Le consuete e puntuali riflessioni che Dexter suscita sono arrivate al rispettabile traguardo della quinta serie. Lo schema abbiamo imparato a conoscerlo: si parte da un assunto base e cioè quello di un protagonista serial killer che soddisfa un istinto omicida rispettando un codice d'onore discutibile ma che a suo modo gli permette di unire l'utile al dilettevole. Le prime due stagioni erano state improntate al meccanismo più interessante: come far empatizzare il pubblico con un "mostro"? La sfida fu ampiamente vinta, non solo per il successo di pubblico (che in America non fa testo, visto che da quelle parti è ancora fortemente considerato lecito il desiderio di punire a morte chi si macchia di orribili crimini) ma soprattutto per le dinamiche seriali messe in campo a sostegno dell'obiettivo da raggiungere. La terza serie propose un capovolgimento della prospettiva: e se Dexter piacesse a tal punto da far nascere spirito di emulazione? La quarta, e forse la migliore, serie sottolineava la nascente preoccupazione del protagonista verso i doveri familiari e come questo potesse conciliarsi con la sua sete assassina. La risposta finale fu tanto spiazzante quanto inaspettata: non si può; sono due mondi che non possono coincidere e che finiranno prima o poi con il distruggersi a vicenda.
18.12.10
Dexter 5: vendetta e redenzione
Le consuete e puntuali riflessioni che Dexter suscita sono arrivate al rispettabile traguardo della quinta serie. Lo schema abbiamo imparato a conoscerlo: si parte da un assunto base e cioè quello di un protagonista serial killer che soddisfa un istinto omicida rispettando un codice d'onore discutibile ma che a suo modo gli permette di unire l'utile al dilettevole. Le prime due stagioni erano state improntate al meccanismo più interessante: come far empatizzare il pubblico con un "mostro"? La sfida fu ampiamente vinta, non solo per il successo di pubblico (che in America non fa testo, visto che da quelle parti è ancora fortemente considerato lecito il desiderio di punire a morte chi si macchia di orribili crimini) ma soprattutto per le dinamiche seriali messe in campo a sostegno dell'obiettivo da raggiungere. La terza serie propose un capovolgimento della prospettiva: e se Dexter piacesse a tal punto da far nascere spirito di emulazione? La quarta, e forse la migliore, serie sottolineava la nascente preoccupazione del protagonista verso i doveri familiari e come questo potesse conciliarsi con la sua sete assassina. La risposta finale fu tanto spiazzante quanto inaspettata: non si può; sono due mondi che non possono coincidere e che finiranno prima o poi con il distruggersi a vicenda.
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26.5.10
Lost - L'isola ha finito con voi
E' molto difficile considerare soddisfacente il finale di Lost, l'ultimo episodio che mette un punto definitivo alle sei gloriose stagioni di questo serial. Su questo blog ho sempre parlato di Lost in termini "tecnici", se così mi è permesso dire: ne ho sempre sottolineato l'incredibile portata innovativa a livello di narrazione televisiva (e dunque seriale); mi sono sempre concentrato sull'enorme mole di viral marketing che ha accompagnato la produzione delle stagioni, strategie per nulla da sottovalutare; ho voluto riportare come Lost, forte del suo successo, ha imposto un nuovo modo di fruizione del serial televisivo: non più passività da parte dello spettatore ma un coinvolgimento attivo nella ricostruzione della trama e dei diversi strati diegetici. L'unica volta (la prima volta!) che mi sono soffermato sulla trama vera e propria, mi sono concentrato più sui personaggi che sui misteri, afferrando subito le vere intenzioni degli autori, come ho ricordato nel post precedente. Adesso che tutto è finito e il gioco a massacro da parte dei fanatici per ricostruire il tutto si può dire esaurito, si può avviare un'analisi seria della trama stessa e di ciò che ha voluto rappresentare. Un'analisi approssimativa, tendenziosa e soprattutto personale, sia ben chiaro.
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23.5.10
The End
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9.3.10
Meglio tardi che mai
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30.1.10
La prima volta?
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19.12.09
"Hello, Dexter Morgan."

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8.10.09
Il nuovo horror in tv?
Tralasciando un giudizio di qualità vero e proprio che meriterebbe un post più approfondito, vorrei appellarmi al popolo di internet per colmare una mia probabile lacuna.
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15.4.09
Shot In The Back Of The Head
Shot In The Back Of The Head from Moby on Vimeo.
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26.2.09
Uno sguardo altrove: Lie to me
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9.1.09
Masters of Horror (6) Anderson
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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8.1.09
Dexter Morgan e Miguel Prado
Torniamo a parlare di Dexter, uno dei serial più innovativi e cult del momento che conferma la sua tendenza: temi e personaggi ambigui che vogliono suscitare nello spettatore altrettanta ambiguità e dilemmi morali di non poco conto. Se la sfida delle prime due stagioni era l'identificazione del pubblico con il protagonista (un serial killer sociopatico) e con il suo subdolo codice che rappresenta soltanto la copertura del suo bisogno malato di uccidere, la terza stagione propone un approfondimento di questo gioco introducendo un nuovo personaggio: il vice procuratore Miguel Prado (interpretato dal mitico Jimmy Smits) che viene suo malgrado a conoscenza di Dexter Morgan e delle sue abitudini assassine. Il bello è che il vice procuratore non rimane disgustato da Dexter ma anzi ne subisce il fascino finendo per apprezzare la bugia che copre le azioni del protagonista: la presunta sete di giustizia. Ma così come per Dexter quello è solo un alibi, anche il meccanismo che muove Miguel Prado è dapprima un giustizialismo perverso che finisce nello sfociare in pura violenza. Ad un certo punto della serie, allora, diventa chiaro che il personaggio di Smits rappresenta il pericolo stesso che il personaggio di Dexter e la sua personalità borderline possono esercitare sul pubblico che guarda il serial. Miguel Prado siamo noi, noi che abbiamo avuto il coraggio di identificarci in Dexter e arrivare a giustificare le sue azioni e addirittura a tifare per lui quando rischiava di essere scoperto (vedi la seconda stagione), sottolineando come ciascuno di noi può trasformarsi in un feroce assassino coltivando scuse ed alibi che non servono a giustificarci agli occhi degli altri ma più ad essere in pace con noi stessi e ponendo al centro di tutto il rischio che comporta "aprire certe porte che poi è difficile richiudere".
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17.12.08
Masters of Horror (5) McKee, Hooper
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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30.11.08
Masters of Horror (4) Gordon
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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19.11.08
Masters of Horror (3) Carpenter, Medak, Holland
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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15.11.08
Masters of Horror (2) Tsuruta, Landis
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.Family di John Landis. Il migliore degli episodi visti fino ad ora, un piccolo gioiello di costruzione tecnica, lucidissimo nel raccontare la mente perversa di un serial killer e del suo perfetto inserimento nella brillante vita americana moderna (staccionata bianca e giardino non potevano mancare). Arricchito perfino da qualche sottotesto satirico, Family ha pure il pregio di condurre lo spettatore ad un punto prevedibile per poi sorprenderlo con un notevole colpo di scena che, più che destabilizzare, vuole giocare ancora una volta con l'ipocrisia della società contemporanea. A questo punto bisognerebbe riflettere sul fatto che uno dei migliori episodi è stato realizzato da un autore che non si può certo etichettare come regista horror; i suoi colleghi, forse, dovrebbero imparare come farsi ingabbiare in un genere non sia molto salutare. Mantenere la distanza è il miglior modo per osservare ed imparare.
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11.11.08
The Nirvana Boy
(da Corriere.it)
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3.11.08
Masters of Horror (1) Carpenter, Argento, Malone
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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17.10.08
Annozero: la serialità spezzata
Sta avvenendo qualcosa di strano in televisione. E ovviamente faccio riferimento ai serial che io seguo.
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12.6.08
Uno sguardo altrove: The Kingdom (Riget)
Lars von Trier si ama o si odia. Non ci sono vie di mezzo. Io sono uno di quelli che lo ama pur non condividendone le tematiche di fondo, una su tutte l'onnipresenza celata di spiritualità e di dio nelle sue opere. E The Kingdom, a tal proposito,non fa eccezione perché nella sua ricchezza di contenuti (satira, grottesco, critica sociale, horror...) narra pur sempre di vita dopo la morte, di lotta tra bene e male, di esistenza di un mondo altro che si traduce in fede.
Nell'arco di due stagioni di pochi episodi ciascuna assistiamo a tutto ciò in un contesto horror molto serio, di quelli davvero raccapriccianti e spaventosi come non se ne vedono da molto tempo: von Trier, come al solito, si dimostra abilissimo e a suo agio nell'esplorare i più disparati generi e anche qui ci infila aspetti personalissimi per fonderli con i più classici stilemi dell'orrore. La scena finale della prima stagione è impressionante (una donna partorisce un bambino dalle dimensioni di un uomo) mentre su tutta la seconda serie aleggia il personaggio tragico e disgustoso insieme di Fratellino, il bambino nato per essere sacrificato al bene nel modo più orribile. Ovviamente i riferimenti, più o meno celati, a Twin Peaks si sprecano o talvolta sono divertiti ribaltamenti (le introduzioni sibilline della signora del ceppo diventano le chiuse altrettanto bizzarre e non-sense di Lars ad ogni episodio), in ogni caso non sono vere e proprie citazioni ma un rimaneggiamento delle teorie televisive e cinematografiche americane.Avrebbe dovuto esserci una terza serie ma buona parte del cast è nel frattempo defunta e von Trier ha venduto gli appunti del terzo ciclo a Stephen King in occasione del remake americano del serial (non perdete neanche cinque minuti a recuperarlo). Ma non sappiamo se quegli appunti siano mai stati utilizzati da King. Quello che sappiamo è che The Kingdom non lo vedrete mai in televisione (fatta eccezione per le rassegne di Ghezzi su Raitre a notte fonda) e che rappresenta un'eccellente biglietto da visita di von Trier per l'ormai prossimo Antichrist, il primo film horror del regista danese.
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28.5.08
Uno sguardo altrove:In acque profonde di David Lynch
Catching the Big Fish, il libro che porta la firma di David Lynch, è arrivato anche in Italia con il titolo In acque profonde. Non è una vera e propria opera omogenea realizzata dal regista statunitense ma una sorta di raccolta dei suoi pensieri vecchi ed inediti suddivisi in base al tema.
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