19.11.08

Masters of Horror (3) Carpenter, Medak, Holland

Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.

Pro-Life di John Carpenter. Il regista, come ha spesso fatto nella sua carriera, la butta in politica e imbastisce un episodio dal ritmo serrato e che, unico fra quelli visti fino ad ora, si sforza di seguire l'unità di luogo, azione e tempo (una regola che andrebbe sempre tenuta ben presente in televisione). La storia se la prende con il fanatismo religioso che spesso sfocia nella violenza e nel bagno di sangue (se a noi la storia ci pare estranea, in America le aggressioni ai medici abortisti sono tristemente frequenti) ma il risultato finale non mantiene le aspettative: dopo un pò la tensione splendidamente imbastita ad inizio episodio inizia a scemare e l'intelligenza della storia con lei.
The Washingtonians di Peter Medak. Oltre a Family, anche questo episodio diretto da Medak la butta sulla satira; ma se Landis andava molto più sul sottile per non forzare il gioco, la storia di Medak è molto meno velata e continuamente critica nei confronti dell'amministrazione Bush. Peccato che nel fare questo utilizzi una trama completamente sopra le righe, volutamente grottesca ma senza veri e propri spunti horror (se non i banchetti cannibali che però arrivano parecchio dopo i momenti farseschi, perdendo dunque tutta la loro capacità 'gore') e che cerca la risata a tutti i costi. Una ricerca di svolta satirica che non è certo estranea al genere horror ma che qui finisce con l'essere eccessiva ed infruttuosa. L'ultima scena (quella del presidente sulla bancanota) strappa la risata più bella di tutte, svelando così il vero tono dell'episodio.
We all scream for ice cream di Tom Holland. Un evidente omaggio al cinema horror anni '80, quello fatto di storie bizzarre che cercavano il mostro dietro le figure più paciose (qui hanno $unito clown più venditore di gelati), alla stregua della ricerca che c'è oggi di trovare il mostro dietro ogni apparecchiatura tecnologica. Ma anche se l'episodio non è certo un successo di regia e che lo spunto iniziale strappa più di una risata involontaria, siamo davanti a tutto un campionario di citazioni e strizzatine d'occhio a quel decennio in cui l'horror (tranne alcune eccezioni) divenne ferocemente pop. Non un grande periodo ma l'episodio è un omaggio sincero e smaliziato e quindi, dal mio punto di vista, riuscitissimo.

Già visti gli episodi di: Carpenter, Argento, Malone - Tsuruta, Landis
Continua...

1 commento:

Fabs ha detto...

L'episodio dei washingtoniani era proprio una porcheria...