28.12.08
Gone Baby Gone
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27.12.08
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The Mist
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26.12.08
Birth - Io sono Sean
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23.12.08
Caos Calmo
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22.12.08
Sfida senza regole
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21.12.08
FWWM - Le scene eliminate
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19.12.08
La bussola d'oro
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17.12.08
Masters of Horror (5) McKee, Hooper
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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6.12.08
Ve lo meritate Beppe Grillo!
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5.12.08
Stasera andiamo al cinema on demand?
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2.12.08
David Lynch si dà da fare!
Cartier (una sorta d'installazione per il Miami Art Basel), sta portando avanti il progetto di una web-serie per il suo sito ispirato al suo libro sulla Meditazione Trascendentale e infine ha deciso pure di sposarsi in febbraio. Per la quarta volta! La nuova fortunata è Emily Stofle. Se non ricordate chi è, potete dare un'occhiata a INLAND EMPIRE oppure pensare a dove l'avete già vista in compagnia di Lynch.
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Etichette: Cuore Selvaggio, David Lynch, Eraserhead, Fuoco cammina con me, INLAND EMPIRE, Twin Peaks, Velluto Blu
1.12.08
1 dicembre:giornata mondiale contro l'Aids
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30.11.08
Masters of Horror (4) Gordon
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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26.11.08
All'arrembaggio!
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Etichette: sul cinema
24.11.08
Frames: Twin Peaks
(Chi conosce la storia di questo fotogramma, conosce la storia di Twin Peaks)
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23.11.08
Ipse dixit
"Coriacea e affusolata come un cipresso."
Mario Sesti su Angelina Jolie in Changeling, da FilmTv
"Massimo Boldi è meglio di Nanni Moretti, almeno il primo fa ridere!"
Mara Carfagna (Ministro per le pari opportunità) da Repubblica.it
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22.11.08
Riusciranno i nostri eroi...?
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19.11.08
Masters of Horror (3) Carpenter, Medak, Holland
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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16.11.08
Il sostituto sarà un giovane virgulto...come Rondi!
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15.11.08
Masters of Horror (2) Tsuruta, Landis
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.Family di John Landis. Il migliore degli episodi visti fino ad ora, un piccolo gioiello di costruzione tecnica, lucidissimo nel raccontare la mente perversa di un serial killer e del suo perfetto inserimento nella brillante vita americana moderna (staccionata bianca e giardino non potevano mancare). Arricchito perfino da qualche sottotesto satirico, Family ha pure il pregio di condurre lo spettatore ad un punto prevedibile per poi sorprenderlo con un notevole colpo di scena che, più che destabilizzare, vuole giocare ancora una volta con l'ipocrisia della società contemporanea. A questo punto bisognerebbe riflettere sul fatto che uno dei migliori episodi è stato realizzato da un autore che non si può certo etichettare come regista horror; i suoi colleghi, forse, dovrebbero imparare come farsi ingabbiare in un genere non sia molto salutare. Mantenere la distanza è il miglior modo per osservare ed imparare.
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13.11.08
Le foto di Lynch a Roma
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11.11.08
The Nirvana Boy
(da Corriere.it)
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8.11.08
Dio, patria e famiglia
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3.11.08
Masters of Horror (1) Carpenter, Argento, Malone
Masters of Horror si compone di due stagioni durante le quali nomi accreditati del cinema internazionale hanno dato libero sfogo alla propria vena horror.
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2.11.08
Cartoline da Roma - 2 e fine
- I vincitori li trovate qui. Sono molto perplesso sui voti espressi dal pubblico, un sistema partito male e corretto in corsa come ammesso dagli stessi organizzatori.
- E' partita una feroce guerra di cifre: chi parla di debacle, chi parla di successo. Quello che ho visto io: molta meno gente durante il giorno, solito casino alla sera. Il calo di presenze, secondo me, era visibile ad occhio nudo.
- L'organizzazione quest'anno si è superata: file ai botteghini onnipresenti, biglietti per gli eventi perennemente terminati, una security ossessiva manco fossimo tutti obiettivi di Al Qaeda.
- Il badge di quest'anno costava uguale all'anno scorso ma con molti privilegi in meno; ad esempio noi badge blu non potevamo più entrare liberamente alle conferenze stampa come l'anno scorso ma sorbirci le solite e stancanti (e ridicole) rush line. Non solo, qualche volta pretendevano pure di assegnarti il posto (in piccionaia, ovviamente). Le cose sono due: o si è voluto allontanare il pubblico da quegli eventi o la stampa si è lamentata di dovesi mischiare con la plebe. Delle due, quale secondo voi?
- Anche quest'anno si sono spacciati come il festival che offre l'opportunità al pubblico di partecipare a quegli eventi che normalmente gli sono preclusi agli altri festival. Nei due anni precedenti ci erano riusciti, quest'anno hanno deluso alla grande, anche per i motivi appena descritti sopra.
- I red carpet sembravano il deserto nel west. Ad eccezione di Al Pacino, c'era sempre poca gente e perfino i fotografi sbadigliavano non sapendo chi fotografare (ho evitato di inserire Twilight e High School Musical 3 perché hanno sì avuto il bagno di folla ma si tratta di ragazzini urlanti e deliranti, perciò...)
- Il wi-fi all'auditorium è una chimera. Di quelle nere! A meno che non paghi! Il personale dislocato nei vari punti dell'auditorium non sa mai nulla di quello che gli chiedi: non ti sanno dire perché il wi-fi non funziona, anzi non sanno manco che c'è il wi-fi all'auditorium!
- Ho incrociato la Detassis tutti i giorni. Volevo lamentarmi con lei per tutti i disservizi. Poi incontravo Maigrelli e volevo lamentarmi con lui. Poi incontravo Sesti e volevo lamentarmi con lui. Alla fine mi sono lamentato con il tizio che mi vendeva il giornale tutti i giorni.
- Gli ultimi tre giorni sono stati funesti: nubifragi a non finire e proteste degli studenti che paralizzavano la città. A proposito, ho girato Roma in macchina per dieci giorni: il tom-tom è una macchina infernale e che istiga alla violenza!
- Non so se voglio tornarci l'anno prossimo. Se questa era l'edizione nella quale Rondi non aveva messo mano, non oso immaginare quella dove lui ci mette la faccia!
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Kill Gil 2 e 1/2 (Rome FilmFest 2008)
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Etichette: Gil Rossellini, Kill Gil 2 e 1/2, Roma 2008
31.10.08
Effedia - Sulla mia cattiva strada
Fabrizio De Andrè l'ho scoperto tardi, che se ne era già andato. Anzi, è stato proprio il grande clamore intorno alla sua morte a farmelo conoscere. Da quel giorno di gennaio di dieci anni fa l'ho trovato e non l'ho più abbandonato o forse è lui a non avermi più abbandonato. Il fatto è che mi manca, mi manca proprio come potrebbe mancare un vecchio amico o un buon padre. Per questo mi risulta difficile essere pragmatico ed imparziale sul documentario di Teresa Marchesi presentato al festival.
Documentario che ha fra i suoi punti di forza quello di essere il primo autorizzato e prodotto da Dori Ghezzi e ciò significa garanzia di verità sulla figura complessa che era Fabrizio. Non è certo un documentario originalissimo: diviso in capitoli, si sforza di commuovere a tutti i costi (e vedere Franco Battiato che scoppia a piangere mentre si esibisce è davvero un colpo al cuore!) mentre è molto più apprezzabile la totale assenza di una voce fuori campo narrante: alla fine il vero colpo di genio è far parlare solo Fabrizio De Andrè attraveso interviste note ed inedite o attraverso la sua musica. Ecco allora che emerge il carattere 'eroico' del film che non vuole scavare morbosamente nella vita dell'artista (il documentario rimane abbastanza pudico anche sui quattro mesi di sequestro che il cantante e sua moglie hanno subito) ma lascia che sia l'artista stesso a parlare come in una lunga confessione che non dice tutto ma di certo esprime molto.
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30.10.08
El Artista (Rome FilmFest 2008)
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Etichette: Cohn, Duprat, El artista, Roma 2008
When a man comes home (Rome FilmFest 2008)
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28.10.08
Collin Farrel e Gavin O' Connor in conferenza stampa
La battaglia della migliore conferenza stampa la vincono Colin Farrell e Gavin O' Connor per Pride and Glory: affabili, disponibili e per nulla annoiati, i due rispondono come fiumi in piena alle domande dei giornalisti. Al termine Farrell concede molti autografi mentre Gavin O' Connor continua a riprendere tutto con la sua telecamera e scambia quattro chiacchiere con chi gli fa ancora qualche domanda da sotto il palco (ad una ragazza che vuole mandargli soggetti gli dà un indirizzo e-mail).
temi del film ma davvero di tutto. Così si è formato un feeling molto importante tra di me e gli attori che ci ha permesso di lavorare con molta serenità e tenendo a mente gli obiettivi del film." E' vero che Norton è difficile da gestire? "Edward è un grande professionista e spesso nella ricerca delle perfezione può diventare eccessivo, qualche volta sul set lo avrei strozzato. Ma in realtà è una gran brava persona, soprattutto generoso: mi è capitato di chiamarlo la domenica sera (quando non si lavora) e chiedergli una mano per una scena dell'indomani che non mi convinceva e lui subito si precipitava da me. Questo non è da tutti." Sullo stile del film: "i piani sequenza, le soggettive, le macchine da presa a mano sono tutte scelte ben precise per dare allo spettatore l'impressione di essere nella storia e di non stare semplicemente seduto a guardare un film. Abbiamo cercato il realismo: mio padre stesso era un poliziotto di New York quindi sappiamo bene quello che abbiamo messo in scena." E gli amici poliziotti come l'hanno presa? "Hanno apprezzato molto il film."
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Pride and Glory (Rome FilmFest 2008)
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26.10.08
La duchessa (Rome FilmFest 2008)
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25.10.08
Ed Harris e Viggo Mortensen per Appaloosa
“E’ un film che non vuole essere a tutti i costi moderno, un vero e proprio omaggio ai western di un tempo e soprattutto ai personaggi che lo popolavano.” Così Ed Harris presenta la sua creatura, Appaloosa, accolta da un entusiasta applauso alla proiezione riservata per la stampa. Affiancato da Viggo Mortensen, i due vanno orgogliosi del film realizzato e dalla resa dei loro personaggi sul grande schermo.Le domande dei giornalisti vertono su due elementi preponderanti nel film, l’ironia e l’importanza del ruolo maschile a scapito di quello femminile. “L’ironia è assolutamente voluta ed è un merito del romanzo dal quale è tratto il film: l’85% dei dialoghi sono stati tratti dalle pagine scritte così come erano” sottolinea Harris. “La mia preoccupazione come regista era di riprendere soprattutto i paesaggi. Non mi sono sentito sotto pressione durante la lavorazione
se non nelle decisioni di budget: è sempre una responsabilità utilizzare soldi che qualcuno ti ha affidato per girare il film.” Interviene Mortensen: “guardando il film si ha l’impressione di avere avanti un’opera molto costosa, invece è un film costato relativamente poco, quasi un budget da pellicola indipendente.” Un progetto nel quale l’attore ha molto creduto: “un film che vuole solo raccontare una storia e non assumere chissà che posizioni morali. Certe espressioni usate dai protagonisti o certi loro atteggiamenti possono risultare molto poco condivisibili, ma il film è ambientato in un’epoca e in un luogo dove la legge spesso bisognava farla giorno per giorno.”Un film di eroi. E quando qualcuno chiede ad Harris se ci siano ancora di questi eroi in America, la risposta dell’attore e regista è secca: “Abbiamo la Palin, no?”
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Appaloosa (Rome FilmFest 2008)
Appaloosa di Ed Harris
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24.10.08
8 registi contro la povertà
L'immancabile film di impegno civile di ogni buon festival è qui a Roma nelle vesti di 8, film corale con otto registi diversi: a ciascuno il suo segmento dedicato ad uno degli otto obiettivi mondiali per ridurre la preoccupante povertà che afflige il nostro pianeta. Alla conferenza stampa di presentazione si sente la mancanza di Gus Van Sant (e forse è un bene visto che il segmento più disprezzato sembra essere stato proprio il suo) mentre i registi presenti non si sottragono alle domande e all'importante causa civile che li ha portati verso questo progetto.
Mira Nair "eppure per affrontare il mio episodio, quello della liberazione culturale delle donne, non potevo immaginare storia più adatta." Il giovanissimo Bernal sembra sparire fra i grandi che lo circondano; sprofondato nel suo divano senza l'ausilio del traduttore ("mi sto esercitando con l'italianio") si dichiara molto orgoglioso e fortunato ad aver partecipato ad 8: "non solo per l'onore che si ha ad avere il proprio nome accanto a dei mostri sacri della cinematografia mondiale, ma anche per l'importanza di questo progetto e dei suoi scopi. E' un film che andrebbe fatto girare il più possibile."
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Etichette: Gael Garcia Bernal, Gus Van Sant, Incontri ravvicinati, Jane Campion, Roma 2008, Wim Wnders
David Cronenberg - Mutazione regista/fotografo
David Cronenberg arriva in notevole ritardo ma si fa perdonare: le sue risposte sono ricche, ben articolate ed approfondite (e comunque nessuno osa sollevare obiezione alcuna al ritardo). E' al Festival di Roma per incontrare il pubblico e presentare una mostra fotografica particolare: 50 immagini tratte dai suoi film digitalmente rielaborate dallo stesso regista (con l'aiuto del figlio Brandon) per trasformarle in nuove opere d'arte, non fotogrammi ma immagini che hanno un'indipendente vita dal film che le ha generate.Gli argomenti sono vari ma il sottofondo è sempre uno: la trasformazione, la mutazione che da sempre ossessiona i suoi film; la risposta del regista è ad effetto: "noi umani non siamo altro che animali che si sforzano in ogni modo di trasformarsi in qualcos'altro che sia distinto dall'animale. Ma ci vorrebbe un bel pò per affrontare questo tema ricorrente dei miei film..." Qualcuno ben pensa di tirare in ballo una vecchia dichiarazione di Cronenberg sull'ultimo film di Kubrick: "è vero, ai tempi ho detto che se Kubrick era morto senza lavorare al missaggio del film, allora quell'ultimo film è da ritenersi incompleto. Il regista si occupa di questi particolari che sono ciò che fanno la differenza; il sonoro, poi, è di una importanza capitale: se provate a vedere un film dove non c'è alcun effetto audio, vi accorgerete di avere davanti qualcosa di anormale, di anomalo. Ecco allora che la cura di queste cose è il mestiere del regista, anche perché anche il più piccolo particolare audio può fare la differenza. Dunque, se Kubrick non si è occupato del missaggio, allora Eyes Wide Shut è da ritenersi incompiuto." E del suo ormai prossimo esordio come autore letterario? "Tempo fa qualcuno mi ha detto che dovrei scrivere un libro. Il che è curioso perché io sto qui nelle vesti di regista quando invece avrei voluto fare lo scrittore. Allora adesso ho scritto finalmente un libro che vedrà la luce ormai prossimamente in diversi paesi. Il problema è che fino ad ora ho scritto solo 60 pagine e comunque non parlo volentieri dell'argomento. Di certo non sarà un libro alla Stephen King!"
In sala si respira aria di fanatismo, i presenti ridono di gusto alle battute di Cronenberg (soprattutto Anselma Dell'Oglio!). Qualcuno chiede a Cronenberg se ritiene idonea la distinzione tra cinema di nicchia e popolare: "non amo quei termini e non capisco la distinzione. Il compito di un regista è mirare ad un pubblico il più vasto possibile perché si suppone che si abbia un messaggio da veicolare, qualcosa da dire. Non ha senso indirizzarsi solo ad una nicchia" e in questi Cronenberg gioca in casa visto che i suoi film pur avendo una forte componente cerebrale, risultano essere comunque molto popolari. "Una volta Oliver Stone mi ha chiesto cosa si prova ad essere così marginali!"
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Etichette: David Cronenberg, Incontri ravvicinati, Roma 2008
23.10.08
Incontro stampa L'uomo che ama: Maria Sole Tognazzi, Favino, Bellucci, Rappaport, Carmen Consoli
L'uomo che ama è il film di apertura di questa terza edizione di Roma. Alla regia c'è Maria Sole Tognazzi che dice di voler "mettere in scena qualcosa di inusuale nella narrativa: la sofferenza per amore dell'uomo. Perché gli uomini che soffrono esistono, solo che non si fanno vedere o non vengono raccontati." Favino, protagonista della pellicola, conferma le intenzioni e gli obiettivi della Tognazzi: "è vero. Anche io ho sofferto, sono stato lasciato oppure ho lasciato, ho sofferto oppure ho fatto soffrire. E' una realtà che è stata raccontata già altre volte: la differenza la fa il modo in cui viene raccontata. Credo che Maria Sole abbia utilizzato un approccio inedito." Ksenia Rappaport, suggerita da un giornalista, tira in ballo nomi importanti come Checov ma la Tognazzi subito si schernisce. Gran parte dell'attenzione è per Monica Bellucci (e per gran parte dell'attenzione si intende le domande più sceme che un giornalista cinematografico possa fare) ma l'attrice ce la mette tutta per schivare certe idiozie facili da dire e cerca di spostare l'attenzione sul film: "è un film importante anche dal punto di vista femminile; mette in scena non solo la sofferenza di Favino ma anche quella femminile, in questo caso del mio personaggio nel quale ho riconosciuto molte delle mie fragilità. Maria Sole è una mia amica e credo che abbia inserito parte di me nella donna che interpreto." Presente in sala anche Carmen Consoli che firma la colonna sonora del film: "è la mia prima volta e abbiamo adottato un metodo un pò inusuale. Alcune canzoni erano pronte ancora a riprese in corso" e infatti, dice la Tognazzi, gli attori ascoltavano i brani come fase preparatoria all'interpretazione. "Sta di fatto che sono stata molto coinvolta da ciò che viene narrato" continua la Consoli "e mi sono ritrovata ad amare l'uomo che ama. L'ho sentito diventare una parte di me."
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Etichette: Incontri ravvicinati, Roma 2008










