14.4.06

Il nuovo Ozpetek

Stefano Accorsi torna a lavorare con Ferzan Ozpetek. Saranno infatti lui e Pierfrancesco Favino i protagonisti di Mentre Lorenzo dorme, nuova opera del regista de Le fate ignoranti. L'autore sta concludendo la stesura della sceneggiatura insieme al fido Gianni Romoli. "Rileggendo lo script si ride e si piange. Le cose che scriviamo ci commuovono e quel che fa più piacere è che commuovono anche le altre persone a cui lo abbiamo fatto leggere. E' un lavoro che sta venendo molto bene" ha dichiarato il regista.

13.4.06

Monica Bellucci giurata a Cannes

La nostrana Monica Bellucci farà parte della giuria del prossimo Festival di Cannes, che si terrà dal 17 al 28 maggio. L'ufficiosa notizia sarà formalizzata il 20 aprile all'annuncio del programma completo della manifestazione. Per l'attrice italiana è un nuovo importante traguardo ed un'ennesima consacrazione alla fama mondiale. Come già anticipato dalla direzione del festival, a presiedere la giuria internazionale sarà il regista cinese Wong Kar-wai.

12.4.06

Perduto Amor

Perduto Amor di Franco Battiato
(2003) Ita


L'opera cinematografica d'esordio di Franco Battiato, artista a 360°, colpisce immediatamente l'occhio, dunque è l'immagine innanzitutto a farla da padrona. La costruzione delle scene, l'utilizzo dei colori e l'accuratezza di ogni ripresa fanno risaltare un'esattezza inusuale per un regista alla sua prima prova; la passione e la conoscenza profonda della pittura sono evidenti tanto quanto la volontà di andare oltre un certo cinema classico che scivola tra le pieghe (soltanto pretestuose) dell'appassionata vicenda del protagonista e tende a farsi onirico, a tratti surreale, sicuramente non lineare e canonico. "Bunuel, nel suo film La via lattea, fa camminar persone di diverse epoche nella stessa strada. Una persona che ama il cinema non sta a chiedersi come sia possibile. E' il linguaggio di quel regista." Basterebbero queste sagge parole dello stesso regista a rendere bene l'idea di come sia stato realizzato questo film e con quali intenzioni.
Dunque, la parabola del protagonista Ettore e della sua infanzia siciliana fino alla sua partenza alla volta di Milano non segue sviluppi strettamente lineari, ma è fatta di profumi d'epoca, immagini della terra sicula e geniali intellettuali che non fanno altro che pontificare ed elargire cultura. La prima parte del film, inoltre, è imperniata sulla figura di tre donne, che incarnano la femminilità secondo Battiato (fatta di autonomia, forza e dignità), splendidamente interpretate da Donatella Finocchiaro, Lucia Sardo e Tiziana Lodato. Inoltre, il film è un'orgia di cameo fra cui spiccano Francesco De Gregori, Morgan e Giovanni Lindo Ferretti.
Tutto il resto è puro Battiato. L'arte del cucito, il pensiero filosofico, la musica e il suo progresso, la meditazione, sono generose tracce dell'autore siciliano che firma uno splendido film con cui mostra forte padronanza e conoscenza del mezzo cinematografico. Il tocco finale viene eseguito al montaggio, davvero intelligente e di pregiata fattura. Unico neo: l'eccessivo utilizzo della musica; difetto che per un musicista prestato al cinema è comprensibile.

Spielberg si dà al reality

"Durante tutta la mia carriera ho fatto quello che ho potuto per scoprire nuovi talenti e farli lavorare e questa iniziativa ci permetterà di raggiungere un pubblico più vasto, entrando direttamente nelle loro case." Con queste parole, Steven Spielberg avrebbe confermato la sua collaborazione con il canale televisivo americano Fox per dare vita ad un nuovo reality, On the lot, ovviamente basato sul cinema: il programma vedrà gareggiare 16 giovani talenti del cinema, riuniti nella cornice di Hollywood. I concorrenti dovranno lavorare in gruppo alla produzione di un cortometraggio diverso ogni settimana. E come in ogni reality che si rispetti, sarà il pubblico a valutare le loro opere, oltre che un'apposita giuria composta da critici ed esperti che commenteranno in diretta le opere degli aspiranti cineasti. Non è ancora chiaro, però, quale sarebbe il ruolo di Spielberg all'interno del programma: la Fox ha riferito che il regista potrebbe apparire nella serie, senza però specificare in quali vesti.

11.4.06

Mi ospitano su Pellicola Scaduta 2.0

L'interessante portale Pellicola Scaduta 2.0 offre ospitalità ad un mio articolo, Come inguaiarono il cinema americano. Non è solo un invito a leggere il mio scritto ma anche a tenere d'occhio questo progetto che si profila come emergente ma ben delineato. Io li ringrazio e gli rinnovo i miei complimenti. Per qualsiaso commento all'articolo, potete fare riferimento a questo post. Grazie.

9.4.06

Ci hanno preso per il...

Il Giornale dello Spettacolo avrebbe smentito la notizia dell'accordo tra le grandi multinazionali cinematografiche americane sulla distribuzione dei film su diversi supporti (dvd e on-line) a soli 45 giorni dall'uscita nelle sale cinematografiche. I film, in realtà, resteranno nelle sale per un periodo medio di quattro mesi, prima di essere distribuiti attraverso un altro supporto, sia esso internet, DVD, VHS o UMD.
Sempre attenti al problema in questione, Paolo Protti, presidente dell'ANEC, e Carlo Bernaschi, presidente dell'ANEM, ribadiscono il ruolo strategico che hanno le sale cinematografiche tanto in Italia quanto in America.
Ci hanno preso per i fondelli, insomma. La tanto paventata rivoluzione americana sulla distribuzione cinematografica sarebbe una bufala. A questo punto non so a cosa credere. Meglio aspettare notizie certe.

7.4.06

Uno sguardo altrove:Twin Peaks

Sulla saga di Twin Peaks è stato già scritto tutto e il contrario di tutto. Ho appena terminato una maratona dell’intero serial nell’arco dell’ultimo mese e non posso esimermi dal dedicargli un post nella sezione “Uno sguardo altrove” per numerosi motivi: per l’enorme effetto che Twin Peaks ha avuto sull’immaginario popolare (basti pensare che la rivista ufficiale “Wrapped in Plastic” nata all’epoca dell’exploit del serial viene tuttora periodicamente pubblicata); per la vasta influenza che ha avuto sul mezzo televisivo e sulla concezione stessa di serial da cui nacque ufficialmente la commistione fra telefilm e cinema che innalzerà il genere da figlio minore della cinematografia ad autentico spazio autorale capace non solo di sfornare ottimi registi ed autori ma di attirarli a sé (Quentin Tarantino, per dirne uno, che volle fortissimamente dirigere un episodio di E.R. e più recentemente di C.S.I.); ma soprattutto perché è un’opera (a metà, purtroppo) del grandioso David Lynch e su queste pagine c’è sempre spazio per il grande visionario.
I segreti di Twin Peaks (titolo italiano) apparve in televisione nel 1990 trasformando in tormentone il grande mistero che stava alla base del plot: chi ha ucciso Laura Palmer? Ad occuparsi del caso arriverà nella piccola cittadina americana al confine con il Canada il singolare agente dell’F.B.I. Dale Cooper dai modi investigativi bizzarri ma decisamente efficaci. E in pieno stile da soap-opera, vedremo l’agente Cooper condurre le sue indagini svelando l’intricato velo di ipocrisia che circonda la cittadina dove tutti sembrano felici e perfetti ma in realtà ognuno dei cittadini ha un segreto più o meno terrificante; una miriade di personaggi tutti intrecciati con la vicenda che ha portato all’uccisione di Laura Palmer. La stessa vittima adolescente, reginetta della scuola e figlia esemplare agli occhi di tutti, è in realtà circondata da paurosi segreti e perversioni.
Il tutto è nato dalla mente di David Lynch e di Mark Frost e ci sarebbe talmente tanto materiale su cui discutere che non basterebbe un blog intero; qui ci limiteremo ad analizzare gli aspetti più caratteristici dell’autore di Eraserhead. Innanzitutto, c’è una delle tematiche più care di Lynch: l’ipocrisia della società americana moderna, dove tutti si fingono sereni, perfetti e felici ma in realtà tutti sono oppressi da perversioni ed istinti a lungo repressi. Era già tutto tratteggiato in Velluto Blu, qui viene sublimato e portato all’eccesso attraverso gli abitanti di Twin Peaks che sono un vero e proprio campionario di falsità e malignità allo stato puro. Ma c’è anche tutto il tocco quasi satirico del Lynch nella sottile ironia che scorre negli episodi; nei gesti, nel linguaggio e nelle espressioni di Dale Cooper (un magnifico Kyle MacLachlan alla sua ennesima esperienza con Lynch), autentico saggio ottimista ma dotato di una fredda capacità di analisi che gli fanno affrontare le situazioni più oscure. Quasi un antesignano, se non il padre vero e proprio, di Fox Mulder in X-Files. Inoltre, saranno proprio gli episodi diretti da David Lynch ad introdurre un altro elemento nel già ricco ventaglio di generi che affollavano questo serial, ovvero il paranormale. La mitica “Stanza Rossa” dove appaiono un nano ballerino, un gigante e svariati altri ‘mostri’, entrò prepotentemente nell’immaginario collettivo e stupì tutti per essere un’autentica trovata del tutto de-contestualizzata dagli avvenimenti del serial. Twin Peaks, difatti, era un continuo work in progress dove nulla era studiato a tavolino ma quasi si giocava a rimbalzare all’infinito i colpi di scena, i ribaltamenti della realtà, un incessante mischiare le carte in tavola arricchito dall’elemento sovrannaturale che in perfetto stile Lynch angosciava e terrorizzava lo spettatore. Non dunque una paura da filmetto horror ma una serie di immagini visionarie, partorite dall’inconscio di David Lynch, capaci di far accelerare i battiti del cuore.
Twin Peaks fu pesantemente criticato perché considerato uno “snaturamento” dell’opera di Lynch, soprattutto in quanto determinate devianze sociali venivano giustificate con l’intervento di un demonio (il malefico Bob) e non come risultato di una società ridotta al collasso. Ma a mio parere, invece, è la stessa “Stanza Rossa” a dimostrare il contrario: il luogo onirico dove si combattono il bene e il male è rappresentato da una serie di stanze tutte uguali delimitate da una semplice tenda rossa, come a rappresentare la sottilissima attiguità tra ciò che è morale e ciò che è perverso e dove lo stesso protagonista non riesce più a distinguere ciò che vede. E’, insomma, una micidiale rappresentazione delle angosce odierne inserito in un contesto thriller dal grande appeal. E’ stata questa la grande vittoria di David Lynch, operare in entrambe le direzioni senza rinunciare ai suoi modi e ai suoi tempi. Difatti, i 6 episodi su 29 diretti da Lynch (di cui due dalla durata quasi filmica di un’ora e mezza) sono autentici piccoli capolavori visionari che non hanno nulla da invidiare alle opere più importanti del regista.
Va sottolineato che Twin Peaks può essere idealmente diviso in due parti: la prima stagione e la prima parte della seconda (fino al nono episodio) sono un concentrato di originalità e perfezione che hanno lasciato il segno in chi ha avuto la fortuna di guardarlo; i restanti episodi hanno subito un notevole calo di qualità dovuta all’assenza della supervisione di Lynch che preferì dedicarsi al film Cuore Selvaggio. Finché è stato lo stesso Lynch che, appresa la notizia che il serial sarebbe stato chiuso, ha ripreso in mano le redini della situazione e si è seduto dietro la macchina da presa per dirigere l’ultimo sconvolgente ed inquietante episodio destinato agli annali della tv e che, manco a dirlo, non forniva tutte le risposte che lo spettatore stava cercando. E poco tempo dopo, decise di scrivere la parola fine alla saga trasportandola sul grande schermo con il film Fuoco cammina con me, pre-quel che narra i fatti avvenuti prima della morte di Laura Palmer.
Si può concludere sottolineando che dopo l’avvento di Twin Peaks, il serial televisivo non è stato più lo stesso. Qualcosa era cambiato e non si poteva ignorarlo. Inoltre, nonostante siano passati 16 anni, le vicende di Laura Palmer e della sua provincia americana sono più che mai attuali e il serial stesso di David Lynch e Mark Frost non ha nulla da invidiare ai prodotti moderni ma anzi può ancora insegnare molto. L’impatto che ha avuto all’epoca è tuttora intatto. Questa è una sfida rara da vincere.

6.4.06

Viva l'Italia ancora e i David

Continua la riscossa del cinema italiano che nelle ultime settimane ha conquistato e mantenuto le vette della classifica. Dopo l’inaspettato successo di Notte prima degli esami e il prevedibile exploit de Il mio miglior nemico della coppia Verdone e Muccino, salta in testa alla classifica Il Caimano di Nanni Moretti che diventa non solo il film più visto del week-end ma anche il più visto nella carriera di Moretti. Così abbiamo al primo posto l’ultima fatica dell’autore Nanni, seguito a ruota dalla pellicola di Verdone che, forte dei suoi 16 milioni di euro d’incassi, è per ora il film più visto nel 2006. Un po’ più giù, sesto posto, resiste Notte prima degli esami che è stato a lungo tempo in vetta alla classifica e resiste ancora nonostante sia nelle sale da ormai diverse settimane.
Il 2006 è iniziato alla grande per il cinema italiano. C’è da augurarsi che continui questo trend.
Intanto, hanno rese note le candidature ai David di Donatello 2006. Grandi favoriti: Il Caimano e Romanzo Criminale, con 13 candidature a testa. Io tifo per il bellissimo film di Nanni Moretti nelle categorie più importanti e in particolare per Silvio Orlando. Qui le candidature.

4.4.06

Hollywood al contrattacco

Alla fine è successo e c’era da aspettarselo. E’ un segno dei tempi. I colossi mondiali del settore cinematografico (Warner Bros, Universal, Sony, Paramount, Mgm, 20th Century Fox, manca all’appello la Disney ma sembra che si aggiungerà presto) hanno raggiunto un accordo storico: tutte le pellicole in uscita nelle sale, dopo un tempo brevissimo, 45 giorni, saranno disponibili, in contemporanea, sulla rete e in dvd. L’accordo è stato raggiunto a fatica dopo una lunga ed estenuante discussione delle major che alla fine si sono unite sia per combattere la pirateria che per combattere il languore degli incassi nelle sale. Alla fine, dopo tanta ostinazione, è prevalso un senso di rassegnazione a fronte del successo del mercato dei dvd e la sempre crescente domanda di fruizione via internet; in pratica, come è già successo nel mercato discografico. Ovviamente, non si tratta di una liberalizzazione totale ma definita da precise regole: 45 giorni di finestra dalla uscita nelle sale all’uscita in dvd e sulla rete; questa ultima fruizione, inoltre, avrà precise regole: i film scaricati sulla memoria del computer dal sito Movielink (di cui le major sono proprietarie congiunte) potranno essere copiati su dvd ma i dischetti, a causa di un codice di protezione voluto dagli studios, non potranno essere inseriti nei lettori dvd collegati alle tv; potranno, insomma, essere visti solo sullo schermo del computer. Quanto ai costi, ufficialmente i film avranno lo stesso prezzo, online e nei negozi. Ma mentre i dvd sono venduti a prezzi ridotti dalle grandi catene, su internet non ci saranno sconti e non ci sarrano gli ‘extra’, cioè i contenuti speciali che hanno contribuito a fare la fortuna del mercato dei dvd. A disposizione non solo i titoli nuovi ma anche vecchi classici a prezzi inferiori. Per il download ci vorrà circa un’ora ma sarà possibile vedere il film durante il processo stesso di downloading.
Insomma, siamo davanti ad una rivoluzione vera e propria di cui a lungo si è dibattuto e che negli ultimi tempi ha visto i primi sprazzi sperimentali. Il primo film ad essere distribuito in questa modalità sarà Brokeback Mountain. Ci vorrà un po’ di tempo per vedere i risultati di tutto ciò ma c’è da pensare che non sarà un buco nell’acqua.
Aggiornamento

3.4.06

27 luglio 2007? D'oh!!

Finalmente c'è una data. Dopo tanto attendere, si sa qualcosa di preciso: 27 luglio 2007. E' il giorno in cui negli USA uscirà nei cinema l'attesissimo lungometraggio de I Simpson, il cartoon più celebre e seguito della storia nato nel 1990 dalla matita di Matt Groening. Inutile dire che è uno dei film più attesi degli ultimi anni grazie alla fama di Homer e famiglia, dell'enorme seguito e successo che il cartoon ha ottenuto fin dal suo esordio. Ebbene, da questo fine settimana in America le proiezioni de L'era Glaciale 2 sono accompagnate da un trailer di 25 secondi del film della famiglia gialla più irriverente della tv. Il trailer lo potete vedere qui. L'attesa è spasmodica!!

2.4.06

Film del mese:Aprile 2006

Ecco i film in uscita il mese di aprile. Lista in continuo aggiornamento. Come sempre, fra parentesi la data di uscita.

  • Indian - La grande sfida di Roger Donaldson (7);
  • Tristano e Isotta di Kevin Reynolds (7);
  • Inside Man di Spike Lee (7);
  • Nanny McPhee di Kirk Jones (7);
  • Zathura - Un'avventura spaziale di Jon Favreau (7);
  • Sono tornato al nord di Franco Diaferia (7);
  • Terkel in trouble di Fjeldmark,Vestbjerg,Christoffersen (7);
  • La famiglia omicidi di Niall Johnson (14);
  • Uno zoo in fuga di Steve Williams (14);
  • Running Scared di Wayne Kramer (14);
  • Se solo fosse vero di Mark Waters (14);
  • False verità di Atom Egoyan (14);
  • The Fog - Nebbia assassina di Rupert Wainwright (14);
  • E se domani di Giovanni La Parola (14);
  • Ti lascio perchè ti amo troppo di Francesco R. Martinotti (14);
  • Incontri d'amore di Arnaud&Jean-Marie Larrieu (7);
  • Sesso e filosofia di Moshen Makhmalbaf (14);
  • Yo Rahd - Un amico dallo spazio di C.Teti e V.Rambaldi (14);
  • Rent di Chris Columbus (21);
  • L'era glaciale 2 - Il disgelo di Carlos Saldanha (21);
  • Mater natura di Massimo Andrei (21);
  • Il grande Nord di Nicolas Vanier (21);
  • Siamo tutti in ballo! di Marilyn Agrelo (21);
  • Le Particelle Elementari di Oskar Roehler (21);
  • Scary Movie 4 di David Zucker (21);
  • Le mele di Adamo di Anders Thomas Jensen (21);
  • Ti va di ballare? di Liz Friedlander (28);
  • Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio (21);
  • Il cane giallo della Mongolia di B. Davaa (21);
  • Firewall - Accesso Negato di Richard Loncraine (21);
  • Rischio a due di D.J. Caruso (28);
  • L'ascolto di Giacomo Martelli (28);
  • Basta un niente di Ivan Polidoro (28);
  • Chiedi alla polvere di Robert Towne (28);
  • Freedomland di Joe Roth (28);
  • The Listening di Giacomo Martelli (28);
  • My Father,Rua Alguem 5555 di Egidio Eronico (28);
  • Rischio a due di D.J. Caruso (28);
  • Sopra e sotto il ponte di Alberto Bassetti (28).

E come sempre...a voi la scelta! Il piatto è ricco!

1.4.06

Mi sdoppio in...quanti?

Paul Newman si unisce alla petizione per la protezione dei diritti d'immagine e vocali degli attori. La proposta renderebbe quindi illegale l'uso da parte di registi di immagini o dialoghi presi da altri film, per almeno 70 anni dalla morte dell'attore in questione, salvo permesso. Newman, insieme ai colleghi Christopher Plummer e Charles Grodin, teme che lo sviluppo tecnologico possa far si che un attore appaia in un intero film senza essere coinvolto fisicamente, e senza permesso. Dice l'attore: "Potrebbero fare un'intera pellicola con un personaggio identico a me, che parla come me, recita come me, si muove come me, ma che non è me. Ci stanno improvvisamente clonando in qualcosa che non siamo. Siamo derubati della nostra individualità ed il lavoro di una vita viene così danneggiato." Fra i casi più recenti di attori 'clonati' abbiamo l'apparizione di Marlon Brando nel film di prossima uscita Superman Returns.

28.3.06

Il Caimano


Il Caimano di Nanni Moretti
(2006) Ita

Pensare che Il Caimano sia un film su Silvio Berlusconi è ingenuo oltre che riduttivo. L’ultima pellicola di Nanni Moretti è molto di più. Parte dall’idea coraggiosa di una giovanissima autrice cinematografica esordiente (Jasmine Trinca) di realizzare il primo film sulla figura di Berlusconi, appunto, ma poi il film svela le sue molteplici facce e i suoi protagonisti, un Silvio Orlando in stato di grazia nei panni di un produttore cinematografico di serie B che nel disperato tentativo di risollevare le sorti della sua casa di produzione, accetta, prima a malincuore e poi con ostinazione, di realizzare Il Caimano, questo film che narra le origini sospette della ricchezza di Berlusconi. E mentre fatica a cercare un protagonista disponibile (fra cui un Michele Placido più viscido che mai) e un produttore, cerca anche di salvare quel che resta del suo matrimonio con Margherita Buy, giunto ormai alla fine. Come sempre nei film di Moretti, intorno ai due protagonisti gravitano tante facce e tanti mondi, come quello del cinema che fatica a farsi coraggioso, a rendersi diverso e poi c’è l’Italia, quella Italia mutata, profondamente trasformata dall’avvento sulla scena dell’uomo di Arcore. Oltre ai personaggi che rispecchiano un po’ di se stesso, Moretti questa volta affina la sua regia, la perfeziona e va oltre quel certo minimalismo de La stanza del figlio per trovare il giusto tono a questa commedia che a tratti sfiora il grottesco e a tratti il dramma.
Pensare che Moretti abbia realizzato questo film con l’intenzione di spostare voti è folle. Lo dice lui stesso nella prima apparizione nel film: “quelli che vogliono sapere già sanno, quelli che non vogliono sapere, ignoreranno.” Come uscirne? Davvero la gente si è assuefatta a quello che Berlusconi ha fatto alla nostra democrazia, al nostro sistema, al nostro paese? O credere di poter fare un film del genere, un film diverso, è possibile? E’ di questo che ci parla Nanni Moretti, di dove è andata l’Italia negli ultimi 30 anni, non di cosa ha fatto Berlusconi. Dopo il primo tempo, la figura dell’uomo di Arcore diventa marginale perché se è vero che il suo effetto sull’Italia è stato enorme, è altrettanto vero che ciò è avvenuto perché il popolo non solo lo ha concesso ma lo ha anche condiviso senza scomporsi più di tanto. Nanni Moretti ci lancia tutto questo addosso finché il produttore Silvio Orlando, ormai sull’orlo della rovina, ha un ultimo scatto di orgoglio e decide di girare almeno l’ultima parte del film: quella in cui Berlusconi compare in tribunale e tra un monologo contro la giustizia e un altro contro la sinistra, ascolta il verdetto dei suoi processi. Non è mia abitudine rivelare troppi dettagli, ma sappiate che a impersonare il presidente del Consiglio è lo stesso Nanni Moretti senza alcun trucco e la devastante angoscia e il profondo turbamento che mi ha provocato la sequenza finale è qualcosa che non provavo da tempo al termine di un film e che mi ha prepotentemente obbligato a interrogativi da troppo tempo sopiti nella nostra società.
Per questo, a mio parere, Nanni Moretti ha fatto centro e pur non essendo un suo eccessivo ammiratore, mi confesso innamorato di questa opera e sinceramente non trovo nessun motivo che mi trattenga dall’usare l’aggettivo più scomodo ed abusato nel mondo del cinema: capolavoro. O perlomeno, nella cinematografia di Moretti è un autentico capolavoro.

27.3.06

...e tredici!

Lo avevamo annunciato a gennaio: Ocean's Thirteen, terzo capitolo delle avventure della banda di ladri capitanta da George Clooney, è già in produzione e adesso è stata anche annunciata la data di inizio riprese, il 21 luglio. Ci eravamo posti un interrogativo, ovvero chi sarebbe stato il tredicesimo elemento ad aggiungersi alla banda: ebbene, si tratta dell'attrice Ellen Barkin. Per il resto del cast Soderbergh ha già ricontattato tutto il gruppo ma sembra ci saranno due grandi assenze: Julia Roberts e Catherine Zeta-Jones. Le riprese saranno effetuate soprattutto negli studi della Warner, quindi niente più reali locations a Las Vegas o in giro per l'Europa.

26.3.06

Velluto blu

Blue Velvet di David Lynch

(1986) USA

A guardare un film di David Lynch ci si aspetta sempre troppo. Lo dico con attenzione perchè è evidente l'ammirazione che ho per il visionario autore americano, basta guardare il titolo di questo blog. Questo non significa che Velluto Blu mi ha deluso, ma anzi ha rafforzato il mio amore per Lynch e per la sua opera che si fonda sullo spiazzamento totale non solo dei sensi ma anche del comune senso del pudore e dell'immaginario comune che si ha dell'America, un concetto un pò ostico per noi italiani. Tutto ciò non ci impedisce di affrontare con coinvolgimento la bizzarra parabola di Jeffrey (Kyle MacLachlan, attore caro a Lynch) che nella volontà di dare una scossa alla sua vita, cerca di scoprire chi si cela dietro alla mutilazione di un orecchio da lui stesso rinvenuto, per finire risucchiato in un mondo torbido fatto di violenza, allucinanti perversioni sessuali e disperazione umana. Questa volta più che di scene oniriche o ambientazioni allucinate derivate dagli incubi di David Lynch, si tratta di personaggi, individui orribili che senza ritegno infliggono violenza di ogni tipo a vittime che a loro volta sono disumane; non si può negare, infatti, il profondo disagio che provoca la visione di una Isabella Rossellini che seppur sessualmente umiliata, non nasconde il suo perverso piacere di essere picchiata dal suo aguzzino, un allucinato Dennis Hopper. E se questo orribile mondo può sembrare l'inferno, il vero brivido di disgusto si ha quando il protagonista, desideroso di aiutare la povera vittima eppur tentato dalla sua carne, non si tira indietro a immedesimarsi violento pur di ottenere il suo corpo e un pò della sua fiducia. E' il mostro che si cela sotto l'apparente normalità e compostezza dell'America moderna, tematica cara Lynch, sempre presente nelle sue opere e che verrà sublimata successivamente nel serial Twin Peaks. "Tu sei come me" dice Hopper a MacLachlan e dello sguardo impaurito di quest'ultimo non si sa se aver compassione o temere il suo lato oscuro, quello che tutti nascondo nello strano mondo di Lynch. Ed è proprio con queste parole che il film si chiude. "E' uno strano mondo questo." E fa paura e non è poi così lontano.

25.3.06

E che sia la volta buona

Forse ci siamo. Dovrebbe essere partito l'ok definitivo per la produzione del quarto capitolo di Indiana Jones. A rivelarlo è stato l'attore Harrison Ford che qualche mese fa aveva lanciato un ultimatum a Spielberg e George Lucas; stavolta, l'attore ha dichiarato che "finalmente abbiamo per le mani un copione che ci soddisfa pienamente". Autore della sceneggiatura è Jeff Nathanson che ha ricevuto il nulla osta dopo che lo script è stato supervisionato dallo stesso Steven Spielberg e Lucas; quest'ultimo, inoltre, avrebbe apportato qualche piccola modifica per limarne bene i contorni. Ma sembra proprio che questa volta sia fatta, come conferma il portavoce di Spielberg, Marvin Levy: "il primo ciak potrebbe essere battuto già entro il 2007, anche se il regista ha in cantiere il film su Abramo Lincoln con Liam Neeson. Credo che a Steven piaccia molto più l'idea di girare Indiana Jones 4. Dopo Munich non vorrebbe dedicarsi a un altro film troppo serio".

23.3.06

Parliamo ancora de Il Caimano

Oggi si è svolta la proiezione riservata per gli adetti alla stampa dell'ultimo film di Nanni Moretti che non ha concesso la rituale conferenza stampa di presentazione al termina della pellicola. Ma i primi articoli pubblicati possono finalmente squarciare quel telo di mistero che Il Caimano si è costruitto attorno. Secondo Claudia Moroglione, che scrive su Repubblica.it, la risposta alla domanda se questo film è un atto anti-berlusconiano è decisamente sì! Ma non è un documentario alla Michael Moore e non ha nulla a che vedere con Viva Zapatero! della Guzzanti. E' invece una storia di fantasia saldamente agganciata alla realtà politica dei nostri giorni che critica ferocemente il berlusconismo e la figura del cavaliere ma non risparmia attacchi alla pigra sinistra. E ' un film a tratti inquietante e tetro ma sembra anche faccia molto ridere e la scena finale promette bene: lo stesso Nanni Moretti, senza trucco e parrucco (è il caso di specificarlo!), interpreta proprio Silvio Berlusconi!
L'uscita nelle sale è per domani. Torneremo sicuramente a parlarne.

22.3.06

L'ironia di Lars Von Trier

Torniamo ad occuparci di Lars Von Trier, argomento sempre graditissimo sul Mulholland Blog. Qualche mese fa abbiamo aggiornato il suo calendario di lavorazione dei prossimi anni ma adesso dobbiamo aggiungere una nuova voce. Infatti, il regista danese sta girando un nuovo film dal titolo The Manager of It All, pellicola che segna una svolta nella sua carriera poichè si tratta di una commedia colma d'ironia che racconta delle attuali relazioni 'capovolte' tra Islanda e Danimarca, con la prima che sta passando ultimamente dal ruolo di colonia a quello di colonizzatrice. Il film è prodotto dalla casa di von Trier, la Zentropa, e potrebbe concorrere alla prossima Mostra del Cinema di Venezia.

21.3.06

La strategia del mistero paga

Nanni Moretti spiazza tutti. E' decisamente originale, infatti, la decisione del regista di annullare la conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo film e fin qui ci può stare. Ma la vera sorpresa sta nella decisione di presentare ufficialmente il film in tv, quella tv da sempre evitata dal regista, nel programma Che tempo che fa di Fabio Fazio. Ebbene sì, l'autore presenterà la sua ultima fatica, Il Caimano, pellicola ricoperta da un altissimo muro di segretezza, in un talk-show. E' bene ricordare che l'ultima ospitata di Moretti in tv è stata sul finire degli anni '70 nel programma Match, culminata in un vivace alterco con il regista Mario Monicelli. Inoltre, non solo è stata annullata la conferenza con la stampa ma Moretti parteciperà ad una discussione con il pubblico al termine della proiezione della sua ultima fatica, probabilmente, ma non è ancora certo, al cinema Anteo di Roma sabato nel pomeriggo del 25 marzo. La sera dello stesso giorno, l'appuntamento è su Rai3 alle 20.10.

20.3.06

Viva l'Italia

Gli ultimi giorni sono stati un toccasana per il cinema italiano. Perchè se è vero che una rondine non fa primavera e quindi un paio di successi non servono a risollevare il cinema italiano, va anche detto che due film italianissimi sono in testa alla classifica; due film all'antitesi, uno è una grossa produzione, l'altro una piccola produzione dal notevole successo. Stiamo parlando ovviamente de Il mio miglior nemico e Notte prima degli esami. Il film di Carlo Verdone ha fatto un vero e proprio botto: nel primo week-end ha incassato la cifra record di 5 miloni di euro, raggiungendo i 10 tondi tondi nella settimana appena trascorsa, ottenendo la media di 7000 euro per sala. Il film dell'esordiente Fausto Brizzi (che è stato in testa alla classifica per due settimane, per poi essere spodestato proprio dal film di Verdone con Silvio Muccino) in 5 settimane ha guadagnato quasi 9 milioni di euro. Sono risultati importanti per il nostro cinema che certo, come dicevo, non risolvono i grandi problemi del cinema nostrano ma ci ricordano che abbiamo i numeri per fare grandi cose senza dover ricorrere ai cine-panettoni.

18.3.06

Doppiaggio sì, doppiaggio no...

La discordia tra i sostenitori e i detrattori del doppiaggio è antica e radicata manco fosse la battaglia fra il bene e il male. Il mondo degli appassionati del cinema si può dividere in queste due categorie ben definite. I detrattori sono coloro che preferiscono guardare i film in lingua originale considerando la voce dell'attore fondamentale e parte inscindibile dell'opera artistica; inoltre si inserisce anche il problema della traduzione, che da una lingua all'altra comporta sempre numerose 'lost in translation', ovvero la perdita di quelle sfumature linguistiche o l'uso di determinati termini che per esigenze vuoi labiali, vuoi di comprensione, da una lingua all'altra si verificano sempre, talvolta trasformando completamente l'intero significato di una frase. I sostenitori, invece, preferiscono il doppiaggio perchè innanzitutto rende il film godibile a chi non ha conoscenza di lingua straniera ma anche per un motivo più articolato: il modo di parlare, l'uso che si fa della voce e delle tonalità può differire da cultura a cultura; inoltre, secondo questi l'eventuale utilizzo di sottotitoli disturberebbe la visione del film.
Io non so in quale gruppo collocarmi. Devo dire che mi piace vedere i film in lingua originale ma anche Kubrick (per me un faro nel mondo del cinema) dopo lunga meditazione, decise di far doppiare i suoi film all'estero proprio perchè sosteneva che il cinema è innanzitutto 'immagine' e quindi i sottotitoli avrebbero distratto lo spettatore. Va anche sottolineato, però, che Kubrick curava la traduzione e il doppiaggio di ciascuno dei suoi film per ogni edizione straniera, uno sforzo creativo che pochi sono disposti ad assumersi nel mondo della produzione cinematografica. E' vero che l'interpretazione degli attori merita di essere vista nella sua originalità ma non si può negare che il doppiaggio italiano è sempre molto accurato (qualcuno sostiene che abbiamo i migliori doppiatori al mondo, altri minimizzano riducendo questa tesi ad una leggenda metropolitana); pensate alla grandiosa voce italiana di Al Pacino, ovvero Giancarlo Giannini e avrete idea di cosa sto parlando.
Insomma, non c'è soluzione...o forse sì? Vorrei conoscere la vostra opinione...Parliamone!

17.3.06

L'Italia va a New York

Dopo il grande successo de La meglio gioventù, un altro film italiani sbarca nella Grande Mela. Stiamo parlando di Romanzo criminale che rappresenterà l'Italia al Tribecca Film Festival di New York, l'importante kermesse cinematografica in programma dal 27 aprile al 7 maggio nata nel 2002 da un'iniziativa di Robert De Niro, Jane Rosenthal e Craig Hatkoff; il festival prevede anche la sezione Spotlight dedicata ai migliori registi internazionali. In questa categoria, insieme a Romanzo criminale, saranno proiettati anche I fiori di San Francesco di Roberto Rossellini e My Dad is 100 Years Old, omaggio della figlia Isabella al grande maestro.

16.3.06

Senza peli sulla lingua

Annie Proulx, l'autrice del racconto da cui è statto tratto il film Brokeback Mountain, ha esternato tutto il suo furore per il mancato Oscar come miglior film proprio alla pellicola di cui è stata ispiratrice. La donna, decisamente imbufalita, ha descritto i votanti come "fuori dal mondo" e "segregati" dalle realtà attuali della società. L'autrice ha inoltre dichiarato che i membri dell'Academy sono stati influenzati dalla strategia della compagnia produttrice di Crash, la Lions Gate Entertainment, 'colpevole' di aver recapitato loro una copia DVD del film a poche settimana dal ballottaggio. Proulx spiega che i seimila votanti dell'industria vivono prevalentemente nell'area di Los Angeles, molti dei quali conducono una esistenza confortevole e lussuosa, in un ambiente protetto e separato dalla realtà americana d'oggi. Sono queste persone, così estranee persino agli avvenimenti della loro stessa città, a decidere quale film è buono e quale non lo è. L'autrice ha concluso ironizzando sul futuro che possono avere gli Oscar se lasciati in mano a questo tipo di persone.
Lungi da me buttare fango sull'Academy (che certo non merita neanche di essere incensata). Ma come non dubitare dell'inaspettata vittoria di Crash quando ormai si dava per certa la vittoria del film di Ang Lee? Certo, è anche vero che la Proulx si è mostrata un pò permalosetta...

15.3.06

Paul Haggis va alla guerra

Paul Haggis, trionfatore ai premi Oscar con 2 statuette per Crash, dopo la precedente vittoria come produttore per Million Dollar Baby, sta per concludere l'accordo con la Columbia Pictures per la direzione e la produzione di Against All Enemies. Tratto dal diario best seller di Richard A. Clarke, racconterà del modo in cui l'amministrazione Bush ha affrontato la minaccia di Al-Qaeda prima e dopo gli attacchi dell'undici settembre. Il libro di Clarke, che ha vissuto questi eventi in prima persona essendo un ex pezzo grosso dell'antiterrorismo americano, offre un approfondimento unico sui problemi dell'apparato di sicurezza degli Stati Uniti e ha suscitato in America pesanti critiche per i fallimenti dell'amministrazione Bush e la decisione di andare in guerra con l'Iraq.

13.3.06

Un italiano ad Hollywood

Gabriele Muccino si fa sentire dalla lontana Hollywood dove sta concludendo la lavorazione del suo nuovo film, The Pursuit of Happiness, prodotto dalla Columbia e interamente realizzato nella capitale mondiale del cinema. "E' stata un'esperienza esaltante, la professionalità con cui avevo a che fare era enorme. Si è trattato di una grossa produzione e l'organizzazione della Columbia era perfetta". L'autore però aggiunge: "Fare un film qui a Hollywood è costosissimo e dunque non sono permessi errori, così si rifugia nel già visto, nel collaudato. Non è così per il nostro film".

9.3.06

Anteprima Musikanten, con Franco Battiato

Franco Battiato
Arriva in sala entrando dall’ingresso del pubblico, si mischia alla folla, non si sottrae a strette di mano, foto e autografi. Si mostra grato al pubblico e (come sempre) non ha nessuna velleità da intellettuale o artista. E’ la terza volta che incontro Franco Battiato ma è la prima come regista e le aspettative sono alte. Si pensava ad un’anteprima in grande stile; invece siamo in un cinema appartato e Battiato sale sul palco per soli cinque minuti, per un semplice discorso introduttivo al film. “L’impatto del film potrebbe essere forte, i critici non si risparmiano eppure i gusti sono cosa strana. Ricordo di una volta, saranno stati trenta anni fa, che mi recai in una piccola città della Turchia, fui invitato ad esibirmi ad un festival. Ero l’ultimo in scaletta e per tre ore non ascoltai altro che musica straniante, bruttissima, che mi sfiancava, eppure l’arena era gremita. Quando arrivò il mio turno, iniziai a produrre un suono basso con la mia tastiera e ad alzarlo lentamente, per due minuti di fila. Quando terminai e riaprii gli occhi, l’arena si era svuotata! Ovviamente, spero non succeda stasera.” Basterebbe questo a svelare la breve cinematografia di Franco Battiato. Ancora un breve aneddoto sulla critica: “Mi diverte leggere sempre nuovi articoli sul mio film; c’è Merenghetti, quello che scrive i dizionari del cinema, che fu uno dei primi a massacrarmi a Venezia, quando disse che il mio film era ostico, che appariva alieno nel panorama del cinema moderno. Lui cercava di offendermi eppure quello per me costituiva un gran complimento. Ultimamente ha un po’ riveduto il suo giudizio e questo mi dispiace, preferivo quello originale!”
Dal palco, per me che sono in prima fila, Battiato appare ancora più alto e imponente di quanto non sia già; quando sprigiona la sua ironia, è dissacrante.
Il film sarà nei cinema dal 10 marzo. Ancora due parole del regista: “Buona visione.”


Musikanten di Franco Battiato
(2005) Ita


Il secondo film di Battiato si fonda su un complesso pretesto: la volontà dell’autore di raccontare gli ultimi anni di vita di Beethoven attraverso la storia di una giornalista che si sottopone ad un ipnosi regressiva e scopre di aver vissuto in un’epoca precedente molto più vicino al genio della musica di quanto possa pensare. Per questo il film si svela in tre parti: la prima ai giorni nostri, con la giornalista e il suo collega che preparano un mistico ed acuto programma televisivo (che somiglia molto al programma realizzato per la tv satellitare dallo stesso Battiato); la seconda ci porta all’epoca di Beethoven, ai suoi ultimi anni, alla malattia devastante, per un musicista, della sordità e delle amicizie che lo circondavano; nella terza si ritorna alla realtà, dove la giornalista si risveglia e trova il mondo devastato da un inquietante Partito Democratico Mondiale che puzza di dittatura lontano un miglio. In certi momenti la regia sfiora i limiti del Dogma di von Trier, dialoghi apparentemente fuori luogo, montaggio sferzante e uso (eccessivo decisamente e questo dispiace) della macchina da presa a mano. Ciò che più colpisce (e personalmente diverte) è lo straniante effetto di balzo temporale, dove la rappresentazione del passato risulta essere molto meno farsesca e più moderna di quella dei giorni nostri. Certo, qualche scena è quasi destabilizzante, ti lascia perplesso, così come l’uso bizzarro di soggettive e inserti narrati al limite del documentario, ma nell’insieme tutto acquista senso, pur lasciando un punto interrogativo sul mistero a base di reincarnazione della protagonista. L’interpretazione di Jodorowski è meravigliosa, dipinge un Beethoven tenero e geniale, fedelissimo all’originale da quanto ci è dato sapere, anche grazie ad alcune intuizioni di regia per niente male; spicca anche Gifuni, quasi di più della collega Bergamasco.
Non si pensi che un film su Beethoven non possa ancorarsi alla realtà; è pur sempre un’opera di Franco Battiato! Determinati accenni alla politica e l’inquietante finale dittatoriale ci ricordano che il cinema può farci viaggiare in epoche lontane e farci vivere intense emozioni ma alla fine è sempre al presente che si ritorna. Non dimentichiamolo.

6.3.06

And the winner is...

Per me è stata una grossa delusione la sconfitta di Brokeback Mountain; questo film meritava il premio più importante, non solo perché ormai non si parla d’altro dei cowboy di Ang Lee ma anche perché era forse il momento migliore per sdoganare il tema dell’amore omosessuale. Fatto sta che l’Oscar come miglior film se lo prende Crash mentre quello della regia va a ad Ang Lee; a qualcuno sembra una spartizione equa. Altro fronte di delusione è la bocca asciutta di noi italiani che non portiamo a casa neanche un premio: La Comencini viene battuta dal sudafricano Tsotsi, per i costumi vince la Atwood per Memorie di una Geisha, premiato anche per le scenografie di Stuart Craig e Gretchen Rau.

Sono felicissimo, invece, per l’Oscar come migliore attore per Philip Seymour Hoffman poiché ho seguito la sua carriera fin dai tempi di P.T. Anderson e nessuno come lui ha realizzato un’escalation di eccellenza e professionalità da fare invidia ai migliori. Miglior attrice è Reese Witherspoon che con il recente aumento di cachet e questo premio schizza dritta nel firmamento delle stelle. Gorge Clooney è il miglior attore non protagonista (Syriana) e sarà l’unico premio per il brizzolato nonostante le diverse candidature. Miglior attrice non protagonista è Rachel Weisz per The costant Gardner. Miglior sceneggiatura originale a Crash; non originale a Brokeback Mountain.
Miglior film d’animazione è Wallace&Gromit di Nick Park e Steve Box; per gli effetti speciali la spunta King Kong. Miglior documentario: La marcia dei pinguini.
Colonna sonora a Brokeback Mountain (battuto l’italiano Marianelli); miglior canzone è il rap “It’s hard out here for a pimp” per il film Hustle&Flow. Miglior missaggio audio e miglior montaggio sonoro a King Kong. Miglior trucco ad Howard Berger e Tami Lane (Cronache di Narnia).

La mia battuta preferita della serata: Gorge Clooney che ritirando la statuetta come miglior attore non protagonista ha esclamato “Questo significa che non ho vinto il premio come miglior regista!”

5.3.06

And the loser is...

Sono stati assegnati i Razzies Award, ovvero i premi che a poche ore dagli Oscar stabiliscono le peggiori performance dell'anno.
A fare il pieno è stata Jenny McCarty con il film da lei scritto e interpretato Dirt Love: peggior film, peggior attrice protagonista e peggior sceneggiatura (in entrambi i casi la stessa McCarty), peggior regia (firmata dal marito di Jenny, John Mallory Asher). A seguire abbiamo Rob Schneider, peggior attore protagonista in Deuce Bigalow - Puttano in saldo; Mentre i premi per i non protagonisti sono andati, rispettivamente, a Hayden Christensen (Anakin Skywalker-Darth Vader in Star Wars Episodio III - La vendetta dei Sith) e a Paris Hilton, per la scena-cult in cui viene ammazzata, in biancheria intima rossa, nell'horror La maschera di cera. Il premio Oscar Nicole Kidman insignita del titolo di "peggior coppia cinematografica dell'anno" per Vita da strega, insieme al suo partner su grande schermo Will Ferrell. Motivazione: tra loro, nel film, la "chimica" è pari a zero. Infine, i "più noiosi protagonisti del gossip"sono risultati essere Tom Cruise e Nicole Kidman.

4.3.06

Svelato il mistero!

La domanda che volevo porre a Verdone nel recente incontro a cui ho assistito era: è vero che il tuo film sarà il prossimo, dopo Natale a Miami, che romperà la tradizionale finestra di 15 settimane? (puntate precedenti qui, qui e qui). Ebbene, io non sono riuscito a porgli la domanda ma la risposta è arrivata ugualmente. Paolo Protti, presidente dell'Anec, associazione esercenti cinema, ha annunciato un accordo raggiunto dagli esercenti con la Filmauro di Aurelio De Laurentiis per far uscire in DVD il film di Carlo Verdone, Il mio miglior nemico, non prima di quindici settimane dall'uscita in sala, prevista il 10 marzo. In questa guerra tutta particolare, gli esercenti si sono aggiudicati una battaglia.

3.3.06

Gyllenhaal sulla bocca di tutti

Oltreoceano si rincorrono voci che sanno di fantascientifico. Sembra infatti che, dopo che Jake Gyllenhaal si è fatto vedere il giorno di San Valentino ad una partita dei L.A. Lakers in compagnia (vedi foto) del giovane attore Austin Nichols (conosciuto sul set di The day after tomorrow) e dopo che i due erano già stati visti più volte insieme, si sono fatte sempre più insistenti certe voci. E cioè che Jake Gyllenhaal non solo sarebbe gay e fidanzato con Nichols ma sarebbe il protagonista di una raffinata strategia mediatica messa a punto dalla lobby gay hollywodiana (dietro la quale si nasconde la regia occulta addirittura di Ang Lee) che partendo dal film Brokeback Mountain, porterebbe l'attore a fare coming out in diretta televisiva la ormai prossima notte degli Oscar!!
Ovviamente, se tutto ciò si rivelasse vero saremmo davvero a nuovi confini inaspettati nel mondo dello spettacolo. A Jake Gyllenhaal faccio tutti i miei migliori auguri perchè è una promessa niente male di Hollywood, ma spero se ne stia alla larga da certe regole 'gossippare' messe a punto solo per farsi notare. E agli squali dei giornali scandalistici consiglierei di darsi una calmata perchè ormai pur di rendere scandalosa una cosa normalissima come un coming out sono capaci di tutto! Alla faccia della sensibilità e della privacy altrui!

2.3.06

Non per vantarmi ma...

...il Mulholland Blog, quatto quatto, nell'arco di neanche 3 mesi ha raggiunto (e superato) quota 1000 contatti! Questa "auto-celebrazione" è per esprimere il mio più sentito GRAZIE che va a tutti coloro che leggono ciò che scrivo e con ciò gratificano tutto il lavoro che con passione cerco di volta in volta di realizzare e perfezionare. Grazie davvero a tutti voi! Siete grandi!

La più pagata del reame

Reese Witherspoon ha stabilito il nuovo record di ingaggio per un'attrice ad Hollywood, superando così di gran lunga il primato di Julia Roberts come attrice più pagata del cinema. La Witherspoon, infatti, riceverà un compenso di 29 milioni di dollari (!!) per il suo prossimo film, Our Family Trouble; il record precedente stabilito dalla Roberts fu per il film Mona Lisa Smile, dove l'attrice fu ingaggiata per 24 milioni di dollari (!). Questo aumento vertiginoso della Witherspoon non solo conferma la sua inarrestabile ascesa ma inoltre fa pensare ad una quasi ormai sicura vittoria dell'Oscar per Walk the line.

1.3.06

Film del mese: marzo 2006

Ecco i film in uscita a marzo 2006. La lista sarà continuamente aggiornata. Fra parentesi la data di uscita prevista, mese corrente ovviamente.


  • All the invisible children di Vari registi (3);
    Wallace&Gromit:la maledizione del coniglio mannaro di Steve Box, Nick Park (3);
    Stay - Nel labirinto della mente di Marc Forster (3);
    Piano 17 di Manetti Bros. (3);
    The Weather Man di Gore Verbinski (3);
    The Constant Gardner di Fernando Meirelles (3);
    La guerra di Mario di Antonio Capuano (3);
    Il suo nome è Tsotsi di Gavin Hood (3);
    Proof - La prova di John Madden (3);
    Torremolinos 73 di Pablo Berger (3);
    Musikanten di Franco Battiato (3);
    Moolaadé di Ousmane Sembene (10);
    Il mio miglior nemico di Carlo Verdone (10);
    L'incubo di Darwin di Hubert Sauper (10);
    Un giorno per sbaglio di Julian Fellowes (10);
    La fiamma sul ghiaccio di Umberto Marino (10);
    Bell'Epoker di Nico Cirasola (10);
    Il fantasma di Corleone di Marco Amenta (10);
    V for Vendetta di James McTeigue (17);
    Doom di Andrezj Bartkoviak (24);
    La vita segrete delle parole di Isabel Coixet (17);
    Angel-A di Luc Besson (17);
    Find me guilty di Sidney Lumet (17);
    Il grande silenzio di Philip Groning (17);
    The producers di Susan Stroman (17);
    La pantera rosa di Shawn Levy (24);
    Il caimano di Nanni Moretti (24);
    Baciami piccina di Roberto Cimpanelli (24);
    Final Destination 3 di James Wong (24);
    Masaniello, Amore e libertà di Angelo Antonucci (24);
    L'ultima vacanza di Wayne Wang (24);
    Factotum di Bent Hamer (31);
    Basic Instinct 2:Risk Addiction di Michael Caton-Jones (31);
    Due volte lei di Dominik Moll (31);
    A cena con i suoi di Tom Dey (31);
    Fuoco su di me di Lamberto Lambertini (31);
    Otto amici da salvare di Frank Marshall (31);
    Roll Bounce di Malcolm D. Lee (31);
    Romance&Cigarettes di John Turturro (31);
    Solo 2 ore di Richard Donner (31).

E dunque...a voi la scelta!

P.S. Avrei voluto che il precedente post raccogliesse più commenti del solito...mi è costato una fatica immane! Se potete, dategli un'occhiata. Grazie!

27.2.06

In viaggio con il comico

Inizio con il dire che non sono riuscito a porre neanche una domanda a Verdone (e una sola ne volevo fare!). Per il resto, è stato un incontro cordiale e carino, molto più rapido di quello di marzo scorso ma comunque interessante.
Carlo Verdone e Silvio Muccino, alla presenza degli stati generali della mia facoltà e davanti ad un'Aula Magna piena da scoppiare, accompagnati dal produttore Luigi DeLaurentiis (figlio di Aurelio) hanno presentato l'ultima fatica cinematografica di Verdone, Il mio miglior nemico, scritto ed interpretato insieme a Silvio Muccino. E' passato quasi un anno da quando i due diretti interessati ci hanno annunciato la notizia del film insieme in questa stessa Aula e siamo già qui a discuterne. Per cominciare, Verdone ringrazia tutti i presenti in quanto noi stessi siamo i giudici ultimi di ogni film e spiega che questo intenso tour promozionale (stamattina a Catania, nel pomeriggio a Palermo e domattina già a Bari) è anche un modo per ringraziare noi tutti che gli diamo il successo.
L'incontro inizia con una domanda al regista e i suoi esordi, gli si chiede della sua passione per Chekhov e dell'ispirazione che questo autore gli ha dato: "Si, devo molto a Chekhov, la mia tesi di diploma come cineasta era su Chekhov, anche se il paragone mi intimidisce. Questo unire il comico e il tragico insieme è una cosa che mi ha influenzato molto; il gusto per il melancomico è una mia caratteristica. Ironia e amarezza convivono in tutti i miei film; in questo ultimo, ci sono diversi momenti sia da commedia che drammatici. E' una storia in cui io e il personaggio di Silvio ci distruggiamo la vita a vicenda per una sorta di vendetta. Non voglio anticipare niente, ma secondo me è un film completo, che mi riguarda a 360 gradi, agile sia sul piano drammatico che sul comico con un Silvio Muccino molto maturato, cresciuto davvero molto. E' un film ricchissimo, di ben 130 scene, inusuali per una commedia italiana ma siamo contenti del risultato finale, di questo scontro generazionale e sociale che dapprima si rivela tragico ma che poi diventa costruttivo, quasi un rapporto padre-figlio trattato con molta delicatezza. Non è un'operazione di furbizia per mettere assieme una coppia che ha funzionato bene in Manuale d'amore; e non c'era neanche la volontà di rifare In viaggio con papà (il film che Verdone ha interpretato insieme ad Alberto Sordi, quasi un passaggio del testimone, N.d.A.) anche perchè questo film è molto più profondo; in Viaggio con papà io rovinavo un week-end d'amore a mio padre, in questo film Silvio non si limita a ciò ma mi distrugge tutta la vita", quasi un approfondimento del film con Verdone e Sordi. Si chiede a Silvio quanto di autobiografico c'è nei suoi personaggi: "come per tanti altri coetanei, la mia adolescenza è stata un'esperienza angosciante, molto traumatica. Lavorare davanti una macchina da presa è stato un modo per esorcizzare le mie paure e la mia adolescenza, grazie all'affettuoso sostegno di mio fratello Gabriele con cui ho esordito sia come attore che come autore. Poi ho anche capito che dovevo crescere e allora ho deciso di impegnarmi e di studiare sul set che è la migliore scuola per un attore. Mi sono anche tolto la 'zeppola' seppur a fatica! Fino ad approdare a questo film dove ho tratteggiato un personaggio totalmente lontano da me, un personaggio privo delle insicurezze e delle goffagini dei miei personaggi precedenti, caratteristiche che mi sono proprie perchè io ho grossi problemi ad avere a che fare con moltitudini di persone; anche in questo momento, mi si perdoni la frase poco consona ad una facoltà, ma a stare qui a parlare mi sto cagando sotto!"
E' il turno di Carlo di raccontare la matrice dei suoi personaggi. "Io quando incontro una persona sempre sicura di se, che non espone mai nessuna fragilità, beh, tento a diffidare di una persona del genere perchè sicuramente non è una persona sincera. Ognuno si mostra forte e sicuro eppure tutti hanno la loro valeriana, il loro farmaco, la loro camomilla, il loro yoga...Io amo le persone che hanno il coraggio di aprirsi con gli amici più cari e mostrare anche le loro fragilità, certo senza diventare ossessivi però! Scrivere per il cinema è anche un modo per mostrare le mie fragilità; in un film come Maledetto il giorno che ti ho incontrato lì c'è tutto me stesso e vale anche per Margherita Buy. Non le credete se prende le distanze da quel personaggio perchè lei in realtà è pure peggio di così! Interpretare un personaggio del genere ti aiuta a cambiare, a migliorarti. Per fortuna oggi sono meno ansioso ma la paura, l'ansia è qualcosa che ti stimola a dare sempre il meglio. Guai se io andassi sul set senza neanche un minimo d'ansia. Questo vale per tutti." Aggiunge anche un aneddoto: "Una volta ero con un famoso attore che ha lavorato con me e scorse un farmaco nel mio portafoglio. Mi disse che
era una cazzata, che lui da 5 anni praticava yoga e che era serenissimo e tranquillo. Poco dopo tira fuori il portafogli per offrirmi una cosa e gli cade la sua confezione di farmaco...tutto consumato!! Gli ho urlato che è un falso, che è un bugiardo e purtroppo tutti sono così!"
Sul tema dell'amore nei suoi film, Verdone: "Molti critici hanno accusato me e gli autori della mia generazione (Benigni, Troisi, Nuti e così via) di badare troppo all'amore e poco ai grandi temi della commedia italiana. Ma è un'analisi sbagliata intanto perchè siamo cresciuti in un'epoca diversa da quella del dopo guerra che ha plasmato i grandi come Gassman e inoltre perchè in realtà noi abbiamo analizzato una grande trasformazione della società, ovvero il grande cambiamento della relazione fra l'uomo e la donna, ovvero la crisi dell'uomo che sino ad allora era colui che controllava la situazione, che rimorchiava, che aveva un grande potere sulla donna. Tutto ciò, dal '68 in poi, è cambiato e per noi uomini è stato a dir poco traumatico renderci conto della situazione, un vero terremoto! Tutto ciò non mi sembra un tema banale ma importante per la società. L'unica cosa che abbiamo in meno rispetto ai grandi del passato sono gli sceneggiatori veri, in Italia ormai saranno due o tre e niente più."
Il rettore chiede a Verdone se ha mai pensato di scrivere per il teatro: "Si, mi piacerebbe ma non è una cosa semplice. Oltre alle difficoltà del mestiere, io ho anche i miei impegni con il cinema e quindi è difficile trovare il tempo. Ma mi piacerebbe e prima o poi è una cosa che dovrò fare." Domanda sia per Muccino che Verdone: il rapporto con la scuola e l'adolescenza. Muccino conferma le parole dette all'inizio: "E' stato il momento più brutto della mia vita! Pensi che mi ha talmente traumatizzato che ancora oggi, quando ho un incubo mi vedo nudo nel cortile della scuola dove mi avvertono che la scuola non è finita e nonostante io abbia conseguito la maturità devo continuare a frequentarla!" Verdone, invece: "Io ho buoni ricordi della scuola, è stato piuttosto la rimpatriata di dieci anni dopo con i compagni di classe che è stata sconcertante, tutti che volevano fare ancora i ragazzini e che volevano continuare a fare scherzi da ragazzini. Quell'avvenimento mi ispirò il film Compagni di scuola che probabilmente è stato uno dei più cattivi che io abbia mai fatto." Ancora un aneddoto: "Anche io ho avuto i miei traumi a scuola, avevo un professore di matematica severissimo, un vero incubo e i miei compagni, imbrogliando, facevano sempre in modo che toccasse a me essere interrogato. Essendo intimorito dal professore, ovviamente andavo male e prendevo brutti voti finchè un giorno...vabbè, ve lo dico, che mi frega, poi magari la magistratura mi indagherà...un giorno ho preso di nascosto il registro del professore e ho falsificato i miei voti mettendomi la sufficienza per tutto l'anno. Fu un gesto dettato dalla disperazione!" Risate (soprattutto di Muccino quando Carlo fa l'imitazione del severo prof) e applausi.
Questo, in estrema sintesi, l'incontro. E' stato divertente e stimolante e se è vero che a loro fa comodo andare in giro a fare promozione, per noi è altrettanto piacevole avere l'opportunità di incontrare professionisti del mestiere. Avrei voluto chiedere una cosa a Verdone ma la vigilanza è stata tempestiva e non ci ha concesso di fare domande ma solo autografi e strette di mano. Sarà per la prossima volta.
Avrei voluto mettere on-line l'intero video della conferenza ma non ho gli stumenti adatti. Dovrete accontentarvi di questi fotogrammi estrapolati. Siate clementi con me.

23.2.06

Appuntamento:In viaggio con il comico

Lunedì 27 febbraio nell'Aula Magna "Santo Mazzarrino" della mia facoltà (Università di Catania, Lettere e Filosofia) si terrà l'incontro "In viaggio con il comico" con Carlo Verdone e Silvio Muccino; coordina Fernando Gioviale, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Ho già incontrato Verdone e Muccino, insieme a Giovanni Veronesi, DeLaurentiis e Jasmine Trinca, in occasione della presentazione del film Manuale d'amore; in quell'occasione ho potuto apprezzare la grande professionalità di Verdone e dei suoi colleghi e della sua vasta cultura in materia di cinema (qui potete trovare un mio resoconto dell'incontro). Per questi motivi, presenzierò anche a questo incontro e spero di potervi fare un resoconto dignitoso corredato da materiale multimediale. Non mancate!

22.2.06

Va bene i dinosauri, ma l'archeologo?

Steven Spielberg ha ben pensato di realizzare il quarto capitolo della saga di Jurassic Park e di riprendere le redini della regia, dopo aver ceduto il posto a Joe Johnston per il terzo episodio. A convincere Spielberg sembra sia stata "una buona sceneggiatura su cui lavorare; le riprese dovrebbero iniziare il prossimo anno per un'uscita prevista nel 2008" sono le parole del produttore Frank Marshall. Tutto ciò è entusiasmante (memori del primo fantastico episodio, perchè i seguenti due non sono stati eccezionali) ma riporto questa notizia perchè sembra che ancora una volta Spielberg preferisca dedicarsi ai dinosauri che al progetto lungamente rimandato del quarto Indiana Jones, di cui ho già scritto. E fra i due preferirei rivedere tornare sullo schermo il dinosauro meno datato, ovvero Harrison Ford!

21.2.06

Spike Lee vs Hollywood e le ambizioni di Placido

Non mi ero ancora fatto un'opinione sulle recenti esternazioni di Ian McKellen in merito alle discriminazioni negli ambienti hollywoodiani che si aggiunge una nuova voce di denuncia. E' quella di Spike Lee: il regista afroamericano, in un'intervista alla rivista Complex, si è detto indignato perchè "a Hollywood non c'è un solo afroamericano che possa dare luce verde ad un film; gli unici neri che vedi sono quelli ai cancelli d'ingresso. La presenza di attori di colore come Denzel Washington, Eddie Murphy o Jamie Foxx non significa nulla; li assumono solo perchè sono macchine per far soldi".
Sul fronte intaliano, Michele Placido annuncia la volontà di voler realizzare film su grandi avvenimenti storico-politici italiani come gli omicidi di Falcone e Borsellino ma "questi sono film che non ci faranno mai fare, neanche se cambia il governo. La storia italiana degli ultimi 15-20 anni è piena di scheletri negli armadi, di delitti per cambiare il corso della politica. Eppure i film che raccontano il lato oscuro della storia recente vengono premiati".

20.2.06

Orsi d'oro

L'Orso d'Oro assegnato dalla giuria presieduta da Charlotte Rampling è andato al film bosniaco Grbavica. Primo film di finzione della documentarista Jasmila Zbanic. Michael Winterbottom conferma il suo feeling col Festival portanto a casa l'orso d'argento per la regia - insieme al suo 'collega' Mat Withcross - per lo scioccante Road to Guantanamo. Il Gran Premio della Giuria se lo sono spartiti l'iraniano Jafar Panahi per Offside e la danese Pernille Fischer Christensen di En Soup, film premiato anche come miglior opera prima della kermesse.Delusione quindi per i molto accreditati Robert Altman (Radio America) e Sidney Lumet (Find Me Guilty), nonchè per il nostro Romanzo criminale. Soddisfazioni invece per il cinema tedesco, che porta a casa diversi premi: il miglior attore è Moritz Bleibtreu per Le particelle elementari, la miglior attrice è Sandra Hueller, protagonista di Requiem.L'Orso d'Argento per la miglior colonna sonora è andato a Isabella di Pang Ho-Cheung, mentre il Premio Alfred Bauer per l'opera più innovativa se lo è aggiudicato l'argentino Rodrigo Moreno, regista di El Custodio.

18.2.06

A volte (le coppie) ritornano

La coppia Matt Damon e Ben Affleck tornerà a lavorare insieme. Sembra proprio che i due attori si ritroveranno in un dramma della Disney ancora senza titolo, tratto da una storia vera, in cui i due avvocati si battono per 15 anni in difesa di un condannato a morte. Era dai tempi di Dogma che i due non lavoravano più insieme. La loro popolarità esplose quando vinsero l'Oscar per la miglior sceneggiatura con Will Hunting; da allora la carriera di Matt Damon è stata un continuo successo mentre quella di Affleck è stata caratterizzata da alti e bassi (più bassi, forse?). Non solo, ma Affleck debutterà alla regia con Gone, Baby Gone, una detective story venata d'ironia tratta da un romanzo di Dennis Lehane, l'autore di Mystic River. Protagonisti saranno due investigatori privati di Boston, che indagano sulla scomparsa di un bambino in un quartiere di famiglie disastrate, poliziotti amareggiati ed ex galeotti impazziti.