28.12.07

Funny Games

Funny Games di Michael Haneke
(1997) Aus

Non si può capire l'imponenza di questo film se non guardandolo. Non si può comprenderne l'altissima dose di violenza che lo caratterizza solo scrivendone. Non si può afferrare il suo senso più intrinseco se non arrendendosi alla sua messa in scena. La trama è presto detta: due ragazzi prendono in ostaggio una famiglia (madre, padre e figlioletto) nella loro casa estiva, isolata e nei pressi di un lago e propongono loro una scommessa: "entro al massimo le prossime 12 ore sarete tutti e tre morti. Scommettiamo?"
Funny Games è un film che disturba, inquieta e comincia a farlo non quando si intuisce cosa sta per succedere ai protagonisti ma bensì quando uno dei rapitori si volta verso la macchina da presa e ammicca complice verso lo spettatore. In quel momento, in quel preciso momento, si instaura la dinamica principe del film: sta per consumarsi davanti ai nostri occhi una tragedia che gronda violenza (e ci fa male perché noi patteggiamo per la famiglia, ovviamente) e noi la stiamo guardando. Siamo noi le vittime di quella violenza e non ne possiamo uscire: stiamo lì a sperare che qualcosa accada e che le vite dei protagonisti vengano salvate ma ciò non accade. E quando accade, Haneke fa l'impensabile: riavvolge il nastro e torna indietro per far sì che non ci si possa sottrarre all'esito disperato di una feroce scommessa.
Funny Games è tutto qui: un'ora e quaranta di insistita violenza fisica e psicologica (fra l'altro raramente assistiamo a momenti gore, in quanto gli atti violenti rimangono sempre fuori campo) che tortura lo spettatore, perché è ciò che vuole prima di tutto.
P.S. Haneke sarà egli stesso il regista del remake americano di questo film, con un cast composto da Tim Roth, Naomi Wats, Michael Pitt e Brady Corbet. Sarà interessante confrontarli, visto che a leggere le intenzioni del regista e a vedere il trailer, si intuisce che le due opere saranno praticamente gemelle.

A proposito di Dexter e di qualcos'altro...

Nel precedente 'Sguardo altrove' dedicato a Dexter, concludevo sottolineando la più grossa sfida a cui si sottoponeva il serial: l'identificazione pressoché impossibile degli spettatori con il protagonista, un serial killer sociopatico. A fronte della visione delle due stagioni fino ad ora prodotte di Dexter, mi devo ricredere: l'identificazione c'è ed è fortissima, visto che si finisce a tifare fortemente a favore di Dexter ogni qual volta la sua 'identità segreta' è in pericolo.
Siamo di fronte alla dimostrazione, insomma, che dei bravi autori riescono a portare dove vogliono chi vogliono. La dimostrazione della potenza del medium televisivo, semmai ce ne fosse bisogno. Io mi arrendo e soccombo: Dexter è un gran bel telefilm.

27.12.07

Il grande capo

Direktøren for det hele di Lars von Trier
(2006) Dan\Isl\Eng\Rus

Quando andai al cinema a vedere INLAND EMPIRE, c'era un tizio seduto dietro di me che parlava al telefono prima della proiezione e diceva: "domani vado a veder Il grande capo, è una commedia fatta da uno che non capisce nulla di commedia." Mi dispiace per quel tizio ma Il grande capo è la dimostrazione che von Trier è una specie di Tarantino danese, uno cioè che ha una cultura del cinema talmente approfondita da poter fare un pò quel che vuole (e con risultati migliori di Tarantino, a volerla dire tutta). Questo film è una riuscitissima commedia dai toni satirici ma a dispetto della trama (tutta ambientata in un posto di lavoro), la satira non è rivolta tanto al capitalismo quanto all'universo della finzione recitativa e dunque tutta l'arte drammatica. La satira di von Trier si concentra non tanto sulla codardia del presidente d'azienda che assume un attore per scopi piuttosto bizzarri quanto sull'ossessione dell'attore di calarsi nella parte rendendo ancora più difficile il tutto. Senza trascurare battute sui rapporti tra Islanda e Danimarca. E si ride, altrochè se si ride, è una commedia stilisticamente perfetta. Ma il tocco di von Trier c'è e si sente: l'esperimento di affidare la posizione della macchina da presa al caso mediante un computer non mi sembra riuscitissima, mentre è fantastica la voce fuoricampo del regista stesso che presenta, dirige e conclude la storia facendo di noi pubblico soggetti della sua stessa satira.
E' il solito von Trier, insomma, che indaga l'elemento cinema esplorando e rielaborando un genere (che non gli è poi così estraneo, vedi The Kingdom) e servendosi dei suoi topos per costruire il suo personalissimo punto di vista.

24.12.07

Il remake di Dune

Il terzo film di David Lynch, Dune, avrà un remake. La notizia, circolata per giorni, è stata confermata da colui che sarà il regista del nuovo film, Peter Berg. Il regista ha dichiarato che la macchina produttiva è già partita e che non appena lo sciopero degli sceneggiatori volgerà al termine, incaricherà qualche autore di scrivere un adattamento della saga letteraria.
Ricordiamo che Dune è probabilmente il film meno riuscito di Lynch, poichè gli fu direttamente affidato dalle mani di Dino De Laurentiis e dunque non partorito come una sua idea. La saga, inoltre, propone tanto di quel materiale da far tremare le gambe anche al regista più esperto, ma Lynch accettò il progetto a patto che De Laurentiis includesse nel contratto l'impegno a produrre un altro film che gli ronzava in testa, quello che sarebbe divenuto Velluto Blu. Non solo, ma Dune ha rappresentato anche l'opportunità di Lynch di lanciare un attore esordiente da lui personalmente scelto che sarebbe poi divenuto suo grande sodale, ovvero Kyle MacLachlan, e al tempo stesso la possibilità di sfogare il suo talento visionario mettendolo al servizio di una saga che a livello visuale aveva molto da offrire.

23.12.07

4 a 0 per gli sceneggiatori: colpo di scena a Desperate Housewives

Si era parlato di un accordo raggiunto in gran segreto e pronto ad essere firmato per Natale ed invece il tutto si è risolto in un nulla di fatto e nel continuo ad oltranza dello sciopero degli sceneggiatori americani. E adesso il punto è che dopo gli show sospesi, dopo il rinvio di qualche film fra cui pezzi grossi come Angeli e demoni, gli effetti dello sciopero arrivano a colpire anche il prodotto di punta delle tv, ovvero i serial. Ad esempio, la quarta stagione di Lost invece dei previsti 16 episodi ne avrà soltanto 8 e lì si concluderà la stagione in attesa di sviluppi. Stessa sorte per Heroes che Ha fatto in tempo ad arrivare alla messa in onda dell'episodio 11 della seconda stagione; gli episodi 12 e 13, già pronti, molto probabilmente non verranno mandati in onda ma tenuti in serbo come episodi iniziali di una terza stagione, sciopero permettendo.
Ma il danno più grande dello sciopero (già annunciato da Marc Cherry) è a scapito di Desperate Housewives. In America è attualmente in onda la quarta stagione che da qualche settimana si è fermata all'episodio 9: chiunque come me la stia seguendo in contemporanea con l'America, sa benissimo che ciò che accade in quell'episodio è quanto di più impensabile si sarebbe potuto prevedere per la serie e l'ultima, straziante (garantisco, davvero da brividi!) scena dell'episodio si chiude con un punto interrogativo enorme. Sembra, però, che il 6 gennaio andrà in onda il decimo episodio che forse darà una risposta definitiva al tutto; non solo ma l'episodio 10 sarà anche l'ultimo della stagione: attori e maestranze sono già stati mandati a casa. A questo punto ci sarebbe da chiedersi se il finale del nono episodio sia stato profetico o era già stato tutto preparato in previsione dello sciopero.

22.12.07

Non esistono più le comparse di una volta...

Leggo su Repubblica una vicenda davvero particolare: sembra che un tizio della provincia di Pesaro qualche tempo fa abbia abbandonato moglie e figli per fuggire con l'amante, sparendo nel nulla e facendo completamente perdere le sue tracce; e secondo la moglie, portandosi via pure 50.000 euro dal negozio di famiglia. Ora succede che il tizio sembra sia stato ripreso durante una crociera dalla macchina da presa di Neri Parenti, che su quella nave stava girando proprio Natale in crociera, attualmente in tutti i cinema d'Italia. Ed è stato riconosciuto dai suoi compaesani. Ed era pure in compagnia dell'amante con cui intraprese la clamorosa fuga.
Ora, però, non ho capito bene cosa succederà. Pensavo che il tizio ripreso avesse diritto a fare causa al film (premesso che i produttori, al momento di girare sulla nave, non abbiano preso le dovute precauzioni legali) ed invece mi pare di capire che sarà la moglie abbandonata a tutelare la propria immagine a scapito del cinepanettone campione d'incassi, visto che l'ultimo clamoroso capitolo di questa storia ha creato non pochi pettegolezzi nella comunità dove vive la signora.
Lo so che questa non è neanche una notizia cinematografica, però sarebbe interessante sapere come andrà a finire questa storia e se si creerà un precedente pericoloso nei confronti della cinematografia. E poi è anche divertente far notare come la trama del film coincida per certi aspetti con la vicenda reale.

21.12.07

Mio fratello è figlio unico

Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti
(ITA) 2007

Probabilmente questo è il buon esempio di film italiano a cui il battage pubblicitario ha fatto più male che bene. Ai tempi, infatti, il film fu lanciatissimo come il ritratto di un periodo penoso dell'Italia, quel periodo in cui gli estremismi di destra e sinistra arrivarono al loro apice producendo violenza e in molti casi pure morte. Peccato che di questo tema il film fa uno uso piuttosto banale, particolarmente arrangiato: rimane sullo sfondo (e per questo superfluo) perché in realtà il film narra la storia di Accio (un magnifico Elio Germano), delle sue mille sconfitte subite alla ricerca di un'identità negata, all'ombra del fratello maggiore Manrico (bravo Riccardo Scamarcio). Visto che lo sviluppo dei personaggi e della loro storia si può definire ottimo (merito della sceneggiatura), si vorrebbe che anche allo sfondo storico si fosse dedicata maggiore attenzione. Ma bisogna accontentarsi. E tutto sommato il film è piacevolissimo; Luchetti non applica una regia eccessivamente invasiva e ha la notevole capacità di far affezionare lo spettatore ai personaggi fin da subito. Magari nel finale eccede nella ricerca della lacrima facile a tutti i costi e ci può stare, ma c'è anche un fortissimo valore liberatorio nell'ultimo atto, una sorta di precisa volontà nel lasciarsi tutto alle spalle; non ignorando la storia (questo non andrebbe mai fatto) ma quanto meno ad elaborarne il buono e il cattivo che ha da offrire. E in tutto questo, ci sono Angela Finocchiaro e Zingaretti che offrono due interpretazioni eccellenti.

19.12.07

La promessa dell'assassino

Eastern Promises di David Cronenberg
(2007) Gb/Can

E rieccolo Cronenberg, a poca distanza dal riuscito A History of Violence, riprendere fra le mani una storia stavolta fortemente voluta e non assegnatagli e farne una rapida ma inquietante incursione nella mafia russa con sede a Londra.
C'è da dire, innanzitutto, che Cronenberg dà una collocazione precisa alla storia (la capita dell'Inghilterra) pur rendendola totalmente anonima; si fatica, infatti, a riconoscere Londra e le sue strade e questo provvede a creare un'atmosfera di perdizione o, ancora di più, di smarrimento. A questo si affiancano i crismi di una storia classicheggiante, quasi noir, che però del classico non ha nulla. Intendiamoci, non ha neanche nulla di innovativo questo film ma la capacità di Cronenberg di spostare ogni pezzo del puzzle verso le sue prerogative (la violenza, il sangue, il corpo sfregiato e mutato a forza di tatuaggi) è encomiabile: tiene desta l'attenzione dello spettatore seguendo i risvolti di una storia molto più solida del precedente A History of Violence e per questo più credibile ed avvincente. Probabilmente quel film era molto più significativo, questo invece è di certo più efficace: la brutalità del mondo di Cronenberg non nasce per caso, ha un principio e segue uno sviluppo; il sangue che abbonda non è mai compiaciuto ma è anzi parte integrante della storia. Come la scena della sauna, ne hanno parlato così tanto che non sai cosa aspettarti; poi la vedi e capisci tutto: è una scena micidiale, girata con un'intelligenza che pochi si possono permettere, un balletto dove il sangue e il corpo nudo di Viggo Mortensen vanno a braccetto, una scena coreografata in maniera eccellente, che ti lascia senza respiro e solo quando è finita ti rendi conto che non c'era musica a tenerti tesi i nervi, non c'era dialogo o quant'altro: solo uomini e violenza, corpi contro corpi, un uomo con la disperata volontà di mantenersi in vita.
Questo Eastern Promises, lo devo dire, lo preferisco al precedente di Cronenberg. E Naomi Watts è sempre splendida.

P.S. CON MEZZO SPOILER: come al solito, la traduzione italiana del titolo non solo è piuttosto fantasiosa ma stavolta dopo quasi mezz'ora di film ti fa già capire dove si vuole andare a parare nei riguardi del protagonista. Complimenti!

17.12.07

2 anni di Mulholland Blog

Non c'ho perso più di 5 minuti a farlo, perciò perdonate la scadente qualità. =)

14.12.07

Zodiac

Zodiac di David Fincher

(2007) USA

Che classe, gente! E ce ne vuole di classe per dirigere un piccolo gioiello come questo. E forse una sceneggiatura così bella non poteva capitare in mani migliori di quelle di David Fincher. Il regista americano, a cinque anni dal sempliciotto Panic Room, ritorna in pista con uno dei film più belli ed interessanti dell'intero 2007, con una storia ispirata a fatti realmente accaduti (l'inquietante parabola del serial killer Zodiac). E a proposito della vera storia di Zodiac, il primo grandissimo merito di Fincher è quello di realizzare una perfetta ricostruzione dei fatti, nel senso che anche chi non sa nulla del serial killer Zodiac se non che è realmente esistito, si rende conto di avere davanti agli occhi una ricostruzione pressoché perfetta di tutto ciò che è accaduto in quei lunghi anni di caccia al mostro. Un mostro che segnò una sorta di perdita dell'innocenza per l'America, che gettò quell'ombra di insicurezza e paura sul popolo statunitense che da allora è sopravvissuta fino ad oggi. David Fincher ci racconta anche di questo senza perdere di vista l'aspetto più carismatico del film, ovvero le indagini sul serial killer. In questo ambito, è il cast a farla da padrona: Gyllenhaal bravo, Robert Downey Jr. bravissimo, Mark Ruffalo altrettanto e perfino i comprimari lasciano il segno nella brevità dei loro ruoli. A tutto il resto ci pensa Fincher: fotografia sbiadita, quasi d'epoca; montaggio lineare praticamente perfetto, mai una sbavatura. E quando entra in scena Zodiac, Fincher dà il meglio di sé e costruisce una serie di sequenze che hanno qualcosa da insegnare a chiunque: un taxi illuminato solo da un lampione; una donna e il suo bambino a bordo di un'auto guidata dal mostro; una giovane coppia sconvolta nella quiete di un eden. E una delle ultime scene, il gioco di sguardi fra due uomini, ripaga anche della lunghezza dell'opera.
Imperdibile.

12.12.07

Paranoid Park

Paranoid Park di Gus Van Sant
(2007) USA

Forse Gus Van Sant è rimasto l'unico in America a credere ancora nell'importanza di indagare nel disagio adolescenziale, quel malessere che un pò tutti vogliono ignorare e che invece sta lì come un 'elefante' in salotto (ogni riferimento è casuale); quel malessere che può portarti a diventare così sensibile a tal punto da perdere sensibilità su ogni cosa, anche sulla possibilità di togliere la vita ad un altro essere umano. E' questa la trama di Paranoid Park: il sedicenne Alex commette una bravata che costa la vita ad un uomo e si troverà a fare i conti con la sua coscienza mentre un poliziotto sta cercando di stanarlo (una trama che è solo pretesto laddove lo sguardo cinematografico di Van Sant va a buttare l'occhio sulla deriva morale adolescenziale, soffocando un disperato grido d'attenzione per i ragazzi). In Paranoid Park si può parlare di trama, cosa che lo distingue nettamente dai film precedenti di Van Sant, dove le ombre dell'adolescenza erano indagate quasi con pudore (Elephant) o solo evocate nella giovinezza di un rocker (Last Days); Altre differenze con il passato: un'attenzione decisamente rinnovata per musiche e suoni e per l'utilizzo delle luci. Le luci, per l'appunto, sono forse il pezzo forte del film; la scena della doccia di Alex è decisamente emblematica: due movimenti di macchina e luci che lentamente virano sul buio per poi inondare di bianco. Il regista, insomma, riesce a tradurre in immagini tutto il terremoto interiore del ragazzo. Infatti il film non segue uno sviluppo lineare ma si attiene agli sbandamenti del protagonista: per questo il montaggio e la narrazione sono frammentati e per questo il punto di vista della storia talvolta si inclina a tal punto che, pur essendo una narrazione in prima persona, sembra assumere un sguardo altrui. Sguardo che non esiste perché Gus Van Sant si guarda bene dal giudicare Alex, preferendo solo raccontare la sua storia senza eccessi da patema o autocompiacimenti autoriali. Insomma, per usare le parole del regista stesso: "è Delitto e castigo sugli skateboard". E attenzione: il mondo degli skater non è centrale ma solo marginale, è solo un'altra espressione di un branco del quale Alex vuol sentirsi parte.
Se non si fosse capito, Paranoid Park mi è piaciuto moltissimo. Non è altrettanto efficiente come Elephant, ma ad ogni opera Gus Van Sant sembra maturare. Questo non significa che ogni film è meglio del precedente ma che la sua parabola sperimentale non si è mai fermata e questo gli fa onore. E il senso d'amarezza che ti impasta la bocca sui titoli di coda è qualcosa difficile da evocare in un film, è la consapevolezza che la vita di Alex è incappata in un incidente che lo sconvolge ma che resta marginale, perché prima viene lui, il suo mondo, la sua vita. Il disagio adolescenziale, appunto. Quando scendi a patti con la scoperta che non sei solo al mondo e che di questo te ne devi fare una ragione.

11.12.07

3 a 0 per gli sceneggiatori

Non c'è storia, gente. Gli sceneggiatori americani in sciopero sono destinati a vincere la loro battaglia. Perché uno degli elementi fondamentali di successo per uno sciopero è portare dalla propria parte l'opinione pubblica; e chi meglio di una mandria di sceneggiatori televisivi e cinematografici può riuscire in questo intento? Ne sono la prova la serie di cortometraggi girati e pubblicati su apposito sito per perorare la causa degli scioperanti: una sfilza di star che solidarizza con gli sceneggiatori e mette a disposizione il proprio volto. I corti, oltre che ad essere divertentissimi, ti fanno vedere il rischio di paralisi che corre l'industria cinematografica e televisiva hollywoodiana. Vediamo così, ad esempio, Woody Allen in completo silenzio che non proferisce nessuna delle sue leggendarie battute, o i coniugi William H. Macy e Felicity Huffman che fanno volare via il tempo fischiettando nervosamente, o ancora David Schwimmer in trepidante attesa di vedere la sua fidanzata carcerata, salvo poi scoprire non avere nulla da dirle. E ancora, Tim Robbins che avvia una bomba con timer e attende l'espolosione trattenendo a stento gli sbadigli. Insomma, corti arguti e intelligenti, sui quali vince indubbiamente quello con Chazz Palminteri e Susan Sarandon: i due interpretano una scena drammatica a suon di "bla, bla, bla". Eccolo qui sotto.

10.12.07

Salvatores+Ammaniti:Come dio comanda

Come già si è detto, il nuovo film di Gabriele Salvatores sarà l'adattamento cinematografico del best-seller di Niccolò Ammaniti, Come dio comanda. Si tratta di un sodalizio già sperimentato e che ha prodotto l'ottimo Io non ho paura. Questa volta i due si metterano a lavoro nell'ottica di realizzare "un film diverso dal libro" hanno spiegato, "abbiamo deciso di incentrare la storia sul rapporto padre-figlio, realizzando un film diretto, tagliente, il più realistico possibile, con la macchina da presa in funzione osservante."
I protagonisti della pellicola saranno l'ormai lanciatissimo Elio Germano e Filippo Timi, già visto nello stancante In memoria di me.

7.12.07

Michelle Williams per Scorsese

Nuovo arrivo nel cast di Shutter Island, il nuovo film di Martin Scorsese che vede protagonista il suo pupillo Leonardo Di Caprio. Si tratta di Michelle Willams che dai tempi di Dawson's Creek ne ha fatta di strada e attraverso film come Brokeback Mountain e Io non sono qui, si è fatta le ossa per questa grossa occasione che la vede recitare nel ruolo della moglie del protagonista Di Caprio. Al loro fianco, Mark Ruffalo e Ben Kingsley. La trama? Di Caprio è un agente federale che deve indagare sulla scomparsa di una detenuta di un manicomio criminale, situato proprio sull'isola che dà il nome al film.

6.12.07

Muccino tenta il bis

Che Gabriele Muccino piaccia o no, resta per ora il regista contemporaneo che più attira gli investimenti di Hollywood. Muccino, infatti, sta preparando il secondo film americano sempre sotto la protezione di Will Smith che anche questa volta sarà sia produttore che protagonista del film. Il titolo è Seven pounds e narra la storia di un uomo (Smith) che proprio nel momento in cui sta per suicidarsi, si innamora di una bellissima donna che ha gravi problemi di salute. Nel ruolo femminile ci sarà Rosario Dawson, mentre Woody Harrelson sarà co-protagonista nei panni di un inserviente dell'albergo in cui è ambientata la storia. Un cast di tutto rispetto e di gran richiamo, insomma. La Sony, finanziatrice dell'opera, starebbe pensando di avviare al più presto la produzione per poi lanciare il film verso la fine del 2008, in piena corsa per gli Oscar del 2009. Grande fiducia hollywoodiana per Muccina, insomma.

3.12.07

Uno sguardo altrove: Desperate Housewives

Marc Cherry potrà andare in giro quanto vuole a ripetere cento volte che la sua creatura Desperate Housewives non ha nulla a a che vedere con Twin Peaks. E magari c'ha pure ragione, nel senso che nelle sue intenzioni non vi era questo accostamento. Ma si sa, quando qualcosa di epocale accade (tipo la messa in onda di un serial come Twin Peaks) nulla sarà più come prima e tutto ciò che ne consegue ne sarà assolutamente influenzato.
Desperate Housewives, per l'appunto, non fa eccezione. E del serial cult di David Lynch ignora tutte le implicazioni fantastiche (quelle di cui si servì X-Files, insomma) e s'appropria dei toni più leggeri, quasi da soap ma senza dimenticare un pò di dark. La serie di Marc Cherry, infatti, è la più esplosiva miscela di generi che si sia vista in tv da un bel pò di tempo a questa parte. Le quattro protagoniste garantiscono ricchezza di sfumature (c'è la lunatica, la nevrotica, la libertina e così via) condite da toni thriller con inattese esplosioni di violenza. La storia è ambientata nel quartiere di Wisteria Lane, dove i vicini di casa sono tutti sorridenti e tutti gentili. Finché un giorno una di queste non si spara un colpo alla testa. Perché l'ha fatto? Cosa nascondeva di così terribile? La necessità di scoprire i segreti di Mary Alice (la suicida che dal momento della sua morte diventa la voce narrante del serial) porta le protagoniste ad indagare non solo nel suo passato ma anche a scoperchiare tutti i segreti degli abitanti di Wisteria Lane. Tutti, infatti, hanno qualcosa di più o meno pericoloso da nascondere e col tempo tutto verrò a galla con le sue inevitabili conseguenze. I punti di contatto con Twin Peaks, quindi, abbondano (la morte di una donna ad aprire le danze, donna che diventerà l'ossessione che porta avanti la storia; una piccola comunità all'apparenza idilliaca ma profondamente ipocrita nel nascondere l'impensabile) ma non è questa la questione: Desperate Housewives riesce a reggere tutti gli aspetti di questa storia (che oscillano da punte di alta comicità fino a momenti di estrema drammaticità) con un equilibrio sorprendente ed impeccabile, davvero lodevole. Merito anche di uno splendido cast. Desperate Housewives ha anche il pregio di riportare in tv qualcosa che da molto tempo latita, ovvero un prodotto televisivo che tenti un qualche tipo di satira o di critica nei confronti della società americana, questa volta in chiave femminile e con un pò di ironia.
Sulla Rai è in arrivo la terza serie, a partire da martedì. Il consiglio è di non perderla perché mentre la prima fu davvero fulminante, la seconda si è un pò incespicata. Con la terza, invece, Desperate Housewives ritorna a vette altissime, grazie anche all'introduzione di un nuovo personaggio interpretato niente di meno che da Kyle MacLachlan (sì, proprio il mitico Cooper di Twin Peaks) che in queste vesti è davvero adorabile. Una terza serie davvero impeccabile in quanto a sviluppi narrativi e colpi di scena a catena. Su FoxLife, invece, dal 4 dicembre prende il via la quarta serie quasi in contemporanea con l'America. E non si sa davvero come andrà a finire, visto il putiferio in corso. Staremo a vedere.

2.12.07

Torino FilmFest: i vincitori

  • Miglior film: Garage di Lenny Abrahmason;
  • Premio speciale della giuria: The Elephant and the Sea di Woo Ming;
  • Miglior attore: Kim Kang-Woo (Gyeongui Seon/The Railroad);
  • Miglior attrice: Joan Chen (The Home Song Stories);
  • Miglior documentario italiano: La Nacion mapuce di Fausta Quattrini;
  • Premio speciale della giuria Documentario: L'esame di Xhodi di Gianluca e Massimiliano De Serio;
  • Miglior cortometraggio italiano: Giganti di Fabio Mollo;
  • Premio speciale della giuria Corto: Primogenito complesso di Lavinia Chianello e Tomas Creus;
  • Menzione speciale: Il resto della storia di Antonio Prata.

Per un bilancio della manifestazione si possono leggere le interessanti parole di Nanni Moretti.

1.12.07

1 dicembre:Giornata Mondiale Contro l'Aids

Planet Terror

Planet Terror di Robert Rodriguez
(2007) USA

Ma guarda un pò se tocca proprio a me difendere Robert Rodriguez, un autore che non mi ha mai fatto particolarmente impazzire (pur riconoscendone le qualità). Per esempio, sono uno dei pochi sulla faccia della terra che ha mal sopportato le idee che stanno alla base di Sin City.
Planet Terror, invece, è un film che mi ha gasato da matti. E' un autentico film di genere che sa essere anche omaggio, uno di quei veri film grindhouse fatti apposta per entusiasmare la gente e strappare l'applauso quando il cattivone viene fatto fuori con litri di sangue ed effettacci splatter. Rodriguez, però, sa bene di trovarsi negli anni 2000 e che prendersi troppo sul serio in un'operazione del genere significherebbe rovinare il tutto (vedi Death Proof); per questo non rinuncia alla sua naturale dose di ironia che allevia i momenti più feroci e ti ricorda che sempre di un film di serie b si sta parlando, con tutti i pregi e i difetti del caso. Non solo ma Rodriguez si occupa per l'ennesima volta anche di molteplici aspetti dell'opera, come la colonna sonora o la direzione della fotografia, riuscendo a tenere tutto sotto controllo e dando al film una vera impronta autoriale, nonostante i limiti stessi dell'opera. Per il resto, c'è una galleria di personaggi fantastici, caratterizzati da poche battute che in altrettante scene riescono subito a farsi adorare o odiare (non personaggi che straparlano senza dirci quasi nulla e che poi vengono trucidamente uccisi, vedi Death Proof), merito questo anche di un'ottima direzione degli attori (su tutti, Rose McGowan riesce ad essere sensuale pur avendo un mitragliatore al posto di una gamba); infatti Rodriguez riesce a far sembrare un buon attore perfino Tarantino! Insomma, Planet Terror è una serie di azzeccate e riuscitissime intuizioni (quelle che mancavano a Death Proof) ben dirette da un uomo che ha una visione del cinema molto nitida e ci tiene a proteggerla.
Non voglio sostenere che Planet Terror sia il film dell'anno (anzi!) ma mi secca assai veder additato Rodriguez come il cugino scemo di Tarantino, quando invece è evidente che l'operazione Grindhouse è riuscitissima nel caso di Rodriguez e fallita in parte nel caso di Tarantino. Almeno per quanto mi riguarda.

I Film del Mese: Dicembre 2007

  • Paranoid Park di Gus Van Sant (7);
  • Irina Palm di Sam Garbarski (7);
  • L'età barbarica di Denys Arcand (7);
  • Hitman - L'assassino di Xavier Gens (7);
  • Triplice inganno di Jèrome Cornuau (7);
  • Come d'incanto di Kevin Lima (7);
  • Una ballata bianca di Stefano Odoardi (7);
  • La promessa dell'assassino di David Cronenberg (14);
  • La bussola d'oro di Chris Weitz (14);
  • Una moglie bellissima di Leonardo Pieraccioni (14);
  • Natale in crociera di Neri Parenti (14);
  • Leoni per agnelli di Robert Redford (21);
  • L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik (21);
  • L'amore ai tempi del colera di Mike Newell (21);
  • National Treasure 2: Il mistero delle pagine perdute di Jon Turteltaub (21);
  • Bee Movie di S. Hickner, S.J. Smith (21);
  • Caramel di Nadine Labaki (21);
  • Il mistero delle pagine perdute di John Turteltaub (21).

A voi la scelta. La mia è Paranoid Park.

29.11.07

Aggiornamento: il musicista David Lynch

Un anonimo commentatore, che ringrazio, segnala la possibilità di poter già acquistare in Italia il cd Polish Night Music di cui abbiamo appena parlato. Lo potete acquistare qui.

28.11.07

Ipse Dixit: il fine giustifica i mezzi

Jean-Luc Godard: "Da giovane ogni tanto rubavo soldi per andare al cinema e piu' tardi per fare film. Era necessario, o perlomeno mi sembrava necessario. Una volta ho rubato soldi in famiglia e li ho dati a Jacques Rivette per il suo primo film."
(da Ansa.it)

27.11.07

Il musicista David Lynch

I giovanotti di Dugpa segnalano l'avvenuta pubblicazione americana del singolo "Ghost of love" tratto dalla INLAND EMPIRE Soundtrack. Come b-side compare una canzone inedita cantata sempre da David Lynch, dal titolo "Imaginary girl". Dal titolo si può intuirla come una canzone strettamente legata ad INLAND EMPIRE e mai pubblicata. Stessa sorte toccata ad una serie di composizioni ad opera di David Lynch e Marek Zebrowski che vedranno però la luce entro breve. Si tratta di quattro brani registrati negli studi di Lynch tra il 2004 e il 2006, per la durata totale di 77 minuti di musica da ascoltare rigorosamente "quando scende il buio", come consigliano gli autori. I quattro brani ("Night - City back street", "Night - A landscape with factory", "Night - Interiors", "Night - A woman on a dark street corner") verrano pubblicati in un cd speciale dal titolo Polish Night Music e verrà messo in vendita sul sito di Lynch, ma probabilmente apparirà anche su Amazon.
Insomma, di vederli in Italia manco a parlarne (io qui da noi non ho neanche visto la soundtrack di IE). Quindi: munitevi di carta di credito.

24.11.07

Y tu mamà también

Y tu mamà también di Alfonso Cuaròn
(2001) Mex

E' questo il film che ha donato il successo sia a Cuaròn che a Diego Luna e Gael Garcia Bernal, i due splendidi, va detto, protagonisti di questo piccolo film che è piccolo come lo potrebbe essere un gioiello di grande valore.
Y tu mama tambien è la storia di due diciassettenni, legati da profonda e adolescenziale amicizia, che intraprendono un viaggio in macchina per raggiungere un posto che non sanno neanche esistere, una spiagga dal mitico nome di 'la bocca del cielo'. Il viaggio è solo un pretesto per portare con sè l'avvenente Luisa (Maribel Verdù), donna più grande di loro che accetta l'offerta solo per tagliarsi fuori da una vita deprimente che le ha riservato un'ultima, dolorosa scoperta che decide di non rivelare a nessuno. Lo scopo dei ragazzi è semplicemente portarsela a letto. E quando uno dei due ci riesce il delicato equilibrio di questo triangolo si rompe inesorabilmente, mettendo a rischio soprattutto l'amicizia dei due compari.
Il tutto in un emozionate 'road trip' attraverso il Mexico, ambientazione fondamentale che con le sue contraddizioni fatte di estrema miseria e allegro disincanto proietta esattamente ciò che anima i protagonisti del film. Elemento non trascurabile visto che uno dei pregi della pellicola è il fatto che non si limita il più delle volte a 'mostrare' quanto piuttosto a 'suggerire' l'evolversi della storia, dei sentimenti dei protagonisti e del viaggio. Un viaggio fatto soprattutto di dialoghi senza pudore, sesso parlato e compiuto, un viaggio destinato ad un epilogo (anche sessuale) forse non inaspettato a livello di trama ma decisamente amaro, di quella malinconia che davvero non t'aspetti e in realtà hai avvertito per tutta la durata del film. E sta qua la vittoria di Cuaròn: ci emoziona delicatamente, senza abusare di noi e dei suoi meravigliosi personaggi.
Unico neo: la regia è quasi alla stregua del Dogma di von Trier e ci può stare visto il 'tumultuoso' viaggio a cui assistiamo; ma l'utilizzo della macchina da presa nella prima parte del film (mentre non siamo in viaggio, insomma) infastidisce non poco e un pò fa pensare a una mancata visione d'insieme del film. Ma ci può stare.

23.11.07

La conversazione

The conversation di Francis Ford Coppola
(1974) USA

La conversazione viene considerato un film minore nella cinematografia di Coppola da qualcuno, da altri è visto invece come un film altrettanto importante. Io mi ascrivo nella seconda categoria perché è un film che non ha nulla di invidiare a pezzi grossi come Il padrino o Apocalypse Now.
La conversazione inizia con un incipit fra i più belli nella storia del cinema, sia a livello visivo che a livello narrativo. E rientra in quel gruppo di film che nel corso degli anni '70 (vedi anche Ereserhead di Lynch) hanno cominciato ad approfondire il concetto di design sonoro, considerato non più componente marginale del film ma elemento fondamentale che addirittura in questo film si sostituisce ai dialoghi o a blande colonne sonore (fatta eccezione per il bellissimo tema musicale al pianoforte). E' un film, infatti, in cui l'udito è parte integrante della storia e il sound design riesce a rendere splendidamente le difficoltà di un intercettatore (un magnifico Gene Hackman) che altro non è che una spia privata al soldo di chiunque. Finchè un giorno la sua morale e i suoi sensi di colpa si scontreranno con il suo mestiere. Ovviamente, nel pieno del suo stile, Francis Ford Coppola ci infila tutta una serie di elementi che non si limitano a cornice ma diventano parte integrante della storia. E un modo di rendere ogni scena che è il suo stile allo stato puro: solo Coppola, per esempio, può far ripetere tre volte di fila lo stesso movimento di macchina senza infastidire lo spettatore; solo Coppola costruisce ogni scena (davvero tutte, non ne fa eccezione una) con una precisione inusitata e un'arguzia visiva che tiene sempre desta l'attenzione del pubblico, oltre che ad essere artisticamente invidiabile.
E' per me un film fondamentale del cinema americano. Un film d'autore che non ha bisogno di grandi mezzi per andare dritto al cuore. Perfetto.

21.11.07

Frames: Magnolia

"Piovono rane dal cielo?"

20.11.07

Ipse Dixit

Harold Pinter: "Hollywood e' sempre stato un cesso di posto. Ma da questo schifo sono riusciti a produrre i film piu' sorprendenti. Non ne è un esempio The Bourne Ultimatum: un film che manca di qualsiasi intelligenza."
(da Ansa.it)

19.11.07

Uno sguardo altrove: Dexter

Il gusto e le esigenze degli spettatori televisivi sono irrimediabilmente cambiati. Ne sono la prova i serial che si sono affermati negli ultimi anni (Nip/Tuck, Dr. House M.D.) dove le immagini crude, le vicende realistiche e la nerissima atmosfera in cui si svolgono dimostrano come ormai anche il grande pubblico vuole qualcosa di più, dove i confini tra bianco e nero non siano poi così definiti. Ne è prova il nuovo serial americano del momento.
Dexter (Michael C. Hall) è un ematologo forense della polizia di Miami. E' un bell'uomo, ama il suo lavoro, ha una sorella che stravede per lui e una ragazza con cui sta instaurando una relazione seria, gli piace fare gite in barca e mangiare alla guida della sua auto. C'è un solo problema: Dexter è un sociopatico. La sua vita brillante si trasforma nella notte, quando diventa un feroce serial killer dalla sorprendente lucidità che uccide tutti coloro che, per un motivo o per un altro, non sono stati assicurati alla giustizia seppur colpevoli. Il suo disturbo lo porta a fingere anche nella vita di tutti i giorni: Dexter non prova sentimenti, è letteralmente vuoto dentro, incapace di qualsiasi relazione affettiva e sessuale (frequenta una ragazza solo per facciata e perché quella ragazza, a causa di uno stupro, ha terrore del sesso). L'unica eccitazione gli proviene dal sangue e dunque dal suo lavoro di giorno e dalla sua malattia di notte.
Il serial Dexter muove i passi direttamente da Dr. House ma compiendo un'ulteriore evoluzione: il medico House è un cinico che sacrifica tutti i suoi valori per il bene della medicina; per quanto contestabile, dunque, ha una morale inattaccabile. Dexter, invece, non ha scusanti perché non ha morale: non uccide per semplice vendetta (e già questo sarebbe molto poco etico) ma per soddisfare un bisogno malato, quello di uccidere. Per affrontare un tema così forte, gli ideatori hanno scelto il giusto dosaggio di crudezza (sangue e cadaveri in abbondanza) ed ironia (i dialoghi fuoricampo del protagonista accentuano lo scarto tra la sua sociopatia e la brillante vita che conduce). Il tutto in una fotografia che risalta il luccicare malsano di una Miami divorata dalle perversioni, dove forse il più 'sano' di tutti sembra essere proprio Dexter che quanto meno arriva laddove la giustizia non può.
Ora si tratta di vedere dove vorrà arrivare questo serial. Perché fermo restando che l'impatto dei primi episodi è affascinante e coinvolgente, risulta palese (almeno a me) l'impossibilità di qualsivoglia identificazione con il protagonista; può fare simpatia, può suscitare ammirazione perché è un professionista del suo mestiere ma rimane ugualmente un folle che uccide a sangue freddo e il fatto che uccida cancri della società non basta a dargli credito. Dexter, infatti, cerca le prove prima di uccidere: con quelle stesse prove potrebbe assicurare i criminali alla galera, ma preferisce ucciderli e conservarne una goccia di sangue come trofeo. Un serial killer, dunque. Quel genere di individuo che nei serial o nei film è il nemico da scovare ed eliminare. L'amoralità come ultima frontiera del serial americano è stata raggiunta. Quale il prossimo passo?

17.11.07

Uno sguardo altrove: Silent Hill

Perché dedicare un post al videogame Silent Hill? Perché chiunque ci abbia giocato sa bene di trovarsi davanti non ad un semplice gioco ma a qualcosa che si avvicina tantissimo ad un'esperienza cinematografica.
Silent Hill nasce nel 1999 e in Italia parte molto in sordina. Distribuito in poche copie, riesce ad affermarsi solo attraverso il passaparola e lo scambio. Motivo del successo? Il gioco diventa in breve un vero e proprio cult per due ragioni: la paura e il taglio cinematografico.
Per quanto riguarda il primo profilo, Silent Hill, a pari dei film storici di genere thriller e horror, terrorizza davvero, fa sobbalzare dalla sedia e ti fa seguire le avventure del protagonista con vera e propria apprensione. Il motivo di questa tensione è l'ambientazione del gioco: Silent Hill è una piccola cittadina turistica che improvvisamente viene avvolta da una nebbia fittissima e dalla desolazione più totale. Henry, il protagonista, arriva in città ma a causa di un incidente d'auto smarrisce la figlioletta di 7 anni. Dovrà buttarsi a capofitto in quella nebbia per ritrovarla. E ad ogni angolo che si dovrà girare, ad ogni edificio che si dovrà esplorare, voi avrete i nervi a fior di pelle perché la ricostruzione è impeccabile. Di tale ambientazione, il punto forte (rimasto nella storia) è il design sonoro: in Silent Hill si passa dal silenzio più totale (vista l'ambientazione) all'introduzione di suoni metallici irritanti, spaventosi, che aumentano con l'avvicinarsi di un pericolo; ogni volta che si sente uno di quei suoni, si ha terrore ad ogni passo da compiere. A tutto ciò si aggiunge una fotografia dai colori acidi e saturi, una trama ben congegnata e un'ampia giocabilità (il gioco può concludersi in 5 modi differenti, a seconda delle azioni compiute). Il secondo profilo, il taglio cinematografico, è il marchio distintivo di Silent Hill: il gioco è girato come un vero e proprio film; seguiamo il protagonista attraverso carrellate, movimenti di macchina e animazioni che sono scene a tutti gli effetti. Una caratteristica già tentata in Resident Evil ma che qui raggiunge il suo compimento più pieno, diventando pietra miliare e punto di riferimento per tutti i videogame a venire. Una cura del particolare cinematografico che non si vedeva dai tempi di The Dig (videogame di George Lucas e Steven Spielberg).
Silent Hill ha prodotto 4 videogame e ora ne sta per arrivare un quinto, senza contare la trasposizione cinematografica di molto fedele allo spirito del gioco. Seppur un pò datato, consiglio caldamente Silent Hill e tutti gli episodi a venire e ringrazio Zed per avermi spinto, qualche tempo fa, ad intraprendere quest'avventura.

16.11.07

2 a 0 per gli sceneggiatori

Lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood aveva fino ad ora provocato danni solo alla televisione, con lo stop di numerosi talk-show e serial. Adesso arriva la prima vittima eccellente, un vero e proprio film di Hollywood. Si tratta di Angeli e Demoni, sequel de Il Codice Da Vinci, sempre per la regia di Ron Howard con Tom Hanks. Il film (con location a Roma) è stato sospeso proprio a causa dello sciopero degli sceneggiatori; la data di uscita (Natal 2008) è stata per forza di cose spostata al 15 maggio 2009.
Intanto, la trattativa per lo sciopero riprenderà il 26 novembre.

14.11.07

Frames: Wonder Boys (2000)

[Narrando] "Così, eccoci qui. Da qualche parte nella notte, un editore di Manhattan si aggirava per le strade di Pittsburgh; uno scrittore di successo al suo fianco, un cane morto nel suo bagagliaio."

13.11.07

Festival del Cinema Libero, III edizione

Ricevo e con piacere pubblico.
"Ciao Massimo, sono Lilith di Moviezone. Sto lavorando all’organizzazione di un festival del cinema con concorso per registi esordienti e underground. Si tratta del Festival del Cinema Libero, alla sua terza edizione, un festival che punta sul valore etico ed estetico delle opere, un piccolo festival che si pone come un punto di incontro e scambio d’opinioni."
Sul sito della manifestazione troverete il regolamento e il bando per partecipare al concorso, nonché tutte le news per seguire da vicino l'evento.

12.11.07

The Prestige

The Prestige di Christopher Nolan
(2006) Usa\Uk
Per quanto mi riguarda, The Prestige di Nolan è uno dei migliori film che ho visto negli ultimi anni. E il merito va soprattutto al regista stesso che è fra i pochi, in America, a possedere una propria e personalissima visione del cinema che gli permette di realizzare opere che sono la perfetta sintesi di arte e intrattenimento, senza che nessuno dei due elementi prevarichi sull'altro.
Christopher Nolan si è fatto notare con il buonino Memento, si è confermato con il (per me) bellissimo Insomnia e si è concesso al grande pubblico di genere con Batman Begins, senza mai tradire se stesso o le sue aspirazioni ma anzi marchiando le sue opere di quel segno fondamentale che lo rendono autore a tutti gli effetti. La padronanza del mezzo, l'accuratissima messa in scena e la direzione degli attori sono i suoi segni distintivi. In The Prestige, per esempio, c'è una ricostruzione dell'Eta Vittoriana che è sia personale che fedele alla realtà storica. C'è una storia, quelle della spietata lotta fra due illusionisti, che nasconde fra le pieghe il segreto stesso della messa in scena cinematografica; la ricerca dell'illusione perfetta a tutti i costi, la necessità di invaghire un pubblico che non è vittima degli effetti speciali ma compiaciuto spettatore. E la costruzione psicologica dei personaggi è encomiabile, laddove luci e ombre intervengono a dipingere non solo atmosfere ma sentimenti ed emozioni. Sul ricchissimo cast, inoltre, nulla da ridire ma una menzione speciale se la merita Christian Bale che fra gli attori della sua generazione è decisamente quello che spicca a buon ragione.
The Prestige è quel genere di film che si consiglia sia agli amanti delle storie che sanno tenerti in tensione, sia ai cultori del cinema. Perché il film non è etichettabile, non si ascrive ad un genere: proprio perché è Nolan allo stato puro e il regista sa imporre il suo sguardo senza far mancare nulla a tutto il resto.

10.11.07

Haiku

Franco Battiato: "Tarantino sostiene che il cinema italiano fa schifo? Io penso lo stesso di lui... Non ho preconcetti nei confronti di nessun genere cinematografico ma non amo affatto il trash di Tarantino."

8.11.07

Nanni Moretti presenta Torino

Nanni Moretti ha presentato in conferenza stampa, nella sala del suo Cinema Sacher, il programma della 25.ma edizione del Torino Film Festival, di cui da quest'anno è direttore artistico. Il Festival (23 novembre - 1 dicembre) presenta alcune novità, come le sezioni La zona (dedicata alle più nuove frontiere del cinema) e il ciclo di incontri pomeridiani, L'amore degli inizi, dedicato alle opere prime di cinque registi affermati che discuteranno con Moretti dei loro esordi (visto che il Torino FilmFest si propone come trampolino soprattutto per gli esordienti). Nessun film italiano in concorso ma nella sezione Panorama italiano ritroviamo In fabbrica di Francesca Comencini (documentario), Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, Lascia perdere Johnny (esordio alla regia di Fabrizio Bentivoglio), Nelle tue mani di Peter Del Monte e La signorina effe di Wilma Labate. Film d'apertura è The Savages di Tamara Jenkins, mentre il vero colpaccio di Torino è il film di chiusura, ovvero il nuovissimo di David Cronenberg, Eastern Promises.
Non sono mancate le polemiche con il Roma FilmFest. Nanni Moretti: "Abbiamo dovuto rinunciare ad alcuni titoli, che hanno preferito andare alla Festa di Roma. come il cartone animato Paura del buio che, non l'ho detto io, è stato mandato allo sbaraglio. Ma non è polemica, è un fatto di calendario e oggettivamente non si può far finta di niente. Però, se c'è un festival, come quello di Torino che va avanti da 24 anni e uno, come quello di Venezia, che è al 75esimo appuntamento, perché mettersi a ottobre? "

7.11.07

Sceneggiatori americani in sciopero

E' probabilmente noto a tutti ciò che sta accadendo in America nel settore dello spettacolo e quali conseguenze sta avendo. Per dirla in breve: dopo mesi di trattative arenate, il sindacato degli sceneggiatori ha proclamato lo sciopero ad oltranza finchè la situazione non verrà risolta. Il motivo di fondo sono i guadagni sui nuovi medium che trasmettono prodotti coperti da copyright: in pratica gli sceneggiatori chiedono di guadagnare il giusto anche sulla nuova distribuzione (Internet, cellulari e così via) dei loro prodotti. Un diritto che Hollywood vuole concedere solo a percentuali bassissime, almeno per ora. Il risultato è bizzarro: le produzioni cinematografiche per ora non temono nulla perché , ovviamente, i progetti in corso sono stati scritti anche diversi anni fa; per loro il pericolo arriverà solo con tempi lunghi. La televisione, invece, ha immediatamente accusato il colpo: diversi e popolarissimi talk-show hanno dovuto sospendere la programmazione (David Letterman Show e Jay Leno Show, per esempio e fra l'altro i due noti conduttori, insieme a tante altre star, sono solidali con gli sceneggiatori) e ora sono a rischio i serial tv. Molti, infatti, saranno costretti a fermarsi fin dove sono arrivati: 24, per esempio, è arrivato a soli 9 episodi e Marc Cherry, creatore e sceneggiatore di Desperate Housewives, si è detto preoccupato perché la serie è arrivata ad un punto cruciale, cioè la morte di un personaggio importante che chiude un episodio senza rivelare chi sia questo personaggio, con il rischio di lasciare la questione insoluta per settimane e settimane.
Nell'attesa degli sviluppi, credo sia importante sottolineare l'aspetto più curioso di tutta la vicenda: a scatenare tutto questo putiferio sono le nuove tecnologie che aprono inediti canali di distribuzione. Quei canali, insomma, che fino a qualche anno fa i produttori di Hollywood indicavano come il cancro dell'industria dello spettacolo e che invece adesso vogliono piegare ai propri guadagni. Se non puoi batterlo, insomma, fattelo amico. A discapito non solo degli sceneggiatori ma soprattutto delle maestranze: se lo sciopero si prolungherà, infatti, sono a rischio 200.000 posti di lavoro.

6.11.07

C'era una volta Dario Argento...

Mi preme buttare giù due righe di riflessione all'ombra della cocente delusione de La terza madre (a tal proposito, sottoscrivo in toto la recensione di Mereghetti). Parole che nascono da una full-immersion nel mondo di Dario Argento che ho avviato in questi giorni proprio per capire da dove il regista italiano sia partito e dove è arrivato.
Ad esempio, in questi giorni ho potuto rivedere dei classici di Argento come Phenomena o i bellissimi Suspiria e Profondo Rosso. Film che messi a confronto con i recenti Non ho sonno, Il cartaio o il nuovissimo La terza madre fanno addirittura sorgere il dubbio che siano stati scritti e diretti dalla stessa persona. E' anche vero, però, che già nei primi film è possibile ritrovare elementi che nella carriera recente di Argento sono diventati i suoi difetti più imperdonabili. Non mancando in Phenomena, ad esempio, dialoghi piuttosto puerili che ricordano quelli de La terza madre. Ma Phenomena rimane comunque un gran bel film, che si distingueva all'epoca. Così come Profondo Rosso rasenta il capolavoro nel suo genere: una maestria nella composizione delle imamgini, delle inquadrature e nell'utilizzo delle musiche e degli attori che è quasi impossibile ritrovare nel moderno Dario Argento.
C'è da chiedersi, a questo punto, se è Dario Argento ad essere cambiato o è il pubblico ad essere cambiato. Io sarei per la seconda ipotesi: i primi film del regista colpivano per proprietà del mezzo, stile ben definito e volontà di proporre il nuovo in un genere che è sempre sull'orlo del logoramento. Il problema è che tutto ciò è rimasto immutato. Ma tra Profondo Rosso e La terza madre ne è passato di tempo e ne sono successe di cose nel mondo del cinema horror e thriller, cose che non possono essere ignorate per rimanere fedeli ossessivamente a se stessi ma che vanno affrontate, assimilate e rielaborate per arricchire il proprio stile.
Vedere Suspiria e vedere poi La terza madre provoca una fitta al cuore. L'orgoglio patrio per Dario Argento si trasforma in rabbia ed imbarazzo. Perché lui non si è sforzato di andare oltre, di tenere il passo. E troppo spesso ha sfiorato il ridicolo. Per questo in Dario Argento, dopo l'ultima cocente delusione, non riporrò più alcuna fiducia e continuerò a godermi i suoi primi, piccoli classici, artigianali e splendidi.

Super cast per il nuovo Tornatore

Il cast delineatosi per il nuovo film di Giuseppe Tornatore, dal titolo Baaria, è particolarmente ricco. Sembra che l'idea sia di riunire 45 attori professionisti circondati da numerosi esordienti. Gli ultimi arrivati in ordine di tempo sono Vincenzo Salemme e Laura Chiatti, che si vanno ad aggiungere a Raoul Bova, Leo Gullotta, i frattelli Rosario e Beppe Fiorello, Giorgio Faletti, Aldo Baglio in prestito dal trio con Giovanni e Giacomo, Ficarra e Picone, Gabriele Lavia, Angela Molina, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Enrico Lo Verso, Spiro Scimone.
Il regista siciliano torna alla regia dopo l'ultimo pluri-premiato La sconosciuta e torna ad una ambientazione a lui familiare, la Sicilia, già esplorata in film come Malèna e Nuovo Cinema Paradiso. Il kolossal Leningrad a cui Tornatore lavora da anni è ancora una volta rimandato.

4.11.07

Un'altra giovinezza

Youth without youth di Francis Ford Coppola
(Usa/Ita/Ger/Fra/Rom) 2007

Abbiamo atteso per dieci anni il suo ritorno. Aveva deciso di ripresentarsi al pubblico e alla critica proprio a Roma, rendendoci orgogliosi di ciò. In conferenza stampa Coppola era raggiante e fiero del suo lavoro. E invece? E invece Un'altra giovinezza è una sonora delusione. Ma per non essere impietosi sarà bene prima sottolineare ciò che c'è di buono in questo film.
Innanzitutto, va dato a Francis Ford Coppola il merito del coraggio. Coraggio di sperimentare, coraggio soprattutto di aver realizzato un'opera che non sembra neanche sua, talmente è difficile ritrovare il suo stile in questo film. Coraggio di aver realizzato un film che difficilmente può essere etichettato o associato ad un qualsiasi altro referente nel cinema. Coraggio per aver scelto proprio questo salto nel buio per segnare la sua rinascita artistica. Le intenzioni, insomma, erano ottime. E' il risultato ad essere deludente. Un'altra giovinezza è un film incredibilmente ostico, difficile da seguire, a tratti pure noioso e al limite del ridicolo, quasi imbarazzante! Alcune intuizioni stilistiche sono pregevoli (le immagini capovolte per segnalare l'incombenza di un sogno, ad esempio) ma basta questo a far sì che un film rasenti la sufficienza? Insomma, basta l'imponente base culturale a cui si ispira il film per giustificarne la complessità? No, secondo me no.
Il lungo incipit del film è bellissimo. Ma poi tutto diventa confuso e snervante. Dei tanti elementi del film (il thriller, la filosofia, la religione, l'oriente), il lato sentimentale è curiosamente il meno riuscito: momenti melodrammatici scontati e del tutto banali (quando partiva la musichetta straziante poi...) che andavano a stridere con tutto il resto. E' un film, insomma, su cui si doveva lavorare di più; tagliando magari alcuni momenti del tutto superflui (come la lunga parentesi indiana, ad esempio) e prediligendo un approfondimento delle tematiche che rimangono così oscure. Perchè non si faccia confusione, è bene dire che non sto dicendo che il film non m'è piaciuto perché non ne ho compreso la trama. Anzi, quando la storia di un film è solo pretesto io mi elettrizzo ancora di più. Ma qui non solo la trama non è pretesto ma è proprio il film a non andare oltre gli obiettivi che si prefigge: si impalla, barcolla e declina inesorabilmente, con anche delle notevoli forzature nei simbolismi e nelle metafore.
Un'altra giovinezza è un atto coraggioso e sperimentale, non riuscito neanche a metà. Ma è comunque un film che deve essere visto perché da qui a qualche anno se ne parlerà ancora. E a volerla dire tutta, anche Apocalypse Now ebbe la stessa accoglienza (sembra che la delusione per il nuovo Coppola sia abbastanza diffusa) per poi essere riconosciuto universalmente come capolavoro. Chissà, insomma, potremmo ritornare a parlarne per rivedere queste posizioni. Nel frattempo... delusione cocente!
P.S. Tim Roth, in compenso, è meraviglioso!

2.11.07

X-Files pronto a tornare

E' da anni che la notizia gira senza mai avere una conferma definitiva e sicura. Adesso c'è. Il secondo film di X-Files si farà.
L'occasione sarà ghiotta per rivivere le mitiche atmosfere che il serial durato 9 anni ha portato in tutto il mondo. Rivedremo sullo schermo riunirsi la coppia Mulder e Scully (David Duchovny e Gillian Anderson), mentre sia alla sceneggiatura che alla regia dovrebbero esserci Chris Carter, ideatore e vera mente di X-Files. Non si sa ancora molto della trama della pellicola, ma un paio di notizie certe ci sono: il film verrà girato a Vancouver (sede storica delle prime 5 stagioni del serial, che poi si spostò a Los Angeles) e ha già una data di uscita nelle sale americane, cioè il 25 luglio 2008.
A sei anni dalla conclusione del serial, a dieci anni dal primo capitolo cinematografico, X-Files è pronto a tornare sul grande schermo. L'attesa è tanta, anche per vedere cosa succederà: il successo non è poi così garantito, visto ormai il molto tempo trascorso dalle ultime avventure dei due agenti dell'FBI. Staremo a vedere.

1.11.07

I Film del Mese: Novembre 2007


  • L'uomo privato di Emidio Greco (2);
  • The Bourne Ultimatum di Paul Greengrass (2);
  • Il campeggio dei papà di Fred Savage (2);
  • Ai confini del paradiso di Fatih Akin (9);
  • I Vicerè di Roberto Faenza (9);
  • Come tu mi vuoi di Volfango De Blasi (9);
  • Lo spaccacuori di Farrelly Bros. (9);
  • I guardiani del giorno di Tibur Berkmambetov (9);
  • Il passato di Hector Babenco (9);
  • Sleuth di Kenneth Branagh (9);
  • Meduse di E. Keret, S. Geffen (9);
  • Il nascondiglio di Pupi Avati (16);
  • L'abbuffata di Mimmo Calopresti (16);
  • Matrimonio alle Bahamas di Claudio Risi (16);
  • La leggenda di Beowulf di Robert Zemeckis (16);
  • Matador di Richard Shepard (16);
  • 1408 di Mikael Hafstrom (23);
  • Milano-Palermo il ritorno di Claudio Fragrasso (23);
  • Across the Universe di Julie Taymor (23);
  • Mein Fuhrer di Dani Levy (23);
  • Lezioni di cioccolato di Claudio Cupellini (23);
  • Factory Girl di George Hickenlooper (23);
  • August Rush di Kirsten Sheridan (30);
  • Charlie viene prima di tuo marito di Mark Helfrich (30);
  • The Nightmare Before Christmas 3D di Henry Selick (30);
  • Diario di una tata di Shari Springer (30);
  • Lascia perdere Johnny di Fabrizio Bentivoglio (30);
  • Fred Claus di David Dobkin (30);
  • The Kingdom di Peter Berg (30).

Noto, con piacere, che è scomparso Next dalle uscite di novembre!