23.7.08

Wanted

Wanted di Timur Bekmambetov

(2008) USA

Questo è proprio un film fracassone ma nel senso letterale del termine! Bekmambetov sembra non poter rinunciare ad una fortissima ed opprimente presenza sonora in ogni scena d'azione e pure in qualcuna non d'azione. Detto ciò, il film è fracassone anche nel senso più ampio: esageratissime scene adrenaliniche con quel gusto un pò datato, cioè con quel pò di ironia alla Arma Letale che ha fatto scuola (fermo restando che sono pochissimi i dialoghi durante le scene d'azione e questo è un punto a favore del film). Le ambizioni del film deragliano proprio quando cercano di affrontare un discorso morale piuttosto trito e ritrito che francamente trovo molto discutibile: bisogna accettare il fato e ciò che ci ha destinato. Maddeché?!
Bekmambetov, insomma, cerca di far sentire la sua presenza ma se Wanted ha un minimo di digeribilità lo si deve ai tecnici che hanno curato gli effetti speciali, loro sì vero motore del film. L'anima, ovvero l'aspetto di cui avrebbe dovuto aver cura il regista, è piuttosto carente. L'unica scelta azzeccata che gli si può attribuire è quella del protagonista: James McAvoy è davvero promettente e riesce a dare un minimo di spessore ad un personaggio altrimenti troppo piatto e prevedibile.
Il film non mi ha suscitato riflessioni più profonde di quelle appena descritte.

16.7.08

Be Kind Rewind

Be Kind Rewind di Michel Gondry
(2008) USA

Questo film è una grandissima idiozia. Nel senso che è una splendida genialata. Ha la capacità e il coraggio di mettere in scena una storia che è essenzialmente surreale e fuori da ogni schema ma facendolo con onestà e rispetto nei confronti del tema che vuol narrare. E' idiota come lo è il gioco di un bambino, per intenderci.
Be Kind Rewind, questo lo sanno tutti, è essenzialmente un enorme omaggio al cinema ma non al mezzo d'espressione in sè, piuttosto lo è a quel modo d'intendere cinema che è essenzialmente intrattenimento ma soprattutto sfida. La storia si cura ben poco di rendere credibili determinati passaggi o di approfondire il motivo di alcuni risvolti della trama, ciò a cui punta è la passione per la messa in scena e lo sforzo artigianale a cui si dedicano i protagonisti. Fra l'altro il film fa ridere molto meno di quanto prometteva sulla carta ma ben presto ci si rende conto che non è alla risata facile che punta. E' più un'operazione di nostalgia nei confronti di un certo cinema che sa essere fantastico senza mai disancorarsi dalla realtà. Gondry, poi, non vuole in alcun modo tradire la propria poetica e sa quando è il momento di osare o di giocare con il pubblico (quando Jack Black diventa una sorta di magnete vivente, passa davanti la macchina da presa e comincia a disturbare perfino l'immagine che noi stiamo guardando!) senza mai scivolare nel patetico o nella facile retorica. E' anche vero che c'è molto meno Gondry del solito in questo film, stabilendo quest'opera non come un ulteriore passo avanti nella sua filmografia ma come una semplice conferma delle sue doti. Ma probabilmente al regista non interessava dimostrare nulla se non il suo amore sconfinato per il cinema come macchina dei sogni, come illusione primitiva che però non basta a sconfiggere le storture della realtà (gli USA come terra di produzione del film si fanno sentire, se è vero che il finale della pellicola è molto meno amaro del solito Gondry). Vincente la scelta del cast.
E' puro divertimento intelligente, capace di approfondire un discorso sul cinema senza risultare pretenzioso.

15.7.08

Libertà non è star sopra un albero

L'attuale Governo, evidentemente spaventato dalla protesta annunciata dei diretti interessati, si rimangia la parola e reintroduce le tax credit.
Scongiurato il pericolo di assenza del cinema italiano dai principali festival nostrani (Venezia, Torino, Roma).

13.7.08

Dalla festa al festival: hanno la faccia come il culo

Gian Luigi Rondi ha presentato alcune delle 'sue' novità per la Festa del cinema di Roma III Edizione di cui è neo-presidente.
Gian Luigi Rondi ha deciso che non si chiamerà più Festa del cinema di Roma ma Festival Internazione del film di Roma. Geniale!
Gian Luigi Rondi ha riveduto i nomi delle varie sezioni per renderle più italiche: la Official Selection diventa Selezione ufficiale, la Premiere diventa Anteprima e Cinema 2008, Extra diventa l'Altro Cinema (esiste un altro cinema e nessuno mi ha avvertito?), Focus sarà L'occhio sul mondo, The Business Street (la zona dedicata all'acquisto delle pellicole) verrà ribattezzata Mercato del film, Alice nella città rimarrà Alice nella città perché non sono riusciti ad escogitare qualcosa di più italico, gli incontri con glia attori saranno Il lavoro dell'attore. Piera Detassis coordinerà fra loro le diverse sezioni. 15 milioni e mezzo di euro il budget per la manifestazione.
Gian Luigi Rondi ci ha tenuto a precisare che, nonostante l'estenuante sforzo profuso per italianizzare il festival, non verranno penalizzate le pellicole straniere o il glamour del red carpet.
Gian Luigi Rondi sostiene che non è bene anticipare i nomi dei film o degli ospiti e ha raffreddato l'entusiasmo sui rumors che volevano Robert De Niro ed Al Pacino sul red carpet romano a presentare il loro nuovo film insieme. Non è dato sapere neanche il nome per il premio alla carriera.
Gian Luigi Rondi, però, annuncia due importanti presente al Festival, due registi incontreranno il pubblico: David Cronenberg e Michael Cimino. Il primo presentà la mostra Chromosome, 50 inquadrature tratte dai suoi film; Cimino selezionerà quelle che sono a suo parere le più belle scene di ballo nella storia del cinema.
Gian Luigi Rondi ha annunciato che il Marc'Aurelio d'Oro per il Miglior Film sarà votato da tutti i partecipanti come spettatori al Festival mentre il Premio della Critica al Miglior Film sarà votato da una giuria internazionale. Dovrebbe essere confermata la presenza della giuria popolare di 50 elementi.
Gian Luigi Rondi, nostalgico di un certo cinema italiano, ha affermato che verranno realizzati omaggi ad Alida Valli, Nino Manfredi e Dino Risi.
Gian Luigi Rondi, il nuovo che avanza, ha precisato che saranno pochi i film fuori programma e che saranno tutti per lo più in concorso.
Non vedo l'ora!

11.7.08

Jennifer Lynch a Bollywood

Sull'onda dei crescenti investimenti hollywoodiani verso Bollywood (o sarebbe più giusto dire che il business indiano sta dando l'assalto all'America), Jennifer Lynch (figlia di David) ha ufficializzato che il suo terzo lavoro, dopo il recente ed ancora inedito Surveillance, sarà Nagin - The Snake Woman: un thriller con venature horror ispirato alle leggende orientali che narrano di donne serpente. Il film sarà bilingue (verrà girato sia in indiano che in inglese) e sarà girato completamente in India già a partire da questa estate. Nel cast figurano Mallika Sherawat ed Irfan Khan.

7.7.08

Il documentario su Lynch in dvd

In attesa del probabilmente corposo volume Beautiful Dark, possiamo indagare a fondo su Lynch e il suo metodo con un'altra opera in arrivo e decisamente più che interessante. Si tratta di LYNCH(one), il documentario realizzato dall'anonimo blackANDwhite che ha seguito Lynch durante la lavorazione di INLAND EMPIRE, raccogliendo due anni di materiale video. Introvabile se non in giro per i festival, viene finalmente editato in dvd. Data di pubblicazione : 26 agosto 2008. Si parla ovviamente della pubblicazione americana e l'acquisto on-line significherebbe una notevole spesa per la spedizione.
In attesa che si possa realizzare il mitico trucchetto che ci ha permesso la spesa del dvd regione 1 di IE ad opera di Lynch, potete raccogliere informazioni su LYNCH(one) dai precedenti post di questo blog. E ricordate che mezz'ora del documentario è presentata in anteprima tra i contenuti speciali del dvd di IE regione 1.
(foto da Dugpa.com)

4.7.08

"Ve taglio 'a chepa"

Giovanni Venosa, l'uomo che in Gomorra interpretava il boss che mandava a morte due giovani delinquenti, è stato arrestato in quanto indagini della polizia lo hanno identificato come "delinquente abituale". Ai tempi della realizzazione del film, Venosa aveva già precedenti e numerosi contatti accertati con la camorra.
Siamo proprio sicuri di aver visto un film?

3.7.08

L'amore sospetto

La moustache di Emmanuel Carrère
(2005) FRA

Sorvoliamo sull'improbabile titolo italiano. La moustache è un film interessantissimo per un paio di motivi che idealmente possono dividere l'opera in due parti. Innanzitutto, tutta l'azione e tutti i risvolgi psicologici e comportamentali dei personaggi derivano da un unico gesto banalissimo e quotidiano: radersi. Il lento delirio nel quale scivola il protagonista è scatenato dall'idea di togliersi i baffi che porta da 15 anni. Solo che nessuno dei suoi amici e nemmeno la sua convivente sembrano essersi mai accorti di quei baffi e di conseguenza nessuno nota che li ha tagliati. E' dunque l'idea di circondare d'inquietudine ed incertezza un gesto normalissimo ad affascinare per tutta la prima parte del film. Ad un certo punto della pellicola, però, il regista sembra assumere tutta un'altra direzione: si disinteressa dello spunto da thriller psicologico lanciato e preferisce indagare l'immensa solitudine in cui il protagonista sprofonda, mandandolo in un necessario quanto improbabile viaggio ad Honk Kong. Qui la regia è intelligentissima: il film diventa quasi un'opera muta e sono le azioni del protagonista a dettarne lo scompiglio interiore, mentre a tutto il resto ci pensa la lucida direzione di Carrère e la fantastica interpretazione di Lindon.
Nonostante tutto questo, però, La moustache resta un film a metà e comunque piuttosto fine a sé stesso. Non è la mancanza di una vera e propria spiegazione dei fatti a deludere (certo cinema non ha bisogno di spiegazioni) nè il finale enigmatico quanto piuttosto l'impressione di una mancanza d'intenti complessiva che non dovrebbe mancare ad un film di tale portata e che vuole assumere determinati ed importanti argomenti. L'eccellente regia non basta a colmare certi vuoti narrativi, siano essi voluti o casuali. Il tema del deserto interno che può avere un uomo, l'ineluttabile distanza che ci separa da tutti gli altri esseri umani, siano essi vicini o lontani, meritava un approfondimento in più. Peccato, poteva davvero lasciare il segno questo film ma rimane comunque un'importante opera da dover guardare.

1.7.08

I Film del Mese: Luglio 2008

  • Wanted - Scegli il tuo destino di Timur Bekmambetov (2);
  • Il peso dell'aria di Stefano Calvagna (3);
  • Dr. Plonk di Rolf de Heer (4);
  • Lower City di Sérgio Machado (4);
  • Perfect Creature di Glenn Standring (4);
  • Signal di D. Bruckner, J. Gentry, D. Bush (4);
  • Boogeyman 2 di Jeff Betancourt (4);
  • Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto di Takahiro Imamura (4);
  • Cambio di gioco di Andy Fickman (4);
  • Il diario di Jack di Mike Binder (4);
  • Agente Smart - Casino totale di Peter Segal (9);
  • Funny Games U.S.A. di Michael Haneke (11);
  • Che la fine abbia inizio di Nelson McCormick (11);
  • La canzone più triste del mondo di Guy Maddin (11);
  • Joshua di George Ratliff (11);
  • Reeker - Tra la vita e la morte di Dave Payne (11);
  • Hellboy 2 - The Golden Army di Guillermo Del Toro (16);
  • Le morti di Ian Stone di Dario Piana (18);
  • Rogue - Il solitario di Philip G. Atwell (18);
  • Il mio sogno più grande di Davis Guggenheim (18);
  • Denti di Mitchell Lichtenstein (18);
  • In viaggio per il college di Roger Kumble (18);
  • Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan (23);
  • Dante 01 di Marc Caro (25);
  • Big City di Djamel Bensalah (25);
  • -2: Il livello del terrore di Franck Khalfoun (25);
  • Andersen - Una vita senza amore di Eldar Ryazanov (25).

Tante uscite nel caldo mese di luglio. Finalmente anche in Italia una stagione cinematografica estiva. Quali i vostri più attesi? Io metto in cima alla lista il (auto)remake di Funny Games e il nuovo Batman di Nolan.

27.6.08

Continua la rivolta del cinema italiano

Il gruppo dei Centoautori si è unito alla protesta di Anica, Agi e Api, invocando non solo il boicottagio dei Festival italiani ma anche le dimissioni del Ministro Bondi. (Ministro e Bondi... per quanto mi riguarda, due parole che non dovrebbero stare nella stessa frase!)
Il comunicato dei Centoautori esordisce così: "Dopo anni, il cinema italiano era riuscito a ottenere dal precedente governo due norme vitali per il suo sviluppo, tax credit e tax shelter, misure che lo mettevano alla pari con gli altri paesi e lasciavano sperare in un rilancio e in una crescita artistica e industriale. Ora invece siamo al paradosso: un governo liberista, che dice di voler aiutare l’imprenditoria del nostro paese, CANCELLA QUESTE NORME, lasciando solo quelle che aiutano il cinema USA e le ristrutturazioni delle sale cinematografiche. Visto che si produrranno sempre meno film italiani, ci chiediamo perché rinnovare le sale a spese dei contribuenti. Per migliorare ulteriormente la visibilità dei film hollywoodiani?" Il comunicato prosegue facendo svariati esempi di altre nazioni nelle quali sistemi d'incentivazione liberisti aiutano il mercato cinematografico, uno su tutti l'America nella quale sono attive 200 misure di incentivazione a livello nazionale e locale. Prosegue poi con un preciso attacco: "È proprio questa libertà che il governo Berlusconi, liberista a parole, vuole sopprimere. In campo culturale le misure liberiste preferisce applicarle solo ai film hollywoodiani. I “nostri” film è meglio non farli. Potrebbero, come hanno fatto anche recentemente con riconoscimenti internazionali e successo di pubblico, rappresentare un paese che la televisione ha smesso di raccontare. Meglio, molto meglio che tutti coloro che fanno il cinema, sempre più stretti tra duopolio Rai e Mediaset, monopolio Sky e le grandi distribuzioni americane, rimangano nella condizione di questuanti della politica." Il comunicato si conclude con la richiesta di dimissioni del Ministro Bondi e con l'invito ad autori, registi, produttori ed attori a non partecipare in nessun modo ad alcuna manifestazione nazionale.

25.6.08

Il cinema italiano boicotta i Festival

Clamorosa azione di protesta delle associazioni industriali del cinema italiano: Anica, Agis e Api. Per protestare contro l'abolizione della tax credit per il settore voluta dall'attuale governo italiano, l'intero settore annuncia la volontà di voler boicottare i prossimi festival cinematografici italiani (Venezia, Roma e Torino). Le tre manifestazioni, dunque, rischierebbero di non avere nessun film italiano in cartellone. Nel comunicato che annuncia la decisione si può leggere: "Deve essere chiaro a tutti che il governo, venendo meno a impegni precisi, ha deciso di infliggere un colpo mortale al cinema italiano nel momento in cui dimostra appieno, anche a livello internazionale, la sua vitalità artistica e industriale. Ulteriori azioni saranno decise al più presto. Le rappresentanze dell'industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis sono unite nel manifestare lo sgomento per l'eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal governo, in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volontà di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film. Viene abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema. E' incredibile che tale abrogazione passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l'altro, avevano individuato con precisione l'adeguata copertura finanziaria. Tutto il cinema italiano è mobilitato contro questo atto devastante".
Si attende la risposta del governo.

22.6.08

David Lynch: Beautiful Dark

Interessantissima notizia da Dugpa.com. Il 28 settembre verrà dato alle stampe (edizione americana) quello che si presenta come uno studio definitivo e completo su David Lynch, il libro Beautiful Dark di Greg Olson. L'opera ricostruisce l'intera carriera di David Lynch in tutte le sue espressioni artistiche (dal cinema alla musica, non esclude nulla) e in parallelo con la sua biografia, nelle intenzioni di ricostruire tutte le influenze ricevute anche nella vita privata fin dall'infanzia. Inoltre l'autore ha raccolto numerose testimonianze di colleghi, tecnici che hanno collaborato con Lynch nonchè di amici e parenti. Un'attenta indagine per non tralasciare nulla. La punta di diamante è la collaborazione più importante: lo stesso Lynch si è prestato alle indagini ed alle domande di Olson per non far mancare davvero nulla al libro.

19.6.08

Divieto di riprese per Angeli e demoni

Nuova pubblicità gratis in arrivo per Angeli e demoni di Ron Howard, il film che segue il successo de Il codice Da Vinci. Come sanno ormai tutti, è da ormai molti giorni che il film è in corso di riprese nella città di Roma. Ebbene, proprio in questi giorni è arrivato il divieto assoluto per la trupe da parte del Vaticano di poter girare scene nelle chiese di Roma; a quanto pare, il Vaticano ritiene il film lesivo per la propria immagine (per chi non avesse letto il libro, la storia narra di un gigantesco complotto orchestrato dagli alti vertici delle gerarchie ecclesiastiche per conquistarsi o rafforzare la fede del popolo) e non ha concesso i permessi per far entrare Howard, Tom Hanks e compagnia bella nelle chiese in cui si sarebbero dovute girare alcune delle scene fondamentali per la trama. La produzione ha dovuto ripiegare sulla Reggia di Caserta, dove verranno ricostruiti gli interni delle cappelle romane.

16.6.08

Festa del Cinema di Roma 2008

Quello che penso già lo sapete. Alla conferenza stampa di una settimana fa in cui Rondi è stato presentato, sono state dette un pò di cose.
Alemanno e Bettini sembra si siano punzecchiati con molta nonchalance. Incalzato dal presidente uscente, il sindaco di Roma ha rettificato le sue precedenti dichiarazioni: "Mai stato contrario al tapeto rosso, al glamour: ma a percorrerlo devono essere gli attori, le attrici, i registi, non i politici". Mah...
L'edizione del 2008 avrà ben poco di Gian Luigi Rondi. La Festa di quest'anno è già in fase di avviamento quindi il nuovo reggente avrà ben pochi spazi in cui agire. Appuntamento rinviato al 2009 quando, promette Rondi, ci sarà maggiore attenzione (ma non esclusiva) al cinema italiano (la frase "maggiore spazio al cinema italiano, che da sessant'anni è la mia ragione di vita" è tanto solenne quanto imbarazzante) e maggiore spazio al mercato (cioè alla vendita dei film in rassegna). Rondi vuole anche coinvolgere l'associazione Centoautori. Vuole smarcarsi dall'autoralità di Venezia e costruire una Festa che sia equilibrio tra glamour e cultura... niente di nuovo insomma!
Alemanno, dal canto suo, auspica una sinergia tra Festa e David di Donatello (ma il RomeFilmFest assegna già dei premi, quindi non si comprende il senso dell'idea) e si augura che i divi non spariscano ma che non ci sia omologazione a quelli di Hollywood. La fiera delle banalità insomma.
Nessuno dei presenti spreca due parole per Veltroni, vero padre fondatore della festa, fatta eccezione per un timido accenno da parte di Bettini.
Niente di nuovo all'orizzone.

13.6.08

E venne il giorno

The Happening di M. Night Shyamalan
(2008) Usa\India

Nella marea di detrattori di Shyamalan, io mi sono sempre proclamato suo fedele sostenitore fin da Il sesto senso arrivando sino alla sua opera più bella, The Village. Ho saputo riconoscere il mezzo passo falso compiuto con Lady in the water e adesso sono alle prese con questo E venne il giorno, su cui è davvero difficile fare un'analisi che non sfoci nell'invettiva.
Chiariamo fin da subito: il film non è da buttare, anzi. Ha quanto meno il pregio di tenersi a galla fra i suoi numerosi difetti senza mai annoiare (Indy IV, per esempio, mi ha annoiato molto di più). Ma c'è un problema di fondo: l'intero film è stato realizzato solo per mettere in scena i suicidi di massa. E quelle sono scene eccellenti, dove come al solito Shyamalan riesce a far sentire tutto il suo personalissimo stile nel creare tensione e disturbare lo spettatore. Ovviamente le citazioni si sprecano (come non pensare a Gli uccelli) ma il regista riesce sempre, come suo solito, ad inglobare la tradizione del cinema classico non per metterla semplicemente in scena oggi ma per proiettarla in una fortissima idea di cinematografia contemporanea. Ecco, questo ha di bello E venne il giorno. Per il resto c'è molto da ridire: già con Lady in the water l'autore aveva dimostrato di essersi arrugginito come sceneggiatore e difatti la qualità dei dialoghi e lo sviluppo della sceneggiatura qui vanno peggiorando; così come la direzione degli attori sembra essere molto più svogliata del solito. Insomma, la netta impressione è che ci sia stata una grande idea a cui non si è prestata sufficiente attenzione. Fra l'altro, ciò che più addolora è la latitanza di quella critica della società moderna su cui le opere di Shyamalan sono sempre cresciute. Mi preme sottolineare, invece, la durezza di alcuni contenuti del film, questi sì elementi nuovi nel cinema di Shyamalan: non mi riferisco solo alle mutilazioni o alle orrendi morti ma soprattutto ad un avvenimento del film preciso: INIZIO SPOILER -- l'assassinio piuttosto violento e mostrato di due adolescenti, un atto che in molti credo troveranno eccessivo e fin troppo cinico, mentre a me è sembrato coraggioso e orrendo al tempo stesso -- FINE SPOILER.
Un altro passo falso. Shyamalan ha bisogno di riflettere e deve farlo in fretta. Ha bisogno di rinnovarsi nelle tematiche e nello stile e anche se E venne il giorno è un film godibilissimo ed ha alcune scene di pregiatissima fattura, non lascerà una grande impronta nella memoria collettiva. Peccato.

12.6.08

Uno sguardo altrove: The Kingdom (Riget)

Lars von Trier si ama o si odia. Non ci sono vie di mezzo. Io sono uno di quelli che lo ama pur non condividendone le tematiche di fondo, una su tutte l'onnipresenza celata di spiritualità e di dio nelle sue opere. E The Kingdom, a tal proposito,non fa eccezione perché nella sua ricchezza di contenuti (satira, grottesco, critica sociale, horror...) narra pur sempre di vita dopo la morte, di lotta tra bene e male, di esistenza di un mondo altro che si traduce in fede.
The Kingdom è un serial fondamentale per la televisione ed importantissimo per la carriera di von Trier. Scritto e diretto in tandem con il socio Morten Arnfred, sancisce l'arrivo sugli schermi casalinghi di alcune caratteristiche del Dogma (la fotografia e la povertà dell'immagine) fuse ai più classici linguaggi hollywoodiani (qui von Trier non disdegna lunghi piani sequenza in steadycam o l'uso di effetti sonori e musiche per aumentare la tensione). Il serial sembra in principio essere un racconto horror ma ben presto si trasforma negli ormai celebri eccessi di von Trier di deformazione della realtà e al tempo stesso di sua rappresentazione genuina: la sua critica si rivolge ai sistemi sanitari e all'abisso che spesso divide il medico dal paziente ma ben presto ha il sopravvento il gusto del grottesco per cui non solo i medici fanno più male che bene ma lo fanno facendo ridere, suscitando risate nello spettatore, mettendo in secondo piano la pericolosa immoralità dei loro comportamenti. Nell'ospedale del Regno nessuno sembra sano di mente e basta poco per scatenare il peggio di ciascuno; ovviamente è anche colpa dell'influenza degli spiriti ma fin dall'introduzione che precede ogni episodio è chiara l'intenzione di von Trier: gli uomini di scienza hanno creduto di potere ogni cosa grazie ai loro strumenti e senza alcun barlume di spiritualità. Ecco, appunto: discutibile ma pur sempre una presa di posizione chiara.
Nell'arco di due stagioni di pochi episodi ciascuna assistiamo a tutto ciò in un contesto horror molto serio, di quelli davvero raccapriccianti e spaventosi come non se ne vedono da molto tempo: von Trier, come al solito, si dimostra abilissimo e a suo agio nell'esplorare i più disparati generi e anche qui ci infila aspetti personalissimi per fonderli con i più classici stilemi dell'orrore. La scena finale della prima stagione è impressionante (una donna partorisce un bambino dalle dimensioni di un uomo) mentre su tutta la seconda serie aleggia il personaggio tragico e disgustoso insieme di Fratellino, il bambino nato per essere sacrificato al bene nel modo più orribile. Ovviamente i riferimenti, più o meno celati, a Twin Peaks si sprecano o talvolta sono divertiti ribaltamenti (le introduzioni sibilline della signora del ceppo diventano le chiuse altrettanto bizzarre e non-sense di Lars ad ogni episodio), in ogni caso non sono vere e proprie citazioni ma un rimaneggiamento delle teorie televisive e cinematografiche americane.
Avrebbe dovuto esserci una terza serie ma buona parte del cast è nel frattempo defunta e von Trier ha venduto gli appunti del terzo ciclo a Stephen King in occasione del remake americano del serial (non perdete neanche cinque minuti a recuperarlo). Ma non sappiamo se quegli appunti siano mai stati utilizzati da King. Quello che sappiamo è che The Kingdom non lo vedrete mai in televisione (fatta eccezione per le rassegne di Ghezzi su Raitre a notte fonda) e che rappresenta un'eccellente biglietto da visita di von Trier per l'ormai prossimo Antichrist, il primo film horror del regista danese.

10.6.08

Le ragioni dell'aragosta

Le ragioni dell'aragosta di Sabina Guzzanti
(2007) ITA

Che piacevole sorpresa questo film! Dopo il botto documentaristico ed essenziale di Viva Zapatero!, la Guzzanti torna dietro la macchina da presa per un film per nulla da trascurare che ha come maggior pregio quello di indagare un linguaggio cinematografico non del tutto nuovo (Moretti insegna) ma mai approfonditamente esplorato. Sabina Guzzanti sembra avere gli strumenti giusti per farlo e anche se fra gli attori del film è quella che sembra più inadeguata di tutte, si deve certamente a lei la perfetta riuscita della pellicola.
L'idea che sta alla base è di raccogliere il parco attori dello storico programma tv Avanzi in occasione di un evento per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo il problema della pesca delle aragoste in Sardegna. Ma stavolta la satira sociale rimane quasi sullo sfondo, anche se pur sempre fondamentale per l'intreccio in quanto stavolta la Guzzanti non si chiede se in Italia sia ancora possibile fare una satira libera ma preferisce spiare quegli uomini e quelle donne che dovrebbero farla; come sono oggi? Come sono cambiati negli ultimi 15 anni con il terremoto politico e culturale a cui siamo sottoposti? Che drammi hanno vissuto? (e qui la storia di Cinzia Leone è la più tragica e toccante di tutte) Ecco che compaiono in scena nevrosi e preoccupazioni di attori che interpretano sé stessi, di realtà fagocitata dalla fantasia, di vera e propria psico-analisi di gruppo che diventa arte e cinema. Le ragioni dell'aragosta vuol narrare di un paese cambiato, mutato, soprattutto del gap culturale che ci separa dal resto del mondo e da qualche decennio dall'Italia che fu. E dell'importanza di coltivare la cultura e il sentimento più decoroso che essa richiede: il coraggio.
Il piccolo colpo di scena finale, se davvero così si può chiamare e che rimette in discussione tutto quanto si è visto, aiuta un'ulteriore riflessione sul mezzo cinema stesso. Sabina Guzzanti è solo alla sua seconda opera ma ha confermato il suo talento da regista e non gli si può augurare che una crescita costante. L'Italia ha bisogno di personaggi così. Altro che Beppe Grillo!

7.6.08

Mi assumo le responsabilità di quanto sto per scrivere

La notizia non è ancora ufficiale ma già lunedì verrà presentata alla stampa. Goffredo Bettini, presidente della Festa del Cinema di Roma, ha rinunciato ai prossimi due anni di presidenza della Fondazione Cinema per Roma che gli spettavano per contratto. E' stato praticamente costretto alle dimissioni dalla nuova amministrazione capitolina di cui è a capo Alemanno, l'uomo dalle idee charissime sul futuro della manifestazione fortemente voluta da Veltroni. Ovviamente, su Bettini era stato posto un veto da Alemanno e soci solo in quanto braccio destro di Veltroni (perché se il metro di misura doveva essere il successo della manifestazione, allora non avrebbero saputo dove appigliarsi). L'aspetto più squallido di tutta la vicenda è però un altro, che è la vera e propria ciliegina sulla torta: il nuovo presidente è quella mummia di Gian Luigi Rondi! Hanno nominato un 86enne alla guida di un Festival che ha solo due anni e che si è presentato agli occhi di tutto il mondo come qualcosa di fresco e dinamico! Per me Rondi rappresenta il peggio della critica cinematografica italiana e il rispetto che gli mostrano molti colleghi un semplice atto di cortesia nei confronti di un anziano.
La fase 'distruggere dall'interno' è iniziata. Per quanto mi riguarda se questa è la linea che seguirà, la Festa del Cinema di Roma è spacciata. Sarò pronto a ricrederemi quando verranno presentati i programmi e quando si svolgerà la terza edizione, ma lo scrivo a imperitura memoria: o dovrò pentirmi e scusarmi o dovrò sancire lo sfascio di una bella manifestazione.

6.6.08

Lost e i tempi che cambiano

Un segno dei tempi che cambiano.
Tanti anni fa. Quando David Lynch inscenò La stanza rossa di Twin Peaks nella quale i personaggi parlano al contrario, si costrinse a sottotitolare le scene seppur la maggior parte dei dialoghi erano comprensibili.
Oggi. Gran finale della quarta stagione di Lost (tranquilli, non vi rivelerò nulla e nella maniera più assoluta non vi dirò chi giace nella bara!). Il personaggio di Kate si sveglia nel cuore della notte e riceve una telefonata: una voce sembra dirle qualcosa di incomprensibile. Grazie alle tecnologie presenti su qualsiasi computer casalingo, gli autori di Lost non si sono minimamente scomodati ad inserire un sottotitolo o quant'altro fosse d'aiuto alla comprensione della frase. Chiunque ha visto quella scena, già sapeva di dover registrare l'audio e poi riprodurlo al contrario con un qualsiasi software audio ('registratore di suoni' di Windows in primis). Risultato: una voce che dice "the island needs you. You have to go back before it's too late".
Le tecnologie sono cambiate. Il pubblico è cambiato. I media (oppure il marketing) si adeguano.

4.6.08

Gomorra

Gomorra di Matteo Garrone
(2008) ITA

Cosa scrivere di questo film che non sia già stato detto? Arrivo tardi rispetto agli altri, ne ho letto ogni bene e mi ha entusiasmato il premio a Cannes. Vorrei essere la voce fuori dal coro che ne parla male ma non potrei mai dopo questa visione. In che modo approcciarmi a Gomorra? Forse potrei farlo da napoletano.
Non c'è pregiudizio che tenga, non c'è cliché che possa reggere. Quello che mette in scena Garrone è di una verità a tal punto disarmante che a un certo punto ci si chiede se ciò che si sta guardando sia cinema o realtà nuda e cruda rinchiusa nei quattro angoli di uno schermo. E c'è la scelta precisa di escludere dal racconto tutto ciò che può rappresentare forma di riscatto o di redenzione per il popolo napoletano, fatta eccezione per l'unico personaggio (Roberto) che ha un conato di vomito nei confronti di ciò che vede e non riesce a farlo collimare con la sua vita onesta e piuttosto semplice. Tolto ciò, il resto è tutto ombra proprio come le ombre che Garrone infila in molte scene. C'è un popolo, quello napoletano, che sembra non avere più scampo perché ormai inghiottito dalla violenza della più terrificante e sanguinaria organizzazione criminale che l'uomo abbia conosciuto. Scegliere di narrare ciò significa compiere un atto di estremo coraggio e dolorosa sincerità. Le terre campane sono solo l'atto iniziale, il cancro principale dal quale poi le metastasi si allargano al resto del paese prima e del mondo a seguire. Ignorare le diramazioni della camorra significa fare un torto a Napoli e dintorni, significa imputare alle miserie di una certa fetta di popolazione tutta la colpa; ma non si può dimenticare di chi se ne è approfittato, di chi sullo squallore e la difficoltà di vivere ci ha marciato per edificare un potere enorme e sanguinario, a scapito di ogni disperato che pur di sfamare la famiglia scende a patti con il diavolo. L'ultima scena del film rappresenta insieme tutta l'idea e la irragionevole realtà del narrato: questi uomini che si proclamano dei, questi carnivori che si arrogano il diritto di scegliere della vita e della morte altrui, sono esseri normalissimi e privi di dignità; hanno pance enormi, calpestano i morti indossando squallidi sandali da mare, commettono crimini in canottiera e pantaloncino e maneggiano le armi come prolungamenti del proprio organo genitale.
Fanno schifo perché sono veri. E non sembra di star guardando un film ma di star spiando le loro schifosissime vite. In questo Garrone ha stravinto e ha inglobato tutta la tradizione classica del cinema italiano per sancirne finalmente il superamento. Senza volontà di far omaggio a Napoli perché ciò che c'è di buono nella città partenopea lo sappiamo e solo gli stupidi e gli arrivisti lo ignorano; senza necessità di una complessa struttura narrativa ma solo con il dialetto e il sapore di marcio che ti rimane in bocca; senza voglia di proporre risposte ma solo di raccontare ciò che per troppo tempo è stato colpevolmente ignorato.
Io, che in quelle terre ci sono nato e cresciuto ma ben lontano dalle vele di Scampia, sono spaventato da tutto questo. E sono spaventato dalla mancanza di alternative.
Solo due categorie non possono non avere a cuore la questione Napoli: i coglioni e i camorristi.

3.6.08

La pianista

La pianiste di Michael Haneke
(2001) Ger\Pol\Fra\Aus

Ogni volta che vedo un film di Haneke rimango stupefatto. Dall'incredibile equilibrio che compone la sua geometria cinematografica: c'è un tema narrativo fortissimo che accompagna una dura critica astiosa nei confronti della borghesia moderna che non viene mai esplicitata ma sempre simbolicamente e perfettamente rappresentata, c'è una serie di personaggi che non vengono mai giudicati ma solo rappresentati per quel che sono e infine c'è un complesso discorso metacinematografico che trapela da ogni inquadratura, da ogni scena, senza che questo urti o compia attrito con lo svolgimento dell'opera. Haneke sperimenta, osa, straccia tutti quei veli e barriere che dividono noi spettatori e i protagonisti del film: quando la storia inizia, siamo letteralmente disgustati, disturbati da ciò che vediamo, fatichiamo quasi a comprenderlo; poi si insinua il dubbio, la voglia di capire, il bisogno di vedere e avviene lo scontro tra ciò che ci è lontano, ciò che ci appare perverso e il calduccio confortante del nostro salotto. Verso la fine saremo distrutti: un formicolio allo stomaco ci avvertirà che abbiamo capito e che non c'era niente da capire; nella fragilità dei nostri tempi moderni c'è un qualcosa in noi che è perennemente sopito e che aspetta solo un'occasione disperata di rivelarsi. E ci ritroveremo con una colpevole empatia nei confronti di quel personaggio che eravamo riusciti solo a disprezzare.
Gli artifici o l'assenza di essi sono il marchio di fabbrica di Haneke: nessuna colonna sonora in un film dove la musica rappresenta un fattore fondamentale, macchina da presa per la maggior parte del tempo fissa (il regista ha un'idea fortissima di cinema e lo vuole dimostrare, riuscendo nel contempo a non escludere mai nulla di importante allo sguardo dello spettatore) alternata a piani sequenza di notevole complessità che richiedono un grosso sforzo recitativo, una geografia del set che rimanda al rapporto psicologico tra personaggio e ambiente di Strade Perdute.
La pianista è un bellissimo film nonché strumento di riflessione per il cinema stesso. Per me la massima vetta di Haneke rimarrà sempre Niente da nascondere ma ciò che importa è che il suo cinema, e La pianista non fa eccezione, non è mai da sottovalutare.

1.6.08

I Film del Mese: Giugno 2008

  • Chiamata senza risposta di Eric Valette (4);
  • L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger (6);
  • Tropa de Elite di José Padilha (6);
  • Bratz di Sean McNamara (6);
  • Savage Grace di Tom Kalin (6);
  • Quando tutto cambia di Helen Hunt (6);
  • Corazones de mujer di Sordella e Benedetti (6);
  • Il resto della notte di Francesco Munzi (11);
  • E venne il giorno di M. Night Shyamalan (12);
  • Un amore di testimone di Paul Weiland (13);
  • Talk to me di Kasi Lemmons (13);
  • Feel the noise di Alejandro Chomski (13);
  • 14 anni vergine di Christian Charles (13);
  • Lower city di Sergio Machado (13);
  • Postal di Uwe Boll (13);
  • Noi due scononosciuti di Susanne Bier (13);
  • L'incredibile Hulk di Louis Leterrier (18);
  • Gardener of Eden di Kevin Connolly (20);
  • Identità sospette di Simon Brand (20);
  • Go go tales di Abel Ferrara (20);
  • Man about town di Mike Binder (20);
  • Hanna Montana & Miley Cyrus di Bruce Hendricks (20);
  • The ruins di Carter Smith (27);
  • 12 di Nikita Mikhalkov (27);
  • La notte non aspetta di David Ayer (27);
  • Dante 01 di Marc Caro (27);
  • Un'estate al mare di Carlo Vanzina (27);
  • Gucha di Dusan Milic (27).

Le vostre scelte? Io ho grandi aspettative per il nuovo Shyamalan.

29.5.08

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

(2008) USA

Troppe le aspettative, lunga anni l'attesa. Quindi è piuttosto facile e prevedibile andare a sbattere contro un muro di delusione che fa pure tanto male. E infatti, fermo restando che il quarto capitolo di Indy raggiunge la piena sufficienza, siamo davanti ad un film che è riuscito solo a metà. Ad esempio, nella scommessa di riportare sul grande schermo personaggi amati dal pubblico ma pericolosamente invecchiati per un film d'avventura. Oppure nel pericoloso tentativo di spostare l'ambientazione classica della serie (dalla seconda guerra mondiale agli anni della guerra fredda). A tal proposito, un punto a favore di Spielberg: non mi pare sia mai apparsa una didascalia che ci indicasse in che anno si svolgono gi avvenimenti eppure i primi 30 minuti del film sono a tal punto fulminanti da dirci senza sforzarsi più di tanto dove ci troviamo e soprattutto quando.
Ammesso senza difficoltà che le scene d'azione dirette da Spielberg sono garanzia di spettacolo e che Harrison Ford sa gigioneggiare ancora bene, che Cate Blanchett è un'ottimo personaggio cattivo e Shia LaBeouf ormai una stella che brilla di luce propria, che la fotografia di Kaminski è quanto mai efficace e che la sceneggiatura poteva essere molto peggio (tra l'altro, è infarcita fino a dar fastidio di autocitazioni ai precedenti capitoli di Indy), resta solo un punto da osservare: se questo film ha dei difetti, sono unicamente da imputare al regista. Che stavolta perde il senso della misura e fa mancare al film quello che era sempre stato fondamentale per la serie dell'archeologo: nei tre capitoli precedenti qualsiasi cosa succedesse, per quanto azzardata, aveva una parvenza di credibilità (il duello sul carrarmato de L'ultima crociata su tutti) che lo rendeva reale, compresi i momenti d'azione. Qui si azzarda e si rilancia sempre di più, si richiede uno sforzo d'abbandono allo spettatore troppo alto e più volte si rischia di scuotere la testa davanti a certe scene esageratamente spettacolari. Lucas e Spielberg, inoltre, si erano impegnati ad usare meno tecnologia possibile per gli effetti speciali, proprio per preservare quel sapore d'antico e d'artiginale classico della serie, eppure di quella atmosfera io ne ho vista ben poca.
L'intrattenimento c'è. Il divertimento pure. E' la grande mano di Spielberg che manca, quella che pur avendo a che fare con avventura e azione riesce ad infilarci riflessioni sociali o argute esperimenti sul mezzo cinema. Invece Spielberg ha voluto fare ben poco e s'è dedicato tutto al divertimento, al grande sogno di far incontrare Indy ed E.T.

28.5.08

Uno sguardo altrove:In acque profonde di David Lynch

Catching the Big Fish, il libro che porta la firma di David Lynch, è arrivato anche in Italia con il titolo In acque profonde. Non è una vera e propria opera omogenea realizzata dal regista statunitense ma una sorta di raccolta dei suoi pensieri vecchi ed inediti suddivisi in base al tema.
La riuscita del libro è piuttosto singolare: David Lynch parla della sua vita sin da giovane, racconta aneddoti sulla sua carriera e sulla realizzazione dei suoi film; sprizza orgoglio quando narra della sorta di consacrazione ricevuta da Kubrick (che ad alcuni amici produttori confidò di considerare Eraserhead il suo film preferito in assoluto) ed emozione per quando ricorda il primo ed unico incontro avvenuto con Fellini in un ospedale romano, un paio di giorni prima che il regista italiano entrasse in coma senza più svegliarsi; descrive minuziosamente i benefici che ha ricevuto dalla Meditazione Trascendentale e perché vorrebbe che questa fosse praticata da più persone possibili nel mondo, soprattutto i bambini; Lynch scrive di tutto questo e di tanto altro eppure non è una vera e propria autobiografia. Il filo che unisce il tutto è il metodo che Lynch adotta per realizzare i suoi film, per cogliere le idee per le sue opere (ovvero andare a caccia del grande pesce) e ottenere il meglio da esse; la Meditazione Trascendentale. Non solo, ma in alcuni casi Lynch si spinge oltre e spiega come l'impianto che sta alla base di Strade Perdute è il famoso processo ad O.J. Simpson e la sua fuga psicogena, processo dal quale Lynch fu totalmente ossessionato. Non si ha meno fortuna per altre pellicole: spiega ad esempio che una frase della Bibbia rivela l'intero significato di Ereserhead ma subito dopo Lynch aggiunge che non dirà mai a nessuno quella frase; oppure quando, in merito alla scatola blu e rispettiva chiave di Mulholland Drive, non trova altro da dire che: "non ho la più pallida idea di che cosa siano". Altrettanto interessanti sono i momenti metacinematografici: Lynch esprime alcune dichiarazioni forti ("ho chiuso con il cinema inteso come mezzo espressivo; secondo me il cinema è morto") e approfondisce la sua conversione al digitale, cosa lo affascina, quale macchina da presa preferisce. Non solo, ma si prodiga in alcuni piccoli consigli nei confronti dei nuovi e giovani autori che hanno la fortuna, a suo parere, di disporre delle nuove tecnologie che permettono a tutti di fare cinema, a patto che alla base di un progetto ci sia sempre un'idea di cui si è innamorati e che si senta l'urgenza di comunicare agli altri.
In acque profonde è una lettura fondamentale per ogni appasionato di David Lynch, nonchè un trampolino di lancio per chi si vorrebbe avvicinare alla Meditazione Trascendentale. E contiene anche dei momenti molto divertenti e mai narrati (finalmente la verità su come è nato e come si è sviluppato INLAND EMPIRE o la confessione che Kyle MacLachlan è una sorta di suo alter-ego, o ancora come è nata l'idea de La stanza rossa di Twin Peaks).
Misteri rivelati ed altri annunciati.

27.5.08

E' morto Sydney Pollack

Sydney Pollack è morto questa notte all'età di 73 anni, dopo lunga malattia. Ha avuto una carriera lunga ed ammirevole, nella quale si è distinto come ottimo regista (premio Oscar per La mia africa e nominations per Non si uccidono così anche i cavalli? e Tootsie) ma è apparso in numerosi film come attore (Eyes wide shut di Kubrick o il più recente Michael Clayton) e negli ultimi anni aveva investito notevoli sforzi nel campo della produzione sia cinematografica che televisiva. La sua ultima opera rimane Sketches of Frank Gehry, documentario dedicato alle costruzioni del famoso architetto.

25.5.08

Cannes 2008: gli italiani vincono

Grande soddisfazione italiana alla cerimonia di premiazione di Cannes. Entrambi i film italiani in concorso si aggiudicano due premi di grande valore: Premio della Giura a Il divo di Sorrentino e Gran Premio della Giuria a Gomorra di Garrone. Premi altamente simbolici che impongono un'attenzione internazione perun certo cinema italiano coraggioso e moderno, capace di superare i confini territoriali pur raccontando storie intrecciate fortemente al nostro territorio e avviando un'importante innovazione dello stile cinematografico italiano; premi che riportano con la memoria al 1972, allo storico ex-aequo tra Il caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri. . Entrambi gli autori sono più che soddisfatti, come lo è doppiamente Toni Servillo presente in entrambi i film. Palma d'Oro a Entre les murs del francese Cantet (storia corale sul disagio adolescenziale e il regista ritira il premio con tutto il numerosissimo cast alle sue spalle), miglior regia il turco Ceylan con Le tre scimmie. Benicio del Toro miglior attore nei panni del Che di Soderbergh, Sandra Corveloni miglior attrice in Linha de passe di Salles. I fratelli Dardenne si aggiudicano il premio per la miglior sceneggiatura con Le silence de Lorna, mentre l'inglese Hunger di McQueen spicca come miglior opera prima. Premio alla carriera per Catherine Deneuve e Clint Eastwood. Il grande favorito, il film Waltz with Bashir di Ari Folman che ha aperto il Festival tra grandi ovazioni, è rimasto completamente a boccia asciutta.

22.5.08

Surveillance a Cannes

Ieri è stato presentato a Cannes il secondo film di Jennifer Lynch, figlia di David, Surveillance. Ne avevamo già parlato qui e adesso abbiamo qualche informazione in più. La regista ha presentato così il suo lavoro: "Nella storia abbiamo una strada che va da un punto A ad un punto B. Tre gruppi differenti si trovano su quella strada e a ciascuno di loro capiterà qualcosa che li obbligherà a diventare testimoni di un avvenimento che dovranno a loro volta raccontare. Ciascuno di loro è un bugiardo e ciascuno di loro cela una verità." E' dunque un film sulla soggettività: "La conoscenza del punto di vista degli altri è la cosa che più mi affascina, perché ognuno di noi ha un proprio modo di vedere e decodificare i fatti reali. Per rendere le tre versioni differenti ho dovuto lavorare molto sulle diverse tonalità delle testimonianze: ciascun personaggio rivela la sua parte di verità, formando una sorta di balletto inquietante e complesso. Mi ha molto affascinato indagare sulle corde intriganti del genere umano e soprattutto sul voyeurismo che le persone conservano sempre dentro di loro. Ho voluto così dimostrare come basti a volte sbagliare strada solo una volta per cambiare completamente il corso della propria esistenza."
In rete è possibile reperire già qualche recensione. Tra queste, SentieriSelvaggi non ci va giù leggera e parla di occasione mancata (ma SentieriSelvaggi cita come esempio da seguire Jeepers Creepers che è uno dei film più ridicoli che io abbia mai visto, quindi...), ravvisando nella regia della donna l'incapacità di liberarsi dall'immaginario di suo padre. A tal proposito, riguardo David Lynch (produttore esecutivo di Surveillance), la figlia Jennifer ha raccontato: "Mi è piaciuto soprattutto inserire nel finale l'intreccio tra le tenebre e la luce. Ma se per me le tenebre non coincidono con il male, per mio padre sì. Lui era infatti molto preoccupato del finale e una volta mi telefonò nel cuore della notte per dirmi: 'No, non puoi far finire il film così'. Ma io non l'ho ascoltato e il mio finale ruota tutto attorno ad una sola domanda: dire la verità può davvero salvare la vita?". Un utente di Cinematical parla di una sequenza iniziale capace di far venire gli incubi e di un finale davvero sorprendente.
Si attendono ulteriori pareri.

21.5.08

C.R.A.Z.Y.

C.R.A.Z.Y. di Jean-Marc Vallée
(2005) Canada

Sono pochi i film che fanno la storia del grande schermo. Ma ci sono quei film che pur non aggiungendo nulla di nuovo al discorso 'cinema', si conquistano un posto sicuro nel cuore dello spettatore. Sarà bene premettere che sarò molto poco obiettivo nel parlare di questo film, essenzialmente per una ragione che credo spieghi tutto: per la prima volta da molti anni a questa parte, mentre guardavo il film, mi ritrovavo più volte a sperare che non stesse per finire, che durasse ancora venti minuti in più, altri venti minuti in più e ancora. E il film dura 127 minuti!
C.R.A.Z.Y. ha innanzitutto una capacità di narrazione da far invidia: la sceneggiatura è un gioiello di stile e la direzione sta ben attenta a non aggiungere troppo e a non sottrarre nulla; raccorda i vari momenti della storia con ellissi molto funzionali; mai visto, negli ultimi tempi, utilizzo più efficace della voce fuori campo solo in pochi momenti della storia e c'è un rispetto e una sensibilità per il tema trattato (essere gay negli anni '70 in una famiglia dalla pesante matrice religiosa e patriarcale) non da poco. Detta così, sembrerebbe un film noioso, invece Jean-Marc Vallée non tedia nemmeno per un secondo grazie a due brillanti intuizioni: l'ironia che attraversa molti momenti della storia e l'ottima idea di non relegare sullo sfondo le epoche attraversate (si va dgli anni '70 agli anni '80) ma di renderle parte attiva nella storia mediante il look del protagonista e soprattutto mediante l'uso della splendida colonna sonora. Insomma, è questa una pellicola nata con tutti i crismi del film indie e sembra volersene fare fiero portatore; eppure non si ravvisa sterile compiacimento nell'opera ma anzi si respira una grandissima dose di sincerità. Inoltre, è tale la bravura del regista da farci affezionare a tutti i personaggi, compresi quelli negativi: si arriva alla fine del film ad odiare ed amare ad ugual modo il padre del protagonista come fosse nostro padre. Infine, è di estrema bravura anche l'ultimo tassello, il cast: a parte l'esordio di un bravissimo bambino dal viso terribilmente espressivo (Émile Vallée, figlio del regista), si conquista un posto nel cuore la sorprendente rivelazione Marc-André Grondin che dipinge sul suo corpo tutta la gioia di vivere e il tormento di chi non riesce ad accettare la propria identità rinnegata. Perché alla fine di questo si parla e si badi a non relegare tutta l'opera con l'etichetta 'tematica omosessuale'; qui si parla di riconoscere sé stessi, di accettarsi e vivere piuttosto che negarsi per non deludere gli altri e non ferirli.
Difficile che chi non abbia vissuto un'esperienza del genere riesca ad andare oltre i cliché di un certo genere di film; si fa presto a scambiarlo per volontà di compiacere lo spettatore, io invece ci vedo traboccare molta sincerità.

17.5.08

Hot Fuzz

Hot Fuzz di Edgar Writght
(2007) Uk\Fra

Hot Fuzz è uno di quei film che ti manda in corto circuito il cervello quando tenti di attaccargli un'etichetta. E' un film comico demenziale? Decisamente no, nulla a che vedere con quel genere che negli ultimi anni sta riscoprendo il successo degli esordi. E' una commedia? Beh, sì, ha moltissimo della commedia ma si può definirlo davvero tale? E' un film d'azione? Decisamente sì, il film ha molte scene dal ritmo serrato. Allora è un thriller? Anche, visto che la trama non è solo pretestuosa e funzionale alla risata ma anzi molto importante ai fini dell'opera, per non parlare dei momenti horror. Insomma, Hot Fuzz è un film da farti piegare in due dalle risate (c'è poco da fare, l'ironia inglese non lascia scampo) coltivando una trama apparentemente semplice che via via si complica (non tanto nei risvolti quanto nei dettagli: nulla di ciò che appare o viene detto è lasciato al caso ma s'incastra nel quadro generale del film anche moltissime scene dopo) e nell'ultima mezz'ora, seppur senza perdere la sua componente comica, diventa uno scatenatissimo film d'azione con tante di quelle esplosioni e sparatorie da far invidia ad Arma Letale. Hot Fuzz, inoltre, è ricco d'intuizioni narrative (sempre per la combinazione di commedia più tutti gli altri generi) per nulla da sottovalutare e che gettano nuove prospettive per questo genere di film: era dai tempi di Snatch di Guy Ritche che non si osava tanto a questi livelli.
Il film è, sostanzialmente, omaggio e parodia insieme alla Hollywood dei film d'azione ma anche satira sulla società inglese contemporanea; è soprattutto costruito su una sceneggiatura solidissima dove le psicologie dei personaggi e gli sviluppi della storia non sono certo lasciati a caso ma coltivati con grandissima cura. E la regia mantiene alto lo sforzo in tandem ad un montaggio serratissimo.
Hot Fuzz io lo consiglierei a tutti. E rigorosamente da vedere in gruppo.

15.5.08

Werner Herzog e David Lynch insieme

Ieri a Cannes è stata annunciata la produzione del film My son, my son che vede lavorare insieme Werner Herzog e David Lynch. La pellicola, sorta di horror che narra la storia vera di un omicido avvenuto a San Diego, sarà un prodotto a basso budget e avrà un regia decisamente sperimentale. Herzog (co-autore dello script insieme al suo storico aiuto-regista Herbert Golder) ne sarà il regista mentre Lynch figura come produttore esecutivo.
Era di questi giorni la notizia che Herzog avrebbe realizzato un remake de Il cattivo tenente avvalendosi di Nicolas Cage come protagonista ed ecco che spunta un altro progetto in collaborazione con David Lynch. Quest'ultimo, ricordiamo, è presente anche al Festival di Cannes in qualità di produttore del film Surveillance, firmato da sua figlia Jennifer Lynch.

14.5.08

Team America

Team America: World Police di Trey Parker
(2004) Usa\Ger

Il ritorno al cinema degli autori di South Park è un tantino deludente ma giusto un pò. C'era da aspettarsi qualcosa in più, questo è vero, ma in sostanza Team America è una grande opera di satira che mette in gioco l'America e si diverte a sovvertire gli stereotipi degli ultimi anni, uno su tutti l'impegno politico di molte star di Hollywood (Sean Penn, Michael Moore, Tim Robbins e via all'infinito... e alcuni di questi si sono davvero incazzati all'uscita del film!) abituate a tal punto a demonizzare il governo americano da diventare ciechi di fronte ad una minaccia terroristica di enorme portata.
Parker e Stone mettono in scena tutto ciò non più con un cartone animato bidimensionale ma con marionette; in ogni caso, rifuggono ancora una volta ambientazioni reali ed attori in carne ed ossa, probabilmente perché sanno che in pochi accetterebbero di interpretare un testo così diretto e senza fronzoli ma anche perché dietro la maschera del 'finto' possono prendersi la libertà di fare quel che vogliono: la lunga scena di sesso con tutte le posizioni e perversioni possibili ed immaginabili chi l'avrebbe accettata? Ed è solo un esempio perché fondamentalmente non è ciò che i personaggi fanno ma cosa dicono. E' nei dialoghi che i due autori trovano maggior espressività. Si ride di gusto ma stavolta l'intento è molto più oscuro: fantastica la ghiotta occasione di far carne da macello sia della Hollywood impegnata che dell'irrefrenabile esportazione violenta della democrazia americana, ma il punto qual è?
Nonostante questo, il film è puro divertimento. Astenersi chi non ha capacità d'intendere la satira... e l'Italia pullula di tali individui.

13.5.08

Frames: Lo scafandro e la farfalla

"Tutto questo fa' un libro?"
*
Cercate di vedere questo film.

12.5.08

Dopo Dito Montiel e Alpha Dog

Considerazioni a margine di questi due film vesti uno di seguito all'altro (senza pausa fra i due). Seppur essendo due film diametralmente opposti per vari motivi (uno autobiografico, l'altro pure è una storia vera ma narrato come fatto di cronaca; uno ambientato negli anni '80, l'altro ai giorni nostri) mi hanno suscitato più di una cosiderazione complessiva.
Il cinema americano sta cercando in tutti i modi di liberarsi del passato. Non si spiegano altrimenti i numerosi conflitti padre\figlio messi in scena negli ultimi anni (e non sono certo conflitti familiari ma ben più simbolici) o lo sconfortante quadro generazionale che ne viene fuori: i vecchi hanno fallito la loro missione morale e i giovani non riescono a gestire le proprie vite in modo da fare a meno di un esempio. E' il rigurgito degli intellettuali americani nei confronti di una cultura piuttosto becera ma predominante nel panorama politico e sociale degli USA. Sono allo sbando e fa piacere che almeno i registi se ne siano accorti. Non sono certo solo Guida per riconoscere i tuoi santi e Alpha Dog a indicare questa direzione ma grossa parte della cinematografia americana contemporanea (anche Into the wild, Il petroliere oppure Onora il padre e la madre e sicuramente anche Non è un paese per vecchi). Nonostate la volontà di fondo, però, i registi americani si sentono incastrati: hanno inquadrato il problema ma non riescono a superarlo. Non che l'arte debba fornire soluzioni, caso mai domande, ma è triste che la società (americana e non) non affronti questa seria analisi per cominciare finalmente ad affrontare il problema.
Un'altra cosa: il più cane degli attori americani sta sempre sopra la media recitativa del mondo. Sia il film di Montiel che Alpha Dog offrono un parco attori giovane, molti esordienti o poca esperienza, eppure sono sempre convincenti, efficaci; non monumentali ma ad avercene così!

Guida per riconoscere i tuoi santi

(2006) USA

L'esordio alla regia del musicista e scrittore Dito Montiel non ha nulla di nuovo da dire: c'è un pò di narrazione alla Scorsese, un pò di Bronx alla De Niro (c'è pure Chazz Palminteri), un pò di quelle atmosfere che abbiamo imparato a conoscere. Eppure Guida per riconoscere i tuoi santi è un film terribilmente efficace, di una perfezione quasi geometrica in tutte le sue componenti e composto da un bellissimo equilibrio fra passato e presente, fra vita reale e finzione; soprattutto sono ricordi che emergono, che arrivano, colpiscono gli occhi e il cuore quando meno te lo aspetti e in questo Montiel è bravissimo quando separa il video e l'audio, quasi a voler mettere in scena la confusione con il quale molto spesso la mente umana ricorda le cose. La storia di Dito è una storia vera, è l'autobiografia del regista che prima ne scrisse un libro di successo, poi spronato da Robert Downey Jr. ne fece una sceneggiatura del quale s'è voluto riservare la regia. E' insomma un film sincero narrato dal protagonista reale della storia che finisce con il trasmettere al film tutta la sua malinconia, le sue disperazioni, le amicizie e i santi, per l'appunto, che hanno accompagnato la sua vita. E soprattutto il tormentato rapporto con il padre che sarà la chiave che lo spingerà a tornare sui tristi luoghi dell'infanzia, il Queens degli anni '80 dove violenza e degrado erano le uniche risposte che il lato oscuro dell'America riusciva a produrre, dove la sensiblità di un ragazzino rischiava di essere soffocata fino alle estreme conseguenze.
Guida per riconoscere i tuoi santi è un film bellissimo, pieno di suggestioni, di poesia, di dolcezza e di tragedia. Può risultare anche commovente per chi certe cose le ha vissute, le ha sfiorate e offre un cast di attori di vecchia e nuova generazione da far paura: Shia La Beouf mi ha definitivamente conquistato, Channing Tatum non è solo tutto muscoli e Robert Downey Jr. si conferma (almeno per me) uno degli attori più sottovalutati degli ultimi anni. Ne ho nominati tre a caso perché tutto il cast merita una menzione speciale.
Un piccolo film, successo di critica e al Sundance, che non dovreste perdere.

11.5.08

Risultati sondaggio:Alemanno e il cinema

I 19 votanti del sondaggio "Alemanno vuole riformarela Festa del Cinema di Roma" hanno del tutto ignorato la risposta che rappresentava la via di mezzo (Effettivamente qualche ritocchino ci vuole ma senza renderla esclusiva al cinema italiano) e hanno preferito in 4 la tesi della rivalsa sulle precedenti amministrazioni (E' solo un moccioso che vuole demolire il lavoro del suo predecessore) e in 10 quello della dittatura soft (Da buon ex-fascista sa bene che il controllo della cultura è importante). Mentre 5 fessi (lo so, sono poco democratico!) hanno preferito sposare in toto la tesi di Alemanno preferendo una revisione completa di quel festival di merda.
Sarebbe carino, adesso, leggere anche le motivazioni che vi hanno portato a scegliere una qualsiasi di queste risposte.

Alpha Dog

Alpha Dog di Nick Cassavetes
(2006) USA

Alpha dog è il membro del gruppo che emerge, si impone d'autorità sugli altri e guida il branco. Seppur questa è una storia corale, è pur sempre l'alpha dog a muovere i comportamenti e le azioni degli elementi che compongono la sua gang e sarà lui (è il bravissimo Emile Hirsch di Into the wild) a dare inizio ad una violenta vicenda dal tristissimo epilogo.
L'unico motivo d'interesse per vedere questo film è che è la fedele trasposizione di fatti realmente accaduti e bisogna tenerlo bene a mente mentre lo si guarda, perché altrimenti il discreto sforzo che sta dietro alla lavorazione del film rischia di non trovare sbocco. La regia di Cassavetes è piuttosto fluida ma soffre di molti difetti, come l'eccesso di elementi del tutto trascurabili quali gli inserti da documentario con interviste ai protagonisti (interpretati però dagli attori), mentre risultano essere molto più efficaci di uno sterile annuncio alla 'la storia narrata si ispira a fatti realmente accaduti' le didascalie che compaiono durante il film e che tendono a ricordare la veridicità dei fatti riportati. Il resto lo fa l'impietosa messa in scena dei protagonisti: giovani sbandati dalla mente dirottata, che non hanno nessun aiuto dai genitori ma che anzi soffrono la loro mancanza d'autorità e di morale, abbagliati dalle luci del successo criminale e dei soldi facili, dalle droghe e dal sesso a portata di mano. Quel che resta è il fatto che un ragazzino innocente di 15 anni non uscirà sano da questa storia e risulterà l'unico a pagare veramente lo strazio di una certa cultura ben radicata in determinate zone dell'America. Il cast, poi, ce la mette tutta: nel primo tempo gioca ad accaparrarsi la simpatia del pubblico, nel secondo tempo fa vergognare quello stesso pubblico per aver pensato di poter empatizzare con loro. In questo molto efficaci anche gli adulti (Sharon Stone è ormai condannata a ruoli di donne sfregiate dai fatti della vita e comunque le riesce molto bene) che sembrano rimanere ai margini e invece hanno la loro bella dose di responsabilità.
C'era da aspettarsi molto peggio da questo film, invece riesce a centrare il punto nonostante gli evidenti limiti. Ah, sopresa delle sorprese: Justin Timberlake (al suo esordio cinematografico) dimostra di saper recitare. Ma più di tutti conquista il giovanissimo Anton Yelchin nel ruolo dell'adolescente sequestrato.

10.5.08

Consigli al nuovo governo

Due pescati a caso, altri li trovate qui.
Carlo Verdone: "Non penalizzare la cultura, non abbattere le cose buone che sono state fatte ad esempio a Roma, come la Festa del Cinema. Vogliono cambiare qualcosa e sono padronissimi di farlo ma non si possono penalizzare cose importanto come gli incontri con gli artisti stranieri. Non vorrei che non ci fosse più un incontro con David Lynch, Martin Scorsese, Tim Burton perché sono delle luci per noi, è insegnamento. Non solo per me ma anche per il pubblico che hanno la possibilità di conoscere personaggi universalmente riconosciuti come grandi talenti."
Paolo Virzì: "Un consiglio a Bondi: non ascoltare Brunetta che è l'autore di un indimenticabile inserto di Libero (ma lo hanno dimenticato tutti) che gettava palate di fango su tutto il patrimonio cinematografico italiano, da Rossellini fino al contemporaneo sulla base di un falso e livoroso luogo comune circa l'assistenzialismo o una specie di malafede sull'ispirazione culturale del nostro cinema."

Leone alla carriera per Ermanno Olmi

Il Leone d'Oro di Venezia alla carriera quest'anno sarà assegnato ad Ermanno Olmi, che già solcò da vincente la passerella del Lido con La leggenda del santo bevitore. Un italiano dopo due americani di fila degli ultimi anni, Tim Burton e David Lynch.

9.5.08

Cous cous

La graine et le mulet di Abdel Kechiche
(2007) FRA

Allo scorso festival di Venezia questo è il film che fece furore e che per molti meritava il massimo riconoscimento molto più di Ang Lee. Ora, se questo era il meglio di Venezia alloraerano messi maluccio. O più semplicemente, i critici non si sono ancora tolti il vizietto di osannare tutto quello che dilata la sua durata con scene inutili e tempi morti.
Cous cous è un film decisamente riuscito a metà. La parte buona è il cast bravissimo ed affiatato, eccezionali nel riuscire a rappresentare davvero realisticamente un'enorme ed allargata famiglia. A Kechiche il merito di riuscire a gestire un film corale decisamente arduo. E poi c'è la storia, molto attuale nell'andare a toccare temi sociali come l'adattamento degli immigrati, le loro difficoltà lavorative e i loro sentimenti di rivalsa che talvolta eccedono in azioni infelici; tutto ciò, fra l'altro, è narrato quasi in silenzio, senza evidenza ma anzi con molto tatto. La metà cattiva, però, ce la mette tutta per offuscare quella buona: l'iper-realismo del regista finisce con l'irritare parecchio; nella prima ora del film non succede praticamente nulla e viene bruciata tutta solo per rappresentare i personaggi, così come l'opera è piena di momenti decisamente inutili, continui riassunti della storia mediante scene superflue o dialoghi stiracchiati il più possibile. Il film dura 151 minuti e si sentono tutti, fino all'ultimo, quando invece avrebbe potuto durare tranquillamente almeno un'ora di meno;evidentemente una delle tante lezioni dei Dardenne non è stata recepita. Poi come al solito tutto precipità nell'ultima mezz'ora di film ma le cose erano talmente prevedibili che era facile aspettarsi perfino il classico finale aperto da film d'autore.
Insomma, Cous cous non mi è piaciuto. Vuole essere un film onesto e sincero ma inciampa in una quantità di difetti che gli troncano la via quasi fin da subito. Peccato.

7.5.08

Into the wild

Into the wild di Sean Penn
(2007) USA

Ci sono film che t'arrivano dritto allo stomaco e al cuore. Rompono tutti i filtri che possono esistere tra te e il grande schermo (e questo è un film che va visto rigorosamente sul grande schermo). Alla stregua di INLAND EMPIRE, Into the wild è una pellicola che si prefigge lo scopo di costruire immagini e suoni, pensieri e parole che siano una vera e propria esperienza di percezione (extra)sensoriale; non c'è un film da guardare ma una vita da seguire, non c'è una trama da sviluppare ma l'urgenza di raccontare una storia, non c'è qualcosa di preciso da imparare ma molto da dedurre e farsi scivolare sotto la pelle. E' un'esperienza umana da raccogliere, emblema di quanto di pericoloso e corrotto c'è nella società di oggi, decalogo di tutto ciò di cui bisogna privarsi per poi poterlo riacquistare con la dovuta consapevolezza che nulla ci è dovuto ma ce lo dobbiamo guadagnare, attraverso l'intelletto e la morale. Senza rifuggire l'altro perché essenzialmente "happiness is real only when is shared".
Sean Penn è un regista mai banale che di certo non è perfetto. Il film ha qualche debolezza soprattutto nel primo tempo, laddove certi eccessi formali di regia potevano tranquillamente lasciar fare alla storia. E viceversa. Ma sono del tutto trascurabili davanti all'imponente impatto dell'opera nel suo insieme. Il protagonista Emile Hirsch è da applausi di furore ma lo sarebbe ancora di più il vero Christopher McCanldess, l'uomo che sacrificò la sua vita alla ricerca di sé stesso e del suo posto nel mondo.
A Sean Penn dobbiamo molto per questo film. Quanto meno un inchino.