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22.3.09

Niente è come sembra

Niente è come sembra di Franco Battiato
(2007) ITA

L'esordio alla regia di Battiato, Perduto Amor, era formale e canonico, bello nel suo essere classico e personale al tempo stesso. Il secondo film, Musikanten, prese la via della sperimentazione e seppur particolarmente complesso (mi permetto di citarmi) "nell'insieme tutto acquista un senso". Il terzo film, questo Niente è come sembra, è l'esagerazione all'ennesima potenza dell'arroganza (da intendersi in senso buono) di un autore che, come più volte ha dichiarato, si sente libero di fare i film che vuole. Fermo restando la grande ammirazione che mi lega alla carriera di Battiato, saggia arroganza e totale libertà non sono sempre sinonimo di bellezza e riuscita di un'opera: ci sarebbe voluto un produttore che frenasse un pò le mastodontiche ambizioni del regista. Che ce le mette tutte per osare ciò che in pochi hanno osato: portare la fede ed il misticismo al cinema; il film, infatti, è lo scontro fra un gruppo di credenti di diverse religioni e un ateo di provato scetticismo. Devo ammettere che la visione del film, per un non credente come il sottoscritto, è stata particolarmente irritante in quanto è evidente il totale squilibrio di spazio concesso ai personaggi credenti a scapito dell'unico ateo. Ma un autore può sostenere la tesi che vuole e tutto sommato alla fine del film non si ha l'impressione che i non credenti siano stati mancati di rispetto; così come non si ha l'impressione che sia stata resa giustizia ai credenti, tutti abbozzati superficialmente in un breve lasso di tempo. 
Niente è come sembra, insomma, tocca temi alti e s'illude di farlo con una regia che difficilmente può definirsi cinema (tranne rari momenti decisamente affascinanti, come l'uso delle luci nei piccoli monologhi) e che nella sua assenza rende insopportabili le interpretazioni del cast; nello spazio cortissimo di un'ora; riempito fino a scoppiare di citazioni colte. L'intento è nobile e coraggioso: infondo, se si legge fra le righe del film, riconosciamo in ogni singola scena la possibilità di scorgere un elemento caratteristico della complessa ed ignota personalità di Battiato. Ma mettere in gioco sé stessi non è abbastanza e non è garanzia di qualità. E nonostante il film miri in alto, probabilmente non lascerà traccia di sé.

10.11.07

Haiku

Franco Battiato: "Tarantino sostiene che il cinema italiano fa schifo? Io penso lo stesso di lui... Non ho preconcetti nei confronti di nessun genere cinematografico ma non amo affatto il trash di Tarantino."

29.7.07

Incontro ravvicinato: Franco Battiato, Niente è come sembra

In occasione del festival internazione Cinema di Frontiera di Marzamemi (Sr), Franco Battiato ha partecipato ad un dibattito sulla sua carriera da regista e sull'uscita imminente del terzo film Niente è come sembra.
Le interessanti risposte di Battiato si sono orientate come un attacco al cinema americano ("Il vero cinema sono Rossellini, Fellini, De Sica...") e un appassionato elogio al piccolo cinema che si guadagna visibilità da sè ("si può fare un bel film anche con pochi soldi"). Come il cinema di Battiato, ad esempio, di cui lo stesso autore dice: "Produco i miei film e rimango sempre sorpreso dalla partecipazione del pubblico. Durante le 60 proiezioni promozionali di Musikanten ero sempre molto sorpreso per la grande affluenza del pubblico. Un pubblico che mi segue dapprima come musicista ma che comunque non sa cosa aspettarsi da me come regista, una carriera a cui mi sono avvicinato in maniera molto naturale, da appassionato." Le domande su Musikanten, certamente il film più "originale" di Battiato, si sprecano. Riguardo l'ultimo film (Io e Beethoven) dedicato alla figura del compositore, dice: "E' un'offesa alla sua memoria; pur di fare scopare due persone farebbero di tutto!" Sulla scelta dell'attore che ha impersonato Beethoven, Jodorowski: "Scelgo gli attori in base a ciò che la sceneggiatura mi indica. Si fosse offerto gratuitamente Al Pacino per il ruolo, ne avrei guadagnato in visibilità ma non in correttezza. Non è in base al calcolo economico che vanno scelti gli attori. Jodorowski era perfetto, un grande talento. Enrico Ghezzi venne a trovarmi sul set e disse "lui è proprio Beethoven". Quando abbiamo girato Musikanten aveva i tarocchi in tasca e diceva di saper leggere le carte. Non ha voluto leggere niente su Beethoven per non essere influenzato. Questo suo leggere i tarocchi lo ritroverete in Niente è come sembra." Ecco, del nuovo film cosa si può dire? "Che inizia con YouTube ed il protagonista, un professore di antropologia ateo, che parla di sé. Si ritroverà, poi, in una discussione mistica." Durante il dibattito, sono volati accostamenti tra Battiato e Bunuel ("uno dei miei punti di riferimento") e poi è spuntato pure il nome di Lynch, accostato a Battiato dal protagonista di Niente è come sembra, Giulio Brogi. Infine, secondo Battiato, Niente è come sembra conclude una ideale trilogia filmica (insieme a PerdutoAmor e Musikanten) dedicata alla spiritualità.
Al termine del dibattito, a Franco Battiato viene consegnato il premio speciale BCC Pachino. Appuntamento al Roma Filmfest per l'anteprima del film.
Grazie a Beatrice, la prima inviata speciale del Mulholland Blog.

25.7.07

Terzo film per Battiato

Il prossimo film di Franco Battiato, Niente è come sembra, non sarà presentato in anteprima alla rassegna internazionale del Cinema di Frontiera di Marzameni (Siracusa) come si era detto ma verrà proiettato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma. Il 27 luglio a Marzamemi, Franco Battiato risponderà alle domande del pubblico e presenterà solo alcune scene. A quanto sembra, questa volta Battiato non si limita a dirigere ma anche a recitare il ruolo di un credente che avvia appassionate discussioni con un ateo (Manlio Sgalambro). Difatti, i discorsi sull'esistenza o meno di Dio saranno il centro del film.

17.6.06

Battiato alla terza regia

Franco Battiato è al lavoro per il suo terzo film da regista, dopo le ottime prove di Perdutoamor e Musikanten. Titolo provvisorio: Niente è come sembra, le cui riprese sono già iniziate ma sono come un work-in-progress che procederà a singhiozzi, da agosto a gennaio, in set diversi dalla Sicilia al nord Italia. "E' un film che costa molto poco, non pensavo di farlo, ma poi, durante il recente viaggio in India, ne ho sentito la necessità come l'ultimo atto di una trilogia. Nel primo film c'è una lezione tantrica, nel secondo la regressione nella trasfigurazione delle anime ed ora il terzo è tutto sulla spiritualità. Nella parte centrale, che è il succo del film, s'incontrano diversi personaggi con la scusa di festeggiare il compleanno del padrone di casa. Che è un uomo di scienza, disposto a credere, ma con molti dubbi. Nella stanza ci si confronta animatamente sul perché dell'esistenza. Ci sono il credente e l'ateo. Alla fine Alejandro Jodorowsky legge i tarocchi". Battiato si confessa molto preso dal mezzo cinematografico: "Il cinema mi sta dando il piacere di ricominciare e di sperimentare, mi diverto senza compromessi."
Per chi è ammiratore di Battiato come me, consiglio di leggere questa intera intervista che spazia su tutte le espressione artistiche dell'artista catanese.

12.4.06

Perduto Amor

Perduto Amor di Franco Battiato
(2003) Ita


L'opera cinematografica d'esordio di Franco Battiato, artista a 360°, colpisce immediatamente l'occhio, dunque è l'immagine innanzitutto a farla da padrona. La costruzione delle scene, l'utilizzo dei colori e l'accuratezza di ogni ripresa fanno risaltare un'esattezza inusuale per un regista alla sua prima prova; la passione e la conoscenza profonda della pittura sono evidenti tanto quanto la volontà di andare oltre un certo cinema classico che scivola tra le pieghe (soltanto pretestuose) dell'appassionata vicenda del protagonista e tende a farsi onirico, a tratti surreale, sicuramente non lineare e canonico. "Bunuel, nel suo film La via lattea, fa camminar persone di diverse epoche nella stessa strada. Una persona che ama il cinema non sta a chiedersi come sia possibile. E' il linguaggio di quel regista." Basterebbero queste sagge parole dello stesso regista a rendere bene l'idea di come sia stato realizzato questo film e con quali intenzioni.
Dunque, la parabola del protagonista Ettore e della sua infanzia siciliana fino alla sua partenza alla volta di Milano non segue sviluppi strettamente lineari, ma è fatta di profumi d'epoca, immagini della terra sicula e geniali intellettuali che non fanno altro che pontificare ed elargire cultura. La prima parte del film, inoltre, è imperniata sulla figura di tre donne, che incarnano la femminilità secondo Battiato (fatta di autonomia, forza e dignità), splendidamente interpretate da Donatella Finocchiaro, Lucia Sardo e Tiziana Lodato. Inoltre, il film è un'orgia di cameo fra cui spiccano Francesco De Gregori, Morgan e Giovanni Lindo Ferretti.
Tutto il resto è puro Battiato. L'arte del cucito, il pensiero filosofico, la musica e il suo progresso, la meditazione, sono generose tracce dell'autore siciliano che firma uno splendido film con cui mostra forte padronanza e conoscenza del mezzo cinematografico. Il tocco finale viene eseguito al montaggio, davvero intelligente e di pregiata fattura. Unico neo: l'eccessivo utilizzo della musica; difetto che per un musicista prestato al cinema è comprensibile.

9.3.06

Anteprima Musikanten, con Franco Battiato

Franco Battiato
Arriva in sala entrando dall’ingresso del pubblico, si mischia alla folla, non si sottrae a strette di mano, foto e autografi. Si mostra grato al pubblico e (come sempre) non ha nessuna velleità da intellettuale o artista. E’ la terza volta che incontro Franco Battiato ma è la prima come regista e le aspettative sono alte. Si pensava ad un’anteprima in grande stile; invece siamo in un cinema appartato e Battiato sale sul palco per soli cinque minuti, per un semplice discorso introduttivo al film. “L’impatto del film potrebbe essere forte, i critici non si risparmiano eppure i gusti sono cosa strana. Ricordo di una volta, saranno stati trenta anni fa, che mi recai in una piccola città della Turchia, fui invitato ad esibirmi ad un festival. Ero l’ultimo in scaletta e per tre ore non ascoltai altro che musica straniante, bruttissima, che mi sfiancava, eppure l’arena era gremita. Quando arrivò il mio turno, iniziai a produrre un suono basso con la mia tastiera e ad alzarlo lentamente, per due minuti di fila. Quando terminai e riaprii gli occhi, l’arena si era svuotata! Ovviamente, spero non succeda stasera.” Basterebbe questo a svelare la breve cinematografia di Franco Battiato. Ancora un breve aneddoto sulla critica: “Mi diverte leggere sempre nuovi articoli sul mio film; c’è Merenghetti, quello che scrive i dizionari del cinema, che fu uno dei primi a massacrarmi a Venezia, quando disse che il mio film era ostico, che appariva alieno nel panorama del cinema moderno. Lui cercava di offendermi eppure quello per me costituiva un gran complimento. Ultimamente ha un po’ riveduto il suo giudizio e questo mi dispiace, preferivo quello originale!”
Dal palco, per me che sono in prima fila, Battiato appare ancora più alto e imponente di quanto non sia già; quando sprigiona la sua ironia, è dissacrante.
Il film sarà nei cinema dal 10 marzo. Ancora due parole del regista: “Buona visione.”


Musikanten di Franco Battiato
(2005) Ita


Il secondo film di Battiato si fonda su un complesso pretesto: la volontà dell’autore di raccontare gli ultimi anni di vita di Beethoven attraverso la storia di una giornalista che si sottopone ad un ipnosi regressiva e scopre di aver vissuto in un’epoca precedente molto più vicino al genio della musica di quanto possa pensare. Per questo il film si svela in tre parti: la prima ai giorni nostri, con la giornalista e il suo collega che preparano un mistico ed acuto programma televisivo (che somiglia molto al programma realizzato per la tv satellitare dallo stesso Battiato); la seconda ci porta all’epoca di Beethoven, ai suoi ultimi anni, alla malattia devastante, per un musicista, della sordità e delle amicizie che lo circondavano; nella terza si ritorna alla realtà, dove la giornalista si risveglia e trova il mondo devastato da un inquietante Partito Democratico Mondiale che puzza di dittatura lontano un miglio. In certi momenti la regia sfiora i limiti del Dogma di von Trier, dialoghi apparentemente fuori luogo, montaggio sferzante e uso (eccessivo decisamente e questo dispiace) della macchina da presa a mano. Ciò che più colpisce (e personalmente diverte) è lo straniante effetto di balzo temporale, dove la rappresentazione del passato risulta essere molto meno farsesca e più moderna di quella dei giorni nostri. Certo, qualche scena è quasi destabilizzante, ti lascia perplesso, così come l’uso bizzarro di soggettive e inserti narrati al limite del documentario, ma nell’insieme tutto acquista senso, pur lasciando un punto interrogativo sul mistero a base di reincarnazione della protagonista. L’interpretazione di Jodorowski è meravigliosa, dipinge un Beethoven tenero e geniale, fedelissimo all’originale da quanto ci è dato sapere, anche grazie ad alcune intuizioni di regia per niente male; spicca anche Gifuni, quasi di più della collega Bergamasco.
Non si pensi che un film su Beethoven non possa ancorarsi alla realtà; è pur sempre un’opera di Franco Battiato! Determinati accenni alla politica e l’inquietante finale dittatoriale ci ricordano che il cinema può farci viaggiare in epoche lontane e farci vivere intense emozioni ma alla fine è sempre al presente che si ritorna. Non dimentichiamolo.