22.2.08

Qualcuno doveva pur pensarci

21.2.08

Personaggio del giorno:Nanni Moretti

Silvio Muccino: "Nanni Moretti non ha simpatia per me. Ero in libreria con Jasmine Trinca e arrivò Moretti. Io, che stavo mangiando le patatine, mi affrettai a pulirmi la mano dall'olio per presentarmi. Ma lui, sciogliendo la stretta, si pulì sul maglione dicendomi: vai Muccino, vai a vedere i libri. Sono rimasto incredulo".
Su un versante più serio, invece, è da segnalare l'indecente tentativo da parte di una trasmissione grezza e reazionaria come Striscia la notizia di infangare l'immagine di Moretti, episodio su cui lo stesso regista e attore si è espresso fin troppo educatamente (il mio sdegno per la trasmissione televisiva è secolare, non nasce mica perché hanno tirato in ballo Moretti).

20.2.08

Tu lo sai?

Sembrano essere in pochi a sapere questa cosa e più ne parlo con qualcuno più me ne rendo conto. Quindi passo la palla a voi sotto forma di quiz, giusto per divertirci un pò, non si vince niente e nessuno vuole dimostrare niente.
Steven Spielberg, Quentin Tarantino, Jennifer Aniston e ci infilo pure il compositore John Williams hanno lavorato insieme un pò di anni fa. Tarantino e la Aniston erano i protagonisti di questo progetto, dove recitarono fianco a fianco e decisamente sopra le righe. Qualcuno sa dirmi in quale occasione?
Aiutino? C'è il trabocchetto.
AGGIORNAMENTO: johannes vince. La soluzione nei commenti.

19.2.08

E alla fine vinse il Blu-Ray

Sappiamo tutti che ormai da qualche anno era in corso una guerra tra due colossi della tecnologia, Toshiba e Sony, che si contendevano l'egemonia del formato per l'alta definizione dei dvd. La Toshiba con l'HD-DVD e la Sony con il Blu-Ray, uno scenario che ricorda la precedente battaglia tra Betamax (Sony) e VHS (Toshiba) e sappiamo tutti da chi fu vinta. Ebbene, la battaglia si è conclusa e stavolta con la vittoria della Sony: la Toshiba ha (quasi) annunciato che non produrrà più nè film in HD-DVD nè lettori che adottino quello standard, lasciando di fatto l'intero mercato in mano alla Sony che ha dalla sua molti più lettori in circolazione (visti gli accordi stretti anche con le major e con la case produttrici di consolle, una su tutte la Playstation).
Sarà dunque in Blu-Ray il futuro del dvd, anche se Ligammari su Corriere.it sottolinea un punto fondamentale: è vero sì che la guerra fra formati è conclusa ma sul mercato dell'home-video se ne affaccia già un'altra che fa diventare immediatamente vecchia la questione dvd, ovvero il trend crescente di scaricare direttamente e legalmente da internet musiche e film (abbiamo parlato anche dell'avvento dello store di i-Tunes), avviando così l'estinzione del supporto stesso e di conseguenza dei lettori ottici.

18.2.08

Sondaggio miglior film Oscar 2008

Mancano pochi giorni agli Oscar 2008 ed è il momento di schierarsi. Si apre dunque il sondaggio sull'esito della statuetta 'miglior film'. Si tratta di scegliere quale film vorreste vedere premiato, lasciando da parte le considerazioni logistiche; semplicemente, esprimete la vostra preferenza: quello che vi è piaciuto di più, quello che più dei cinque vi ha dato una scossa agli occhi e al cuore. E se non li avete visti, allora seguite l'istinto.
Potete votare in cima alla barra laterale.

15.2.08

Indiana Jones IV: il trailer

Il primo trailer ufficiale di Indiana Jones and the Kingdom of the Krystal Skull. Versione alta qualità sul sito ufficiale.
Guardate bene le scene in cui Indy è in fuga: quel magazzino pieno zeppo di casse lo riconoscete?

14.2.08

Incontro ravvicinato: Paolo Buonvino

Incontro fiume, 3 ore, con il compositore di musiche per il cinema Paolo Buonvino, che ha al suo attivo 37 colonne sonore molte delle quali dei più grossi successi italiani degli ultimi anni (Il mio miglior nemico, Romanzo criminale, L'ultimo bacio) ed è attualmente nelle sale con le musiche per Caos Calmo. L'incontro ha toccato diversi temi, nonchè naturalmente l'uso che si fa della musica nei film e il processo creativo che la riguarda. Buonvino, molto simpatico e cortese, ha anche raccontato le lavorazioni dei suddetti film: ad esempio, di quando all'epoca de L'ultimo bacio sia lui che Muccino che il montatore erano emotivamente coinvolti dalla storia in quanto ne stavano vivendo una molto simile. O del lavoro di ricerca certosino per le musiche di repertorio per Romanzo criminale.
Qui sotto un breve estratto dell'incontro (4 minuti).

13.2.08

L'home theatre più grande del mondo

E' costato un botto, ma vuoi mettere?

11.2.08

Lo sciopero degli sceneggiatori è finito

L'accordo tra gli studios e gli sceneggiatori americani è stato raggiunto e questi ultimi hanno definitivamente concluso il loro sciopero iniziato ad ottobre. Il sindacato ha dichiarato l'accordo "nè perfetto nè tutto quello che ognuno di noi merita per le interminabili ore di duro lavoro e sacrificio" ma alla fine hanno ritenuto soddisfacente la temporanea soluzione (è definita solo per i prossimi tre anni) che prevede per gli sceneggiatori un 2% di guadagni derivati dalla distribuzione sulla rete e nuovi formati digitali. L'accordo è stato raggiunto anche grazie alla risoluzione dei nuovi contratti con il sindacato dei registi, fin dall'inizio solidali con gli sceneggiatori (così come quello degli attori). Dopo programmi tv e serial saltati nel bel mezzo della stagione, la cerimonia annullata dei Golden Globe, ora ritorna tutto alla normalità e l'ormai imminente serata degli Oscar può dirsi salva. Ci sono stati ingenti danni economici e spiacevoli licenziamenti ma adesso si tratta solo di tornare al lavoro e cercare di arginare i problemi dettati dallo stop delle produzioni televisive e cinematografiche. Gli studios si stanno anche domandando se sia il caso di riprendere la produzione dei serial annullati nel bel mezzo della stagione in corso o se ormai sia tutto da rimandare alla prossima annata.
Gli sceneggiatori si proclamano i vincitori dello sciopero ma a guardare bene non sembra che siano poi così vittoriosi: non è l'accordo che volevano e l'azione più clamorosa che potessero fare (l'annullamento degli Oscar) è ormai saltata. Ma almeno molte persone (i pesci piccoli, cioè la manovalanza) potranno tornare a lavorare e le produzioni riprendere.

E' morto Roy Scheider

E' morto Roy Scheider, a 75 anni a causa di un cancro. La sua lunga carriera aveva sfiorato l'Oscar per ben due volte (Il braccio violento della legge e All that jazz) ma probabilmente rimarrà nella memoria collettiva per lo splendido personaggio interpretato nel capolavoro di Spielberg Lo squalo. Lo avevo giusto omaggiato qualche tempo fa.

9.2.08

Niente da nascondere

Caché do Michael Haneke
(2005) FRA\AUS\GER\ITA

Ancora una volta ad Haneke sembra interessare più di tutto prendere una normale famiglia medio-borghese e gettarla in un incubo fatto di violenza, in questo caso che non si vede ma si sente ed anche piuttosto pesante. Sembra questo il motivo per cui ad Haneke viene sempre attribuita la volontà di voler criticare proprio quella società borghese che tortura nei suoi film. Per me ridurla in questi termini è troppo facile ed incompleto. In questo fantastico film (forse pure più bello e diretto di Funny Games) c'ho visto tre livelli molto significativi. Il primo è la già citata critica alla società medio-borghese e ci può stare, visto che in questo caso assume anche una valenza di questione razziale per nulla da sottovalutare (parzialmente evocata nella scena del ciclista di colore), specie considerando l'ambientazione francese del film. Il secondo è la scatenata riflessione che pone sul mezzo cinema. Tutto il film è un continuo confondersi fra realtà soggettiva e realtà oggettiva: la pellicola si apre con i titoli di testa su un'immagine a camera fissa, salvo poi rivelarsi l'immagine della prima videocasseta inviata ai coniugi protagonisti. Si pone così lo spettatore nella condizione di potersi confondere tra sguardo del regista (cioè posizione della macchina da presa che di per sè è già un elemento che infonde inquietudine se pensiamo che i protagonisti del film non riescono a capire come non facciano a vedere quella telecamera piazzata per strada che segue i loro movimenti) e posizione della fantomatica videocamera che produce le videocassete minatorie; da quel momento, infatti, Haneke confonderà queste due visuali costringendo lo spettatore a chidersi cosa stia guardando: lo sguardo del regista o quello del ricattatore? E' una domanda interessante, da non sottovalutare, una specie di questione metacinematografica mascherata da thriller. E qui si inserisce il terzo punto: la sostanziale innovazione del genere. Durante la visione, sappiamo di star guardando un thriller dalla forte componente angosciosa ma lo sappiamo pur non ravvisando nessuna componente classica del genere: non c'è musica d'accompagnamento, non c'è una vera e propria minaccia nei confronti dei coniugi (infondo arrivano solo videocassete e nessuna richiesta) e soprattutto non c'è nessuna dinamica fra vittima e carnefice (anzi, addirittura è la vittima del gioco a rivelarsi un pò carnefice). La violenza nel film c'è ma è silenziosissima, quasi accennata salvo poi esplodere nel momento più agghiacciante della pellicola che garantisce un sussulto anche al più tenace degli spettatori. C'è un finale aperto, infine, che sembra non fornire tutte le risposte che lo spettatore cerca anche se usando un pò d'intuizione si può riflettere su ciò che si è visto e riannodare i fili per una risposta. Magari riavvolgendo il nastro, che è anche una delle azioni compiute dai protagonisti del film.
Caché è per me un film estremamente significativo, pieno di spunti cinematografici che vengono sollevati senza una risposta definitiva. Il risultato finale è per me apprezzabilissimo e vincente, un vero capolavoro di mestiere e passione.

8.2.08

Persepolis (anteprima nazionale)

Persepolis di M. Satrapi, V. Paronnaud
(2007) FRA\USA

Disegni in 2D, bianco e nero per la quasi totalità dell'opera, ambientazione iraniana in piena guerra. Messa così, Persepolis si presenterebbe come l'anti cartone animato per eccellezza. Invece si rivela essere una delle opere più toccanti e professionali degli ultimi tempi nel campo dell'animazione. Nasce dall'esperienza personale della sua autrice, Marjane Satrapi, che racconta in prima persona l'inferno vissuto nel suo Iran, durante la rivoluzione e la guerra prima e la dittatura poi. Ma non si ferma a questo. Con l'emigrazione della protagonista in Francia, si apre una sottotrama non indifferente che racconta delle differenze sostanziali tra oriente e occidente, due culture apparentemente inconciliabili. Ma questa impossibilità, sembra chiedersi l'autrice, è dettata dalle culture distanti o dalla incapacità della gente che non vuole sforzarsi di andare oltre i propri pregiudizi? Ecco che allora il film si muove su due binari paralleli: da una parte c'è l'oppressione della dittatura iraniana e dall'altra l'avventura della giovane Satrapi costretta all'esilio in Francia, dove si sforzerà in tutti i modi di adattarsi alla nuova realtà, rischiando però una triste omologazione con il pensiero dominante. Persepolis affronta questi temi quanto mai attuali giocando sul filo dell'ironia e del grottesco, non risparmiandosi emozioni che provengono dalla biografia dell'autrice che però si guarda bene dall'eccedere nel sentimentalismo ma sottolinea il suo rapporto con una famiglia amorevole che non si lascia incupire dalle tragedie del suo paese ma anzi fa di tutto per garantire una vita migliore a sua figlia. Una famiglia che purtroppo la Satrapi non ha potuto più rivedere perché il suo esilio e la realizzazione di quest'opera le hanno reso praticamente impossibile il ritorno in patria.
Persepolis ha vinto numerosi riconoscimenti, fra cui il premio della giuria a Cannes e la candidatura ai prossimi Oscar. La sua posizione nel panorama dell'animazione è insolita e coraggiosa e punta a colpire il più vasto target di pubblico per comunicare un messaggio che confida nel dialogo fra popoli e sottolinea le minacce derivanti dagli estremismi, siano questi fanatismi che mirano all'unicità oppure omologazioni che ricercano l'uguaglianza delle masse.
Ottima e riuscita l'idea di utilizzare le voci di Paola Cortellesi e Sergio Castellitto.

7.2.08

Heath Ledger non si è suicidato

A due settimane dal suo decesso, sembra accertato che Ledger non si sarebbe suicidato ma che la sua morte sarebbe dovuta ad un tragico incidente, cioè abuso di farmaci regolarmente prescritti.

Io non sono qui

I'm not there di Todd Haynes
(2007) USA\GER

"Autorizzo il signor Haynes ad utilizzare le mie opere passate, presente e future in tutto questo universo." Era più o meno questo il senso della lettera con cui, per la prima volta nella sua vita, Bob Dylan autorizzava un regista ad usufruire della sua leggendaria vita per farci un film. Il fatto curioso è che invece in tutto Io non sono qui Bob Dylan non viene mai nominato. Viene evocato, ascoltiamo le sue canzoni in sottofondo o per bocca di chi fa le sue veci ma il suo nome non è menzionato (se non nei titoli di testa). E' per questo che il film è un autentico successo sul piano narrativo: perché piuttosto che presentarsi come biografia, si adegua alla figura quasi mitica che vuol narrare e ne assume carattere e peculiarità per mettere insieme un'opera dal sapore felliniano, per molti aspetti onirica e surreale ma mai retorica, mai opportunista. Haynes, insomma, non ha fatto niente per compiacersi il grande seguito di Dylan o del musicista stesso ma piuttosto ha ricomposto dei pezzi, dei segmenti per ricostruire quella che è stata la frammentata e spericolata carriera del poeta folk. Certo, non è venuto tutto bene: il film può apparire un pochino ostico a chi non conosce bene la carriera del musicista e certe passaggi non sono proprio spiegati bene (l'incontro con i Beatles dura 5 secondi ed è totalmente sopra le righe!), così come è difficile tenere il ritmo sgangherato del film. Ma Haynes sa il fatto suo: sa che il pubblico è disposto a rischiare, a mettersi alla prova quando è in gioco la vita e la carriera di un uomo contemporaneo che ha segnato davvero molte generazioni ed un'intera epoca. E ancora non ha smesso di farlo. E il cast è perfetto: tutti calatissimi nella parte, perfino Richard Gere! Anche se la vera sorpresa dell'opera è Cate Blanchett nei panni maschili e riconoscibilissimi di Bob Dylan nel suo periodo più complesso e più 'acido'; una prova recitativa superba che potrebbe fruttarle il secondo Oscar. Meritatissimo. Bellissima anche la fotografia di Lachman.
Tutto sommato, il film apre nuovi orizzonti per un genere, quello del bio-pic, decisamente abusato e logorato negli ultimi anni. Si spera, almeno.

6.2.08

Aprile

Aprile di Nanni Moretti
(1998) ITA\FRA

Ideale seguito di Caro diario, Aprile raccoglie le fila del discorso iniziato proprio in quel film e si trasforma in una pellicola dal sapore sperimentale, dove realtà e finzione sembrano intrecciarsi, confondersi in una ricerca di realismo che non ha neanche una sceneggiatura su cui basarsi ma solo diversi appunti. Ancora una volta interprete di sé stesso, stavolta Nanni Moretti è in piena crisi creativa: ha una gran voglia di fare un film ma non riesce a capire quale e salta da un progetto all'altro, nella speranza di giungere ad una soluzione e mentre si macera per il totale caos della situazione politica italiana. La storia della sua carriera si intreccia alla sua vita privata con l'arrivo del figlio Pietro e quindi la gravidanza della compagna, il parto e le responsabilità di padre. L'effetto è fortissimo: sembra davvero di assistere ad un documentario, a qualcosa di estremamente realistico ed invece tutto il film è frutto di scene ben studiate, ben pensate. Stavolta, però, l'elemento autobiografico di Caro diario c'entra poco: qui il discorso è molto più ampio, assume i contorni di una riflessione dovuta sull'Italia, gli italiani, sulla situazione del cinema del nostro paese. La crisi di Moretti sembra essere la crisi di tutto il cinema italiano: una mancanza di idee, di concentrazione, l'assenza di uno sguardo forte e preciso, soprattutto idee valide, nelle quali credere con passione e coerenza, senza dimenticare il piacere di svolgere la propria professione sì con senso di responsabilità ma anche con gioia sincera.
Ennesima maturazione del regista, evoluzione di uno stile personale e riconoscibile che lo porterà alla grande prova de Il Caimano.

5.2.08

Broken Flowers

Broken Flowers di Jim Jarmusch
(2005) USA\FRA

Un pò surreale, un pò malinconico, insomma nel pieno del suo stile, Jim Jarmusch costruisce l'ennesima commedia agrodolce partendo da uno spunto originale che farà da pretesto per mandare Bill Murray allo sbaraglio in giro per l'America, in una specie di roadtrip durante il quale dovrà fare i conti con la sua vita e andare alla ricerca del figlio che ha appena scoperto di avere e soprattutto scoprire quale delle tante donne del suo passato ne sia la madre. Per raccontare tutto ciò, il regista rimane fedele al suo stile minimalista. Forse fin troppo fedele perché a volte viene un pò il dubbio che stia sfiorando l'autismo. Certo, ha il grande merito di non rendere ripetitivi alcuni passagi del film che rischiavano di esserlo (la carrellata di donne che Murray è costretto a ritrovare) e usa una fotografia fredda che cala perfettamente lo spettatore nello spirito della pellicola, così come non mortifica il pubblico a cui non vengono date tutte le risposte a ciò che si vede ma lasciando un certo margine all'intuizione. Però alla fine c'è un grande senso di insoddisfazione: ad esempio, a me piacciono i finali aperti ma bisogna saperli motivare, renderli molto più significativi di un finale certo; qui, invece, si ha la netta sensazione che Jarmusch si sia un pò perso, non sapendo più dove andare a parare.
In tutto questo, c'è un Bill Murray strepitoso, ormai totalmente al servizio di autori intelligenti e moderni che sanno sfruttare il suo potenziale, la sua mimica efficace, la sua maschera malinconica e divertente. Se il film lascia parzialmente l'amaro in bocca, vale comunque la pena vederlo solo per la bravura ormai accertata di Bill Murray. Infondo, il film si regge tutto sulle sue spalle. O sarebbe meglio dire sul suo viso?

4.2.08

Caro diario

Caro diario di Nanni Moretti
(1993) ITA\FRA

E' forse il film di rottura nel cinema di Nanni Moretti. Per la prima volta, il regista si presenta agli occhi del pubblico come sé stesso e non più dietro il suo alter-ego Michele Apicella, girando un film che ha il sapore del documentario ma che mantiene intatte le caratteristiche più celebri del regista quali il surrealismo e il pungente sarcasmo.
La pellicola si divide in tre parti. La prima è completamente dedicata alla città di Roma, ai luoghi della capitale più amati da Moretti e contiene la ormai celebre sequenza del giro in vespa. Nella seconda, la narrazione si sposta sulla crisi artistica dell'autore e sulla sua disperata ricerca di un pò di tranquillità per riordinare le idee; ricerca che lo porta prima a Lipari e poi su tutte le isole circostanti, luoghi dove lo sguardo dell'opera sembra concentrarsi su determinati eccessi della società italiana che somigliano tanto a veri e propri integralismi. La terza ed ultima parte assume un tono lievemente più drammatico e decisamente autobiografico: Moretti racconta la sua esperienza con un tumore sconfitto ma piuttosto che concentrarsi sull'angoscia che può suscitare tale vicenda preferisce narrare la sua lunga odissea fra dottori incapaci di riconoscere il suo male e che lo imbottiscono solo di farmaci.
Il titolo è quanto mai significativo: il film è un vero e proprio diario di Moretti che usa sé stesso non tanto per psicoanalizzarsi ma come filtro tra ciò che racconta e noi spettatori. Nel suo stile, poi, non c'è pretesa di realismo tant'è vero che subito all'inizio del terzo capitolo (che si apre con le immagini della sua reale chemioterapia) precisa che ciò che vedremo di questa parte è tutto vero. E la sensazione finale dell'intera opera è proprio quella di aver assistito a qualcosa di autentico, di estremamente sincero. Di sentito. Di raro in Italia.

3.2.08

Espiazione

Atonement di Joe Wright
(2007) UK\FRA

Possiamo idealmente (e neanche tanto) dividere questo film in tre parti. La prima, Briony bambina, è avvincente e ben costruita. Wright sa bene come giocare con lo spettatore e lo coinvolge nella ricostruzione dei fatti che stanno alla base dell'intera vicenda narrata. La seconda, Briony ragazza, comincia ad inciampare: si fa lunga, estremamente pesante da sopportare, eccessivamente dispersiva; lo sguardo dello spettatore comincia a confondersi e non sa più dove focalizzarsi, soprattutto perché il regista ci tiene proprio tanto a mostrare le sue eccellenti capacità ma finisce con l'esagerare: il monumentale piano sequenza sulla spiaggia francese in piena seconda guerra mondiale, per esempio, è impeccabile, una vera scena madre ma in fin dei conti nuoce all'economia della storia e ai suoi scopi, che non sono certo quelli di narrare la tragedia della guerra (almeno per quanto è parso a me). Quelle scene oniriche poi (compare perfino un fantasma!) sono piuttosto forzate. La terza ed ultima parte, Briony in età matura, dura pochi minuti ma diventa il perno dell'intera opera. Vanessa Redgrave, assoluta protagonista di questo segmento, è meravigliosa: con così poco tempo a disposizione riesce a dare tutto quello che può e si vede, si sente. Ma il famoso colpo di scena (si può chiamarlo così?) che conclude il libro era qualcosa di strettamente legato alla letteratura scritta, alla forma romanzo; prenderlo così com'è e trasportarlo sullo schermo non ha molto senso, anche perché non si è tentato neanche di adattarlo alle circostanze: così come sulla pagina assumeva una valenza per il mezzo impiegato, la scrittura, si poteva per lo meno provare a spostare la riflessione sul mezzo cinema. E invece niente.
Il resto del cast è piuttosto sopra la sufficienza ma niente di che. Il vero piacere del film sono le musiche: durante il film le ho apprezzate tantissimo e solo alla fine ho ricordato di chi sono (Dario Marianelli, vincitore proprio per questo film del Golden Globe e nominato ai prossimi Oscar): il tema con il ticchettio della macchina da scrivere non solo è originale ma immagino assuma ancora più valore per chi ha letto il romanzo.
Insomma, non è il capolavoro di cui si è parlato.

1.2.08

Non è un paese per vecchi (anteprima)

(2007) USA

I fratelli Coen. Gli ultimi rimasti a saper coniugare tradizione e modernità. E questo No country for old men è forse una delle loro opere più riuscite. Probabilmente una delle perle dell'anno appena finito. Più di tutto, il film che meglio rappresenta a che punto è il cinema americano in questo momento.Verranno in molti, poi, a decantare le perfezioni 'tecniche' di questo film. A me interessa soprattutto raccontare il terremoto interiore che mi ha provocato (che poi, per quanto mi riguarda, significa parlare della stessa cosa).
No country for old men è un film violentissimo. Inizia con un brutale omicidio e poi subito un altro e poi via, un'escalation di morti ammazzati. Ma sarebbe troppo facile attaccare a questo film l'etichetta di cinema che rispecchia il mondo brutale e violento in cui viviamo. Non credo che ai Coen interessi questo. Ai due fratelli prodigio interessa più di tutto gettare un uomo qualunque (Josh Brolin) nel bel mezzo di un casino fatto di sangue e sudore. Ai due fratelli interessa dipingere il più agghiacciante e pauroso psicopatico che si sia visto negli ultimi anni di cinema (Javier Bardem). Ai due fratelli interessa un vecchio sceriffo disilluso (Tommy Lee Jones) che però ancora ci crede o ci vuole credere che si possa fare qualcosa per far sì che almeno una storia, una sporca storia come questa possa finire nel modo giusto. Il tutto sullo sfondo di un'America desertica al confine con il Mexico, una terra dove sembra che la libertà ce la si debba guadagnare a gran fatica. Grande tradizione dunque senza farsi mancare nulla, neanche il marchio di fabbrica (i Coen sono quelli capaci, come ad esempio anche in questo film, di inondarti di ironia mentre un uomo sanguina pure l'anima) o la riflessione sulla vita, decisamente più nera dei film precedenti; ho trovato, a tal riguardo, terribilmente bella e atroce una delle ultime scene del film, ovvero l'incidente d'auto che coinvolge Bardem: una scena che sembra voler riconciliare il pessimismo del film con la voglia di riscatto degli spettatori ma che finisce con il risuonare come un dolorosissimo schiaffo in faccia a chi in fondo ci aveva creduto che potesse esistere una speranza superiore o un giusto ordine delle cose. Ma come potrebbe? L'aridità del deserto è la stessa che si è impossessata degli uomini. Il cieco desiderio di un mondo migliore, di una vita migliore può costare molto.
I Coen fanno tutto questo con uno stile glaciale e perfetto, con un cast che meriterebbe qualsiasi tipo di premio esistente e con un coraggio da cui molti (qualcuno ha detto Tarantino? Sì, l'ho detto io!) dovrebbero sforzarsi di imparare. E io sono grato a loro per questo.

I Film del Mese: Febbraio 2008


  • Sogni e delitti di Woody Allen (1);
  • Cloverfield di Matt Reeves (1)
  • P.S. I Love You di Richard LaGravenese (1);
  • Parole sante di Ascanio Celestini (1);
  • Caos Calmo di Antonello Grimaldi (8);
  • La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols (8);
  • L'innocenza del peccato di Claude Chabrol (8);
  • Asterix alle Olimpiadi di F. Forestier, T. Langmann (8);
  • Tutta la mia vita in prigione di Marc Evans (8);
  • Un uomo qualunque di Frank. A Cappello (8);
  • 30 giorni di buio di David Slade (8);
  • Non c'è più niente da fare di Emanuele Barresi (8);
  • Parlami d'amore di Silvio Muccino (14);
  • Il petroliere di Paul Thomas Anderson (15);
  • Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel (15);
  • Away from her - Lontano da lei di Sarah Polley (15);
  • Non è un paese per vecchi (visto in anteprima) di J. Coen, E. Coen (22);
  • Sweeney Todd di Tim Burton (22);
  • Persepolis (visto in anteprima) di M. Satrapi, V. Paronnaud (22);
  • John Rambo di Sylvester Stallone (22);
  • Rendition di Gavin Hood (29);
  • Rec di J. Balaguerò, P. Plaza (29);
  • Prospettive di un delitto di Pete Travis (29);
  • La rabbia di Louis Nero (29);
  • Fine pena mai di D. Barletti, L. Conte (29);
  • Il mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno (29);
  • Jumper di Doug Liman (29).

Mese ricco. C'è una bella scelta: il grande ritorno dei Coen, il musical di Burton, il Caos Calmo con Moretti, il nuovo Woody Allen... Insomma, fate un pò voi!