16.1.09

Da oggi nelle sale: Appaloosa (anteprima RomeFilmFest2008)

Appaloosa di Ed Harris
(2008) USA

Forse non è un caso che durante l'incontro con la stampa Ed Harris ha fatto saltare ironicamente fuori il nome di Sarah Palin (all'epoca ancora in corsa) quando qualcuno ha messo in mezzo il termine "eroi". Perché il bellissimo Appaloosa sembra avere fra i tanti suoi punti di forza quello di ridare centralità ad un ruolo, quello maschile, che forse è stato fin troppo maltrattato nel recente cinema americano. E se al Festival di Roma sul versante Italia si puntava sulle lacrime virili di Favino, Ed Harris mette in scena invece un western tradizionale ed innovativo al tempo stesso (provare per credere) nel quale i personaggi maschili si prendono tutta la scena; un rapporto di amicizia virile destabilizzato solo dall'ingresso nella storia di una donna molto poco apprezzabile e responsabile di diverse nefandezze. Appaloosa è girato tutto sul rapporto tra i due protagonisti (lo stesso Harris e Viggo Mortensen, quest'ultimo in un'interpretazione bellissima in ogni sua componente: sguardi, voce, atteggiamenti) e sulla fine di un'era, quella del selvaggio west, che se da una parte mette via pistole e violenza, dall'altra concede l'ingresso in scena di una classe altrettanto selvaggia, quella capitalista (Appaloosa finisce laddove potrebbe iniziare Il petroliere di Anderson).
Lo sguardo di Harris regista è molto preciso: ricerca la fermezza della macchina da presa (le pochissime scene con macchina a mano, infatti, saltano subito all'occhio) pur avendo a che fare con una storia molto dinamica: ci sono i paesaggi da mostrare e la netta impressione è che non siano tanto gli uomini a cambiare quanto la terre intorno e di conseguenza le loro possibilità di scelta e di movimento (dove per movimenti non si intende andare dal punto A al punto B, ovviamente). C'è chi questo cambiamento lo assume pur non volendolo dare a vedere e chi invece ne prende atto ma preferisce sfuggirgli e portare avanti la propria esperienza su quegli stessi binari finchè dura.
Ecco allora che Appaloosa ritorna al presente pur sceneggiando un tempo e dei personaggi che non esistono più, volendo solo raccontare una storia dai ricchissimi momenti ironici fatta di personalità affascinanti e forti e tralasciando le implicazioni morali che per forza di cose saltano fuori; nel fare ciò Harris non riesce ad annoiare neanche un attimo stando ben attento a non far durare il film quella mezz'ora in più a cui un presunto autore di mestiere non avrebbe saputo rinunciare e mantenendo salda la regia anche nei momenti più statici.
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3 commenti:

Daddun ha detto...

Ho paura che questo western diventi un "bello ed invisibile" ... poco risalto e pessima programmazione (almeno dalle mie parti). Boh, spero di sbagliarmi. Ciao, Ale

dOOx ha detto...

In tutto il comune di Venezia è uscito in una (UNA!) sala. In un multiplex distante dal centro, che si può raggiungere solo in macchina, circa mezz'ora di viaggio, biglietto salato e orari assurdi. Per la serie: di Appaloosa non gliene frega niente a nessuno, quei pochi sfigati che lo vogliono vedere devono pure faticare. Come oscurare un gran film solo perchè non promette grandi incassi...

Massimo Manuel ha detto...

E' ragionevole pensare che molto spesso il successo di una pellicola viene deciso dalla distribuzione. E a soffrirne sono i bei film come Appaloosa.