mai creduto che i pirati del file-sharing fanno quello che fanno per il puro gusto di infrangere le regole ma per una vera e propria necessità economica e del resto un euro al mese per scaricare musica senza limiti potrebbe anche abbatere le ultime resistenze.
Scrivo tutto questo, ovviamente, perché gli stessi ragionamenti possono essere spostati sul piano cinematografico; l'industria del cinema sarà certamente la prossima a capitolare davanti all'impossibilità di attenuare il fenomeno pirata e inizierà ben presto a cercare soluzioni alternative (altro che cinema 3D). Sicuramente questa qui sarà la prima che prenderanno in considerazione.
(fonte: Repubblica.it)

5.12.08

Stasera andiamo al cinema on demand?

Prima o poi doveva succedere pure in Italia (per fortuna) e non mi stupisce che sia la Fandango a proporsi come casa di produzione che precorre i tempi. Stiamo parlando del primo caso di cinema on demand in rete contemporaneamente alla sua uscita nelle sale: Fandango e Fastweb hanno rggiunto un accordo grazie al quale la prima offre alla seconda film che oltre ad essere in giro per i cinema italiani potranno anche essere visti direttamente in rete previo pagamento. Per la Fandango è un modo per dare maggiore spazio a film piccoli che soffrono di una distribuzione ridotta e di un battage pubblicitario marginale, per Fastweb è una possibilità di testare il primo grande esperimento di riduzione dell'intervallo tra uscita nei cinema e disponibilità a noleggio o in vendita.
Ovviamente che si punti su film di nicchia è anche sintomo di quanto timidamente non si vogliano sprecare film di grande richiamo per un mezzo come internet che fà ancora molta paura al mondo del cinema. Inutile anche avviare la solita analisi dell'avanzata di internet sugli altri media perché ormai sono cose note a tutti tranne ai professionisti del settore.
I film in questione, comunque, sono Diari di Attilio Azzola e Deep Water - La folle regata di Rothwell ed Osmond; gli utenti Fastweb possono vederlo sul computer o direttamente sul televisore attraverso il decoder a 4,99 euro.

26.11.08

All'arrembaggio!

La notizia potrebbe essere storica: per la prima volta nella vita di una grande etichetta discografica, le vendite in supporto digitale via internet hanno superato quelle dei supporti tradizionali come cd e dvd. La Atlantic Records del gruppo Time Warner ha infatti reso noto che il fatturato dell'ultimo anno è costituito dal 51% di vendite musicali attraverso supporti digitali comprati in rete. Una svolta che ai più potrebbe apparire come il definitivo sorpasso su supporti considerati ormai antichi, destinati a scomparire ben presto. Eppure i risultati complessivi della Atlantic non fanno ben sperare: è vero che le vendite digitali spopolano ma è vero altrettanto che se il ritmo di questo commercio si confermasse così com'è, il fatturato totale annuo del 2013 sarebbe comunque inferiore di circa un miliardo rispetto al 2008 (di ben cinque, invece, se viene considerato il 1999 come riferimento). E allora che fanno le etichette discografiche? Tagliano costi, soprattutto in materia di videoclip promozionali e campagne pubblicitarie a sostegno degli album in uscita.
La notizia è di interesse anche per il campo cinematografico, anche questo un commercio che cerca di fronteggiare la crisi provocata dalla pirateria in rete mettendo a disposizione cataloghi in formato digitale e scaricabili previo pagamento (c'è chi fa di più: il dvd doppio di The Dark Knight in uscita il 4 dicembre contiene anche una 'copia digitale' per vedere il film su pc o supporti alternativi). Ma se la tendenza analizzata dalla Atlantic dovesse confermarsi, significherebbe che la maggioranza degli acquirenti preferirebbe comprare su internet ma che i pirati del peer-to-peer continuerebbero per la loro strada non contenti di poter scaricare legalmente i film ad un prezzo ridotto. Sembra che i limiti al totale consolidamento della vendita digitale siano sempre gli stessi, fra i quali spicca l'impossibilità di disporre del file acquistato liberamente, per esempio per trasferirlo o copiarlo.

22.11.08

Riusciranno i nostri eroi...?

Se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che buona parte dell'industria cinematografica hollywoodiana mira solo alla soddisfazione dello spettatore e al suo totale intrattenimento, adesso può stare tranquillo. La notizia è che il prestigioso Mit, il famoso centro di ricerca situato nel Massachussetts, aprirà nel 2010 (ma i lavori di ricerca iniziano fin da adesso) un nuovo centro di studio sulla narrazione del futuro, battezzato Center for Future Storytelling. Finanziato da nomi importanti dell'industria cinematografica americana, l'obiettivo del centro sarà analizzare i metodi narrativi del futuro dando per scontato che quelli classici (inizio, sviluppo e conclusione) sono destinati a scomparire a causa della grande invasione di interrattività nel nostro quotidiano, invasione che scatenerà sempre di più la voglia dello spettatore ad interagire con la storia; uno studio, dunque, che coinvolge anche l'analisi delle più recenti tecnologie (non escluse quelle per scaricare dalla rete) per non lasciarsi travolgere dall'avanzare del futuro. Il sito del centro promette "applicazioni tecnologiche per rendere le storie sempre più aperte all'improvvisazione e sociali, ed i ricercatori punteranno a far diventare il pubblico maggiormente protagonista della narrazione". Al centro della questione "l'abitudine sempre più diffusa dell'utente ad interagire di persona nel processo narrativo, con contenuti autoprodotti" spiega Kirkpatrick, uno dei finanziatori.
Purtroppo l'industria del cinema è anche commercio e c'è posto per tutti, sia per l'intrattenimento che per gli autori, anche perché molto spesso sono i primi a permettere ai secondi di esistere. Ma questa deriva 'interattiva' ha un qualcosa d'inquietante che non rassicura non tanto sul futuro quanto sul presente.

8.11.08

Dio, patria e famiglia

Stavo pensando di buttare giù due righe per riflettere sulla facilità con cui si era annunciato il grande ritorno del cinema italiano (?) grazie a due film come Gomorra e Il divo ma Nanni Moretti ha sintetizzato in una sola frase quello che avevo in mente: "chi dice che è il rinato cinema italiano, o quello d'impegno. In realtà sono film a coronamento di due autori". E la frase mi sembra così lampante che non mi sembra neanche il caso di approfondire. La dichiarazione è saltata fuori durante l'ennesima polemica nella quale Moretti è stato tirato e che la dice lunga sullo stato di salute del cinema italiano. Il regista de Il caimano, stavolta, è stato accusato di antipatriottismo e di eccessiva esterofilia (sic) perché nella sua seconda edizione del Festival di Torino non c'è manco un film italiano nelle sezioni principali: "abbiamo scelto semplicemente i film che ci piacevano di più. Ne abbiamo visto molti, ma non ci è sembrato di trovare quello adatto. L'anno scorso avevamo inventato la sezione Panorama italiano, quest'anno non c'è. È così, non so, magari l'anno prossimo..." La cosa che più mi ha sconcertato della vicenda è che a lamentarsi è stato il capogruppo An-Pdl in consiglio comunale a Torino Roberto Ravello, sostenendo di voler convocare Moretti in Commissione Cultura per ricordargli che il Festival di Torino è finanziato dalla regione e dal Comune di Torino: enti italiani, ci siamo capiti? Moretti, oltre a ricordare che al di fuori della rassegna ufficiale ci sono spazi nei quali il cinema italiano è ben rappresentato, si è sentito giustamente in dovere di ricordare che lui come direttore non ha alcun obbligo da chi sostiene il festival a ficcarci dentro pellicole italiane.
Ecco, per chi si stava ancora chiedendo qual è la situazione della cultura italiana, potrebbe aver trovato la sua risposta.

12.5.08

Dopo Dito Montiel e Alpha Dog

Considerazioni a margine di questi due film vesti uno di seguito all'altro (senza pausa fra i due). Seppur essendo due film diametralmente opposti per vari motivi (uno autobiografico, l'altro pure è una storia vera ma narrato come fatto di cronaca; uno ambientato negli anni '80, l'altro ai giorni nostri) mi hanno suscitato più di una cosiderazione complessiva.
Il cinema americano sta cercando in tutti i modi di liberarsi del passato. Non si spiegano altrimenti i numerosi conflitti padre\figlio messi in scena negli ultimi anni (e non sono certo conflitti familiari ma ben più simbolici) o lo sconfortante quadro generazionale che ne viene fuori: i vecchi hanno fallito la loro missione morale e i giovani non riescono a gestire le proprie vite in modo da fare a meno di un esempio. E' il rigurgito degli intellettuali americani nei confronti di una cultura piuttosto becera ma predominante nel panorama politico e sociale degli USA. Sono allo sbando e fa piacere che almeno i registi se ne siano accorti. Non sono certo solo Guida per riconoscere i tuoi santi e Alpha Dog a indicare questa direzione ma grossa parte della cinematografia americana contemporanea (anche Into the wild, Il petroliere oppure Onora il padre e la madre e sicuramente anche Non è un paese per vecchi). Nonostate la volontà di fondo, però, i registi americani si sentono incastrati: hanno inquadrato il problema ma non riescono a superarlo. Non che l'arte debba fornire soluzioni, caso mai domande, ma è triste che la società (americana e non) non affronti questa seria analisi per cominciare finalmente ad affrontare il problema.
Un'altra cosa: il più cane degli attori americani sta sempre sopra la media recitativa del mondo. Sia il film di Montiel che Alpha Dog offrono un parco attori giovane, molti esordienti o poca esperienza, eppure sono sempre convincenti, efficaci; non monumentali ma ad avercene così!

10.5.08

Consigli al nuovo governo

Due pescati a caso, altri li trovate qui.
Carlo Verdone: "Non penalizzare la cultura, non abbattere le cose buone che sono state fatte ad esempio a Roma, come la Festa del Cinema. Vogliono cambiare qualcosa e sono padronissimi di farlo ma non si possono penalizzare cose importanto come gli incontri con gli artisti stranieri. Non vorrei che non ci fosse più un incontro con David Lynch, Martin Scorsese, Tim Burton perché sono delle luci per noi, è insegnamento. Non solo per me ma anche per il pubblico che hanno la possibilità di conoscere personaggi universalmente riconosciuti come grandi talenti."
Paolo Virzì: "Un consiglio a Bondi: non ascoltare Brunetta che è l'autore di un indimenticabile inserto di Libero (ma lo hanno dimenticato tutti) che gettava palate di fango su tutto il patrimonio cinematografico italiano, da Rossellini fino al contemporaneo sulla base di un falso e livoroso luogo comune circa l'assistenzialismo o una specie di malafede sull'ispirazione culturale del nostro cinema."

20.2.08

Tu lo sai?

Sembrano essere in pochi a sapere questa cosa e più ne parlo con qualcuno più me ne rendo conto. Quindi passo la palla a voi sotto forma di quiz, giusto per divertirci un pò, non si vince niente e nessuno vuole dimostrare niente.
Steven Spielberg, Quentin Tarantino, Jennifer Aniston e ci infilo pure il compositore John Williams hanno lavorato insieme un pò di anni fa. Tarantino e la Aniston erano i protagonisti di questo progetto, dove recitarono fianco a fianco e decisamente sopra le righe. Qualcuno sa dirmi in quale occasione?
Aiutino? C'è il trabocchetto.
AGGIORNAMENTO: johannes vince. La soluzione nei commenti.

19.2.08

E alla fine vinse il Blu-Ray

Sappiamo tutti che ormai da qualche anno era in corso una guerra tra due colossi della tecnologia, Toshiba e Sony, che si contendevano l'egemonia del formato per l'alta definizione dei dvd. La Toshiba con l'HD-DVD e la Sony con il Blu-Ray, uno scenario che ricorda la precedente battaglia tra Betamax (Sony) e VHS (Toshiba) e sappiamo tutti da chi fu vinta. Ebbene, la battaglia si è conclusa e stavolta con la vittoria della Sony: la Toshiba ha (quasi) annunciato che non produrrà più nè film in HD-DVD nè lettori che adottino quello standard, lasciando di fatto l'intero mercato in mano alla Sony che ha dalla sua molti più lettori in circolazione (visti gli accordi stretti anche con le major e con la case produttrici di consolle, una su tutte la Playstation).
Sarà dunque in Blu-Ray il futuro del dvd, anche se Ligammari su Corriere.it sottolinea un punto fondamentale: è vero sì che la guerra fra formati è conclusa ma sul mercato dell'home-video se ne affaccia già un'altra che fa diventare immediatamente vecchia la questione dvd, ovvero il trend crescente di scaricare direttamente e legalmente da internet musiche e film (abbiamo parlato anche dell'avvento dello store di i-Tunes), avviando così l'estinzione del supporto stesso e di conseguenza dei lettori ottici.

13.2.08

L'home theatre più grande del mondo

E' costato un botto, ma vuoi mettere?

28.1.08

Risultati sondaggio: Lynch e il telefonino

David Lynch: "E' così triste pensare di poter vedere un film su un fottuto telefonino!"

Vittoria schiacciante dei duri e puri del cinema, quelli che vogliono i film solo sul grande schermo o nel salotto super accessoriato di casa. Il 77% dei votanti (Ha ragione. Provate voi a vedere 2001:Odissea nello spazio su un telefonino!) si schiera dalla parte di David Lynch, un 13% (Ha ragione ma ci sono alcuni film che possono essere visti sul telefonino) concede un margine su cui negoziare e 3 votanti, l'8%, propongono la pensione anticipata per Lynch.
Credevo ci sarebbero stati a stento una decina di voti; invece l'iniziativa 'sondaggio' è andata bene perciò... alla prossima!

Home video: addio supporto?

Per ricapitolare: cos'è iTunes Movie Rentals e cosa c'è da aspettarsi secondo gli analisti. Il punto della situazione di Alessandro Gilioli e Paolo Pontoniere.

16.1.08

Film in rete secondo iTunes

Ieri Steve Jobbs nel presentare la sua nuova creatura (il MacBook Air, il notebook più sottile del mondo) ha illustrato anche la nuova strategia aziendale di diffusione per i film attraverso la rete. Da Repubblica.it:

Trenta giorni per cominciare a vedere un film scaricato sul negozio digitale di Apple, 24 ore per terminare la visione. Sono queste le regole del servizio iTunes movie rentals, che sarà attivo da subito negli Stati Uniti e in Canada mentre il resto del mondo lo avrà nel corso del 2008. Un'opzione che nasce da un accordo con major tra cui Touchstone Pictures, Miramax, Metro Goldwin Meyer, Lionsgate, New Line Cinema, Universal, Sony Pictures, Walt Disney. In arrivo anche molti film in alta definizione con dolby 5.1. I prezzi in linea saranno in linea con l'affitto dei film nei negozi: 2,99 dollari, con un dollaro in più per le ultime uscite. Interessante l'accordo tra 20th Century Fox e Apple che ha prodotto iTunes Digital Copy. Semplicemente offre ai chi acquista un dvd una copia digitale di iTunes del film stesso. Da visualizzare sul pc, sul mac o sull'iPhone: il primo sarà Blue Harvest, la parodia di Star Wars dei Griffin, rilasciata nei negozi oggi stesso. Ma molti altri titoli sono in arrivo. Dopo aver acquistato il dvd, è sufficiente inserirlo nel computer, immettere un codice univoco e in pochi minuti iTunes copierà automaticamente il film nella libreria. Una sola volta, naturalmente.

Qualcosa di concreto, finalmente, che costruisca un ponte ragionevole fra cinema e internet. Anche se trovo ancora di dubbio gusto visionare un film sui microschermi di apparecchi portatili come l'iPhone.

15.1.08

Caso mai non ve ne foste accorti...

...le strategie di marketing pubblicitario sono ormai profondamente mutate, anche e soprattutto per il cinema. Dai tempi di The Blair Witch Project molte cose si sono mosse verso un profondo cambiamento radicale e l'ultima frontiera l'ha decisamente raggiunta l'imminente Cloverfield (c'è lo zampino di J.J. Abrams). In rete non si parla d'altro e anche chi non ha interesse per questo genere è dovuto soccombere alla brillante strategia pubblicitaria ideata per il film, che riesce a captare l'interesse un pò di tutti.
La strategia ha previsto l'annuncio che la sorpresa dell'opera è il mostro che attacca la città di New York e la volontà di tenere ben segrete le sembianze di questo mostro. E' seguita la pubblicazione della locandina del film. Qualche tempo dopo quelli della produzione hanno diffuso la voce che in realtà il mostro è ben visibile nel poster, seppur celato. E si è scatenata la caccia in rete (nonché le spassose parodie)! E poi l'apoteosi: la produzione ha immesso in rete quelli che dovrebbero essere trailer ma che sono in realtà notiziari televisivi artefatti che non distinguono fra realtà e finzione e che aggiungono nuovi indizi al segreto che aleggia sulla pellicola.
E' l'ultima frontiera del trailer, dove neanche si ricorre al film vero e proprio ma si punta direttamente alla volontà di spaventare e spettacolarizzare. E il risultato è impeccabile.
Infine, è da notare come ancora una volta è la rete il vero bacino dove concentrare tutti gli sforzi per una fruttuosa strategia di marketing. Ennesima conferma di una tendenza ormai consolidata.

11.1.08

La serialità fa' la differenza?

Ieri raccontavo ad un paio di amici le mie considerazioni su Dexter, soprattutto per quanto riguarda il discorso dell'identificazione con il protagonista: qualcosa che mi appariva pressoché impossibile come ho già spiegato; una sfida per gli autori che risulta essere vinta in quanto non solo vi è identificazione ma piuttosto totale presa di parte nei confronti di Dexter, un serial killer sociopatico. Sottolineavo come il fatto che Dexter uccidesse colpevoli scampati alla giustizia già non era di per sè un buon motivo per concordare con le sue tesi e comunque non reggeva visto che il motivo di fondo per cui Dexter uccide non è fare giustizia ma soddisfare il suo perverso bisogno di assassinare. I miei amici mi facevano notare come questa non sia una novità: un esempio su tutti l'Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti, un uomo talmente affascinante che faceva quasi dimenticare i suoi trascorsi omicidi e cannibaleschi. Eppure, secondo me, la differenza è sostanziale: si può simpatizzare con Lecter ma non si può tifare per lui, poiché uccide per motivi piuttosto sadici e privi di una qualsiasi morale, mentre per Dexter non solo si prova empatia ma si arriva a tifare per lui quando rischia la sedia elettrica.
Sono giunto alla conclusione che la differenza stava nella serialità del prodotto. Mentre un film, nelle sue due ore canoniche, non riesce a farti immedesimare totalmente con un assassino spietato, la tv può e ci riesce perché ha dalla sua tempi più lunghi, dilatati, maggiormente seriali. Ne sono la dimostrazione una carrellata di assassini cinematografici che nati come demoni sanguinari sono diventati via via, a forza di sequel, sempre più accattivanti e simpatici per il grande pubblico, ad esempio Freddy Kruger.
E' la serialità, insomma, a fare la differenza. E visto il crescente proporsi di serial dove i protagonisti hanno una morale piuttosto dubbia, e visto l'ennesimo limite infranto da Dexter, sarebbe bene cominciare a chiedersi quale sarà il prossimo passo. Che ne pensate?

8.1.08

5 a 0 per gli sceneggiatori

La battaglia degli sceneggiatori americani va avanti e per ora vincono su tutti i fronti. Se è vero che alcuni show televisivi hanno ricominciato ad andare in onda attraverso vari escamotage pur rimanendo solidali alla causa degli autori (per esempio Letterman ha raggiunto un accordo privato con i suoi autori in quanto è lui stesso con la propria compagnia a produrre il suo show, oppure Leno che è tornato in onda scrivendosi da solo le battute pur di far lavorare le maestranze rimaste senza impiego), è altrettanto vero che sono molti ormai i serial costretti alla paralisi; oltre a quelli di cui abbiamo già parlato, si aggiunge un'altra vittima illustre: si tratta di Dr. House la cui messa in onda dei restanti episodi inediti della quarta stagione era prevista per il mese di marzo; invece, vista la mancata produzione di nuovi episodi, il serial è stato anticipato a gennaio e tornerà in onda con 3 soli episodi che saranno probabilmente e per forza di cose conclusivi della quarta stagione.
La notizia più tosta, però, è quella della sospensione della cerimonia dei Golden Globes. La NBC è stata costretta ad annunciarne la cancellazione in quanto gli autori scioperanti non ne hanno scritto i testi ma anche perché gli attori candidati sono solidali alla loro causa e hanno fatto sapere che non avrebbero presenziato alla serata. La NBC si è vista così costretta ad annunciare che nella data prevista (13 gennaio) andrà in onda una sterile conferenza stampa durante la quale saranno annunciati i vincitori.
E' guerra aperta, anche se si intravedono esili speranze. Che sorte toccherà alla notte degli Oscar?

23.12.07

4 a 0 per gli sceneggiatori: colpo di scena a Desperate Housewives

Si era parlato di un accordo raggiunto in gran segreto e pronto ad essere firmato per Natale ed invece il tutto si è risolto in un nulla di fatto e nel continuo ad oltranza dello sciopero degli sceneggiatori americani. E adesso il punto è che dopo gli show sospesi, dopo il rinvio di qualche film fra cui pezzi grossi come Angeli e demoni, gli effetti dello sciopero arrivano a colpire anche il prodotto di punta delle tv, ovvero i serial. Ad esempio, la quarta stagione di Lost invece dei previsti 16 episodi ne avrà soltanto 8 e lì si concluderà la stagione in attesa di sviluppi. Stessa sorte per Heroes che Ha fatto in tempo ad arrivare alla messa in onda dell'episodio 11 della seconda stagione; gli episodi 12 e 13, già pronti, molto probabilmente non verranno mandati in onda ma tenuti in serbo come episodi iniziali di una terza stagione, sciopero permettendo.
Ma il danno più grande dello sciopero (già annunciato da Marc Cherry) è a scapito di Desperate Housewives. In America è attualmente in onda la quarta stagione che da qualche settimana si è fermata all'episodio 9: chiunque come me la stia seguendo in contemporanea con l'America, sa benissimo che ciò che accade in quell'episodio è quanto di più impensabile si sarebbe potuto prevedere per la serie e l'ultima, straziante (garantisco, davvero da brividi!) scena dell'episodio si chiude con un punto interrogativo enorme. Sembra, però, che il 6 gennaio andrà in onda il decimo episodio che forse darà una risposta definitiva al tutto; non solo ma l'episodio 10 sarà anche l'ultimo della stagione: attori e maestranze sono già stati mandati a casa. A questo punto ci sarebbe da chiedersi se il finale del nono episodio sia stato profetico o era già stato tutto preparato in previsione dello sciopero.

11.12.07

3 a 0 per gli sceneggiatori

Non c'è storia, gente. Gli sceneggiatori americani in sciopero sono destinati a vincere la loro battaglia. Perché uno degli elementi fondamentali di successo per uno sciopero è portare dalla propria parte l'opinione pubblica; e chi meglio di una mandria di sceneggiatori televisivi e cinematografici può riuscire in questo intento? Ne sono la prova la serie di cortometraggi girati e pubblicati su apposito sito per perorare la causa degli scioperanti: una sfilza di star che solidarizza con gli sceneggiatori e mette a disposizione il proprio volto. I corti, oltre che ad essere divertentissimi, ti fanno vedere il rischio di paralisi che corre l'industria cinematografica e televisiva hollywoodiana. Vediamo così, ad esempio, Woody Allen in completo silenzio che non proferisce nessuna delle sue leggendarie battute, o i coniugi William H. Macy e Felicity Huffman che fanno volare via il tempo fischiettando nervosamente, o ancora David Schwimmer in trepidante attesa di vedere la sua fidanzata carcerata, salvo poi scoprire non avere nulla da dirle. E ancora, Tim Robbins che avvia una bomba con timer e attende l'espolosione trattenendo a stento gli sbadigli. Insomma, corti arguti e intelligenti, sui quali vince indubbiamente quello con Chazz Palminteri e Susan Sarandon: i due interpretano una scena drammatica a suon di "bla, bla, bla". Eccolo qui sotto.

16.11.07

2 a 0 per gli sceneggiatori

Lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood aveva fino ad ora provocato danni solo alla televisione, con lo stop di numerosi talk-show e serial. Adesso arriva la prima vittima eccellente, un vero e proprio film di Hollywood. Si tratta di Angeli e Demoni, sequel de Il Codice Da Vinci, sempre per la regia di Ron Howard con Tom Hanks. Il film (con location a Roma) è stato sospeso proprio a causa dello sciopero degli sceneggiatori; la data di uscita (Natal 2008) è stata per forza di cose spostata al 15 maggio 2009.
Intanto, la trattativa per lo sciopero riprenderà il 26 novembre.