25.2.08

Oscar 2008: i vincitori

Ben quattro gli Oscar al film dei Coen: miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior regia e miglior attore non protagonista. Ci mancava solo il miglior attore protagonista e la cinquina dei premi forti era completa; quest'ultimo premio, invece, è andato al Daniel Day-Lewis protagonista de Il petroliere di Anderson, il film con cui Non è un paese per vecchi si giocava la serata. Ora lo voglio dire: io tifavo per Anderson di cui sono fan da tempi non sospetti e di certo non mi aspettavo un trionfo ma quanto meno una distribuzione equa dei premi; ieri sera, però, c'ho riflettuto e avevo dato per certa la vittoria dei Coen perché quel film è decisamente più conservatore del petroliere di Anderson: entrambe sono pellicole fortemente critiche con la cultura e la situazione attuale dell'America, ma i Coen (pur nell'assoluta bellezza stilistica del loro film) sembrano scaricare un pò alla facilona tutte le responsabilità sull'avvento inesorabile del futuro e del progresso, mentre Anderson sembrava decisamente più realistico nella sua critica sociale. E forse per questo ha pagato. E vabbè, mai un'annata d'Oscar che mi soddisfi come si deve. Da notare invece che i premi agli autori vanno tutti ad americani mentre i premi agli interpreti tutti ad europei.
Sul fronte italiano, doppio riconoscimento: miglior colonna sonora originale a Dario Marianelli (e meno male che l'avevo detto che era una delle poche cose buone di Espiazione) e miglior scenografia a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per Sweeney Todd. Tutto il resto è stato prevedibile come al solito, tranne la piacevole sorpresa dell'Oscar a Tilda Swinton. A sopresa anche l'Oscar alla giovane Diablo Cody per la sceneggiatura originale di Juno, un premio che va indirettamente a dare prestigio alla Festa di Roma che questo film lo aveva riccamente premiato.
  • Non è un paese per vecchi: miglior film, miglior regia (Coen Bros.), miglior sceneggiatura non originale (Coen Bros.), miglior attore non protagonista (Javier Bardem);
  • Il petroliere: miglior attore protagonista (Daniel Day-Lewis), miglior fotografia (Robert Elswit);
  • Miglior attrice protagonista: Marion Cotillard (La vie en rose);
  • Miglior attrice non protagonista: Tilda Swinton (Michael Clayton);
  • Miglior film d'animazione: Ratatouille.

Lista completa qui.

24.2.08

Sondaggio:per voi,chi è l'Oscar 2008?

Sulla domanda "a chi assegnereste l'Oscar 2008 per il miglior film" vi siete così espressi:

  • Espiazione 1 voto (5%)
  • Juno 1 voto (5%)
  • Michael Clayton 1 voto (5%)
  • Non è un paese per vecchi (No country for old man) 8 voti (42%)
  • Il petroliere (There will be blood) 8 voti (42%)
    Voti espressi: 19

A parte i coraggiosi lupi solitari, avete confermato quella che è la tendenza ad Hollywood, ovvero un fortissimo testa a testa fra il film dei Coen e quello di Anderson. Non ci resta che aspettare la notte che sta per arrivare.

All The Jazz - 1958

22.2.08

Qualcuno doveva pur pensarci

21.2.08

Personaggio del giorno:Nanni Moretti

Silvio Muccino: "Nanni Moretti non ha simpatia per me. Ero in libreria con Jasmine Trinca e arrivò Moretti. Io, che stavo mangiando le patatine, mi affrettai a pulirmi la mano dall'olio per presentarmi. Ma lui, sciogliendo la stretta, si pulì sul maglione dicendomi: vai Muccino, vai a vedere i libri. Sono rimasto incredulo".
Su un versante più serio, invece, è da segnalare l'indecente tentativo da parte di una trasmissione grezza e reazionaria come Striscia la notizia di infangare l'immagine di Moretti, episodio su cui lo stesso regista e attore si è espresso fin troppo educatamente (il mio sdegno per la trasmissione televisiva è secolare, non nasce mica perché hanno tirato in ballo Moretti).

20.2.08

Tu lo sai?

Sembrano essere in pochi a sapere questa cosa e più ne parlo con qualcuno più me ne rendo conto. Quindi passo la palla a voi sotto forma di quiz, giusto per divertirci un pò, non si vince niente e nessuno vuole dimostrare niente.
Steven Spielberg, Quentin Tarantino, Jennifer Aniston e ci infilo pure il compositore John Williams hanno lavorato insieme un pò di anni fa. Tarantino e la Aniston erano i protagonisti di questo progetto, dove recitarono fianco a fianco e decisamente sopra le righe. Qualcuno sa dirmi in quale occasione?
Aiutino? C'è il trabocchetto.
AGGIORNAMENTO: johannes vince. La soluzione nei commenti.

19.2.08

E alla fine vinse il Blu-Ray

Sappiamo tutti che ormai da qualche anno era in corso una guerra tra due colossi della tecnologia, Toshiba e Sony, che si contendevano l'egemonia del formato per l'alta definizione dei dvd. La Toshiba con l'HD-DVD e la Sony con il Blu-Ray, uno scenario che ricorda la precedente battaglia tra Betamax (Sony) e VHS (Toshiba) e sappiamo tutti da chi fu vinta. Ebbene, la battaglia si è conclusa e stavolta con la vittoria della Sony: la Toshiba ha (quasi) annunciato che non produrrà più nè film in HD-DVD nè lettori che adottino quello standard, lasciando di fatto l'intero mercato in mano alla Sony che ha dalla sua molti più lettori in circolazione (visti gli accordi stretti anche con le major e con la case produttrici di consolle, una su tutte la Playstation).
Sarà dunque in Blu-Ray il futuro del dvd, anche se Ligammari su Corriere.it sottolinea un punto fondamentale: è vero sì che la guerra fra formati è conclusa ma sul mercato dell'home-video se ne affaccia già un'altra che fa diventare immediatamente vecchia la questione dvd, ovvero il trend crescente di scaricare direttamente e legalmente da internet musiche e film (abbiamo parlato anche dell'avvento dello store di i-Tunes), avviando così l'estinzione del supporto stesso e di conseguenza dei lettori ottici.

18.2.08

Sondaggio miglior film Oscar 2008

Mancano pochi giorni agli Oscar 2008 ed è il momento di schierarsi. Si apre dunque il sondaggio sull'esito della statuetta 'miglior film'. Si tratta di scegliere quale film vorreste vedere premiato, lasciando da parte le considerazioni logistiche; semplicemente, esprimete la vostra preferenza: quello che vi è piaciuto di più, quello che più dei cinque vi ha dato una scossa agli occhi e al cuore. E se non li avete visti, allora seguite l'istinto.
Potete votare in cima alla barra laterale.

15.2.08

Indiana Jones IV: il trailer

Il primo trailer ufficiale di Indiana Jones and the Kingdom of the Krystal Skull. Versione alta qualità sul sito ufficiale.
Guardate bene le scene in cui Indy è in fuga: quel magazzino pieno zeppo di casse lo riconoscete?

14.2.08

Incontro ravvicinato: Paolo Buonvino

Incontro fiume, 3 ore, con il compositore di musiche per il cinema Paolo Buonvino, che ha al suo attivo 37 colonne sonore molte delle quali dei più grossi successi italiani degli ultimi anni (Il mio miglior nemico, Romanzo criminale, L'ultimo bacio) ed è attualmente nelle sale con le musiche per Caos Calmo. L'incontro ha toccato diversi temi, nonchè naturalmente l'uso che si fa della musica nei film e il processo creativo che la riguarda. Buonvino, molto simpatico e cortese, ha anche raccontato le lavorazioni dei suddetti film: ad esempio, di quando all'epoca de L'ultimo bacio sia lui che Muccino che il montatore erano emotivamente coinvolti dalla storia in quanto ne stavano vivendo una molto simile. O del lavoro di ricerca certosino per le musiche di repertorio per Romanzo criminale.
Qui sotto un breve estratto dell'incontro (4 minuti).

13.2.08

L'home theatre più grande del mondo

E' costato un botto, ma vuoi mettere?

11.2.08

Lo sciopero degli sceneggiatori è finito

L'accordo tra gli studios e gli sceneggiatori americani è stato raggiunto e questi ultimi hanno definitivamente concluso il loro sciopero iniziato ad ottobre. Il sindacato ha dichiarato l'accordo "nè perfetto nè tutto quello che ognuno di noi merita per le interminabili ore di duro lavoro e sacrificio" ma alla fine hanno ritenuto soddisfacente la temporanea soluzione (è definita solo per i prossimi tre anni) che prevede per gli sceneggiatori un 2% di guadagni derivati dalla distribuzione sulla rete e nuovi formati digitali. L'accordo è stato raggiunto anche grazie alla risoluzione dei nuovi contratti con il sindacato dei registi, fin dall'inizio solidali con gli sceneggiatori (così come quello degli attori). Dopo programmi tv e serial saltati nel bel mezzo della stagione, la cerimonia annullata dei Golden Globe, ora ritorna tutto alla normalità e l'ormai imminente serata degli Oscar può dirsi salva. Ci sono stati ingenti danni economici e spiacevoli licenziamenti ma adesso si tratta solo di tornare al lavoro e cercare di arginare i problemi dettati dallo stop delle produzioni televisive e cinematografiche. Gli studios si stanno anche domandando se sia il caso di riprendere la produzione dei serial annullati nel bel mezzo della stagione in corso o se ormai sia tutto da rimandare alla prossima annata.
Gli sceneggiatori si proclamano i vincitori dello sciopero ma a guardare bene non sembra che siano poi così vittoriosi: non è l'accordo che volevano e l'azione più clamorosa che potessero fare (l'annullamento degli Oscar) è ormai saltata. Ma almeno molte persone (i pesci piccoli, cioè la manovalanza) potranno tornare a lavorare e le produzioni riprendere.

E' morto Roy Scheider

E' morto Roy Scheider, a 75 anni a causa di un cancro. La sua lunga carriera aveva sfiorato l'Oscar per ben due volte (Il braccio violento della legge e All that jazz) ma probabilmente rimarrà nella memoria collettiva per lo splendido personaggio interpretato nel capolavoro di Spielberg Lo squalo. Lo avevo giusto omaggiato qualche tempo fa.

9.2.08

Niente da nascondere

Caché do Michael Haneke
(2005) FRA\AUS\GER\ITA

Ancora una volta ad Haneke sembra interessare più di tutto prendere una normale famiglia medio-borghese e gettarla in un incubo fatto di violenza, in questo caso che non si vede ma si sente ed anche piuttosto pesante. Sembra questo il motivo per cui ad Haneke viene sempre attribuita la volontà di voler criticare proprio quella società borghese che tortura nei suoi film. Per me ridurla in questi termini è troppo facile ed incompleto. In questo fantastico film (forse pure più bello e diretto di Funny Games) c'ho visto tre livelli molto significativi. Il primo è la già citata critica alla società medio-borghese e ci può stare, visto che in questo caso assume anche una valenza di questione razziale per nulla da sottovalutare (parzialmente evocata nella scena del ciclista di colore), specie considerando l'ambientazione francese del film. Il secondo è la scatenata riflessione che pone sul mezzo cinema. Tutto il film è un continuo confondersi fra realtà soggettiva e realtà oggettiva: la pellicola si apre con i titoli di testa su un'immagine a camera fissa, salvo poi rivelarsi l'immagine della prima videocasseta inviata ai coniugi protagonisti. Si pone così lo spettatore nella condizione di potersi confondere tra sguardo del regista (cioè posizione della macchina da presa che di per sè è già un elemento che infonde inquietudine se pensiamo che i protagonisti del film non riescono a capire come non facciano a vedere quella telecamera piazzata per strada che segue i loro movimenti) e posizione della fantomatica videocamera che produce le videocassete minatorie; da quel momento, infatti, Haneke confonderà queste due visuali costringendo lo spettatore a chidersi cosa stia guardando: lo sguardo del regista o quello del ricattatore? E' una domanda interessante, da non sottovalutare, una specie di questione metacinematografica mascherata da thriller. E qui si inserisce il terzo punto: la sostanziale innovazione del genere. Durante la visione, sappiamo di star guardando un thriller dalla forte componente angosciosa ma lo sappiamo pur non ravvisando nessuna componente classica del genere: non c'è musica d'accompagnamento, non c'è una vera e propria minaccia nei confronti dei coniugi (infondo arrivano solo videocassete e nessuna richiesta) e soprattutto non c'è nessuna dinamica fra vittima e carnefice (anzi, addirittura è la vittima del gioco a rivelarsi un pò carnefice). La violenza nel film c'è ma è silenziosissima, quasi accennata salvo poi esplodere nel momento più agghiacciante della pellicola che garantisce un sussulto anche al più tenace degli spettatori. C'è un finale aperto, infine, che sembra non fornire tutte le risposte che lo spettatore cerca anche se usando un pò d'intuizione si può riflettere su ciò che si è visto e riannodare i fili per una risposta. Magari riavvolgendo il nastro, che è anche una delle azioni compiute dai protagonisti del film.
Caché è per me un film estremamente significativo, pieno di spunti cinematografici che vengono sollevati senza una risposta definitiva. Il risultato finale è per me apprezzabilissimo e vincente, un vero capolavoro di mestiere e passione.

8.2.08

Persepolis (anteprima nazionale)

Persepolis di M. Satrapi, V. Paronnaud
(2007) FRA\USA

Disegni in 2D, bianco e nero per la quasi totalità dell'opera, ambientazione iraniana in piena guerra. Messa così, Persepolis si presenterebbe come l'anti cartone animato per eccellezza. Invece si rivela essere una delle opere più toccanti e professionali degli ultimi tempi nel campo dell'animazione. Nasce dall'esperienza personale della sua autrice, Marjane Satrapi, che racconta in prima persona l'inferno vissuto nel suo Iran, durante la rivoluzione e la guerra prima e la dittatura poi. Ma non si ferma a questo. Con l'emigrazione della protagonista in Francia, si apre una sottotrama non indifferente che racconta delle differenze sostanziali tra oriente e occidente, due culture apparentemente inconciliabili. Ma questa impossibilità, sembra chiedersi l'autrice, è dettata dalle culture distanti o dalla incapacità della gente che non vuole sforzarsi di andare oltre i propri pregiudizi? Ecco che allora il film si muove su due binari paralleli: da una parte c'è l'oppressione della dittatura iraniana e dall'altra l'avventura della giovane Satrapi costretta all'esilio in Francia, dove si sforzerà in tutti i modi di adattarsi alla nuova realtà, rischiando però una triste omologazione con il pensiero dominante. Persepolis affronta questi temi quanto mai attuali giocando sul filo dell'ironia e del grottesco, non risparmiandosi emozioni che provengono dalla biografia dell'autrice che però si guarda bene dall'eccedere nel sentimentalismo ma sottolinea il suo rapporto con una famiglia amorevole che non si lascia incupire dalle tragedie del suo paese ma anzi fa di tutto per garantire una vita migliore a sua figlia. Una famiglia che purtroppo la Satrapi non ha potuto più rivedere perché il suo esilio e la realizzazione di quest'opera le hanno reso praticamente impossibile il ritorno in patria.
Persepolis ha vinto numerosi riconoscimenti, fra cui il premio della giuria a Cannes e la candidatura ai prossimi Oscar. La sua posizione nel panorama dell'animazione è insolita e coraggiosa e punta a colpire il più vasto target di pubblico per comunicare un messaggio che confida nel dialogo fra popoli e sottolinea le minacce derivanti dagli estremismi, siano questi fanatismi che mirano all'unicità oppure omologazioni che ricercano l'uguaglianza delle masse.
Ottima e riuscita l'idea di utilizzare le voci di Paola Cortellesi e Sergio Castellitto.

7.2.08

Heath Ledger non si è suicidato

A due settimane dal suo decesso, sembra accertato che Ledger non si sarebbe suicidato ma che la sua morte sarebbe dovuta ad un tragico incidente, cioè abuso di farmaci regolarmente prescritti.

Io non sono qui

I'm not there di Todd Haynes
(2007) USA\GER

"Autorizzo il signor Haynes ad utilizzare le mie opere passate, presente e future in tutto questo universo." Era più o meno questo il senso della lettera con cui, per la prima volta nella sua vita, Bob Dylan autorizzava un regista ad usufruire della sua leggendaria vita per farci un film. Il fatto curioso è che invece in tutto Io non sono qui Bob Dylan non viene mai nominato. Viene evocato, ascoltiamo le sue canzoni in sottofondo o per bocca di chi fa le sue veci ma il suo nome non è menzionato (se non nei titoli di testa). E' per questo che il film è un autentico successo sul piano narrativo: perché piuttosto che presentarsi come biografia, si adegua alla figura quasi mitica che vuol narrare e ne assume carattere e peculiarità per mettere insieme un'opera dal sapore felliniano, per molti aspetti onirica e surreale ma mai retorica, mai opportunista. Haynes, insomma, non ha fatto niente per compiacersi il grande seguito di Dylan o del musicista stesso ma piuttosto ha ricomposto dei pezzi, dei segmenti per ricostruire quella che è stata la frammentata e spericolata carriera del poeta folk. Certo, non è venuto tutto bene: il film può apparire un pochino ostico a chi non conosce bene la carriera del musicista e certe passaggi non sono proprio spiegati bene (l'incontro con i Beatles dura 5 secondi ed è totalmente sopra le righe!), così come è difficile tenere il ritmo sgangherato del film. Ma Haynes sa il fatto suo: sa che il pubblico è disposto a rischiare, a mettersi alla prova quando è in gioco la vita e la carriera di un uomo contemporaneo che ha segnato davvero molte generazioni ed un'intera epoca. E ancora non ha smesso di farlo. E il cast è perfetto: tutti calatissimi nella parte, perfino Richard Gere! Anche se la vera sorpresa dell'opera è Cate Blanchett nei panni maschili e riconoscibilissimi di Bob Dylan nel suo periodo più complesso e più 'acido'; una prova recitativa superba che potrebbe fruttarle il secondo Oscar. Meritatissimo. Bellissima anche la fotografia di Lachman.
Tutto sommato, il film apre nuovi orizzonti per un genere, quello del bio-pic, decisamente abusato e logorato negli ultimi anni. Si spera, almeno.

6.2.08

Aprile

Aprile di Nanni Moretti
(1998) ITA\FRA

Ideale seguito di Caro diario, Aprile raccoglie le fila del discorso iniziato proprio in quel film e si trasforma in una pellicola dal sapore sperimentale, dove realtà e finzione sembrano intrecciarsi, confondersi in una ricerca di realismo che non ha neanche una sceneggiatura su cui basarsi ma solo diversi appunti. Ancora una volta interprete di sé stesso, stavolta Nanni Moretti è in piena crisi creativa: ha una gran voglia di fare un film ma non riesce a capire quale e salta da un progetto all'altro, nella speranza di giungere ad una soluzione e mentre si macera per il totale caos della situazione politica italiana. La storia della sua carriera si intreccia alla sua vita privata con l'arrivo del figlio Pietro e quindi la gravidanza della compagna, il parto e le responsabilità di padre. L'effetto è fortissimo: sembra davvero di assistere ad un documentario, a qualcosa di estremamente realistico ed invece tutto il film è frutto di scene ben studiate, ben pensate. Stavolta, però, l'elemento autobiografico di Caro diario c'entra poco: qui il discorso è molto più ampio, assume i contorni di una riflessione dovuta sull'Italia, gli italiani, sulla situazione del cinema del nostro paese. La crisi di Moretti sembra essere la crisi di tutto il cinema italiano: una mancanza di idee, di concentrazione, l'assenza di uno sguardo forte e preciso, soprattutto idee valide, nelle quali credere con passione e coerenza, senza dimenticare il piacere di svolgere la propria professione sì con senso di responsabilità ma anche con gioia sincera.
Ennesima maturazione del regista, evoluzione di uno stile personale e riconoscibile che lo porterà alla grande prova de Il Caimano.

5.2.08

Broken Flowers

Broken Flowers di Jim Jarmusch
(2005) USA\FRA

Un pò surreale, un pò malinconico, insomma nel pieno del suo stile, Jim Jarmusch costruisce l'ennesima commedia agrodolce partendo da uno spunto originale che farà da pretesto per mandare Bill Murray allo sbaraglio in giro per l'America, in una specie di roadtrip durante il quale dovrà fare i conti con la sua vita e andare alla ricerca del figlio che ha appena scoperto di avere e soprattutto scoprire quale delle tante donne del suo passato ne sia la madre. Per raccontare tutto ciò, il regista rimane fedele al suo stile minimalista. Forse fin troppo fedele perché a volte viene un pò il dubbio che stia sfiorando l'autismo. Certo, ha il grande merito di non rendere ripetitivi alcuni passagi del film che rischiavano di esserlo (la carrellata di donne che Murray è costretto a ritrovare) e usa una fotografia fredda che cala perfettamente lo spettatore nello spirito della pellicola, così come non mortifica il pubblico a cui non vengono date tutte le risposte a ciò che si vede ma lasciando un certo margine all'intuizione. Però alla fine c'è un grande senso di insoddisfazione: ad esempio, a me piacciono i finali aperti ma bisogna saperli motivare, renderli molto più significativi di un finale certo; qui, invece, si ha la netta sensazione che Jarmusch si sia un pò perso, non sapendo più dove andare a parare.
In tutto questo, c'è un Bill Murray strepitoso, ormai totalmente al servizio di autori intelligenti e moderni che sanno sfruttare il suo potenziale, la sua mimica efficace, la sua maschera malinconica e divertente. Se il film lascia parzialmente l'amaro in bocca, vale comunque la pena vederlo solo per la bravura ormai accertata di Bill Murray. Infondo, il film si regge tutto sulle sue spalle. O sarebbe meglio dire sul suo viso?

4.2.08

Caro diario

Caro diario di Nanni Moretti
(1993) ITA\FRA

E' forse il film di rottura nel cinema di Nanni Moretti. Per la prima volta, il regista si presenta agli occhi del pubblico come sé stesso e non più dietro il suo alter-ego Michele Apicella, girando un film che ha il sapore del documentario ma che mantiene intatte le caratteristiche più celebri del regista quali il surrealismo e il pungente sarcasmo.
La pellicola si divide in tre parti. La prima è completamente dedicata alla città di Roma, ai luoghi della capitale più amati da Moretti e contiene la ormai celebre sequenza del giro in vespa. Nella seconda, la narrazione si sposta sulla crisi artistica dell'autore e sulla sua disperata ricerca di un pò di tranquillità per riordinare le idee; ricerca che lo porta prima a Lipari e poi su tutte le isole circostanti, luoghi dove lo sguardo dell'opera sembra concentrarsi su determinati eccessi della società italiana che somigliano tanto a veri e propri integralismi. La terza ed ultima parte assume un tono lievemente più drammatico e decisamente autobiografico: Moretti racconta la sua esperienza con un tumore sconfitto ma piuttosto che concentrarsi sull'angoscia che può suscitare tale vicenda preferisce narrare la sua lunga odissea fra dottori incapaci di riconoscere il suo male e che lo imbottiscono solo di farmaci.
Il titolo è quanto mai significativo: il film è un vero e proprio diario di Moretti che usa sé stesso non tanto per psicoanalizzarsi ma come filtro tra ciò che racconta e noi spettatori. Nel suo stile, poi, non c'è pretesa di realismo tant'è vero che subito all'inizio del terzo capitolo (che si apre con le immagini della sua reale chemioterapia) precisa che ciò che vedremo di questa parte è tutto vero. E la sensazione finale dell'intera opera è proprio quella di aver assistito a qualcosa di autentico, di estremamente sincero. Di sentito. Di raro in Italia.

3.2.08

Espiazione

Atonement di Joe Wright
(2007) UK\FRA

Possiamo idealmente (e neanche tanto) dividere questo film in tre parti. La prima, Briony bambina, è avvincente e ben costruita. Wright sa bene come giocare con lo spettatore e lo coinvolge nella ricostruzione dei fatti che stanno alla base dell'intera vicenda narrata. La seconda, Briony ragazza, comincia ad inciampare: si fa lunga, estremamente pesante da sopportare, eccessivamente dispersiva; lo sguardo dello spettatore comincia a confondersi e non sa più dove focalizzarsi, soprattutto perché il regista ci tiene proprio tanto a mostrare le sue eccellenti capacità ma finisce con l'esagerare: il monumentale piano sequenza sulla spiaggia francese in piena seconda guerra mondiale, per esempio, è impeccabile, una vera scena madre ma in fin dei conti nuoce all'economia della storia e ai suoi scopi, che non sono certo quelli di narrare la tragedia della guerra (almeno per quanto è parso a me). Quelle scene oniriche poi (compare perfino un fantasma!) sono piuttosto forzate. La terza ed ultima parte, Briony in età matura, dura pochi minuti ma diventa il perno dell'intera opera. Vanessa Redgrave, assoluta protagonista di questo segmento, è meravigliosa: con così poco tempo a disposizione riesce a dare tutto quello che può e si vede, si sente. Ma il famoso colpo di scena (si può chiamarlo così?) che conclude il libro era qualcosa di strettamente legato alla letteratura scritta, alla forma romanzo; prenderlo così com'è e trasportarlo sullo schermo non ha molto senso, anche perché non si è tentato neanche di adattarlo alle circostanze: così come sulla pagina assumeva una valenza per il mezzo impiegato, la scrittura, si poteva per lo meno provare a spostare la riflessione sul mezzo cinema. E invece niente.
Il resto del cast è piuttosto sopra la sufficienza ma niente di che. Il vero piacere del film sono le musiche: durante il film le ho apprezzate tantissimo e solo alla fine ho ricordato di chi sono (Dario Marianelli, vincitore proprio per questo film del Golden Globe e nominato ai prossimi Oscar): il tema con il ticchettio della macchina da scrivere non solo è originale ma immagino assuma ancora più valore per chi ha letto il romanzo.
Insomma, non è il capolavoro di cui si è parlato.

1.2.08

Non è un paese per vecchi (anteprima)

(2007) USA

I fratelli Coen. Gli ultimi rimasti a saper coniugare tradizione e modernità. E questo No country for old men è forse una delle loro opere più riuscite. Probabilmente una delle perle dell'anno appena finito. Più di tutto, il film che meglio rappresenta a che punto è il cinema americano in questo momento.Verranno in molti, poi, a decantare le perfezioni 'tecniche' di questo film. A me interessa soprattutto raccontare il terremoto interiore che mi ha provocato (che poi, per quanto mi riguarda, significa parlare della stessa cosa).
No country for old men è un film violentissimo. Inizia con un brutale omicidio e poi subito un altro e poi via, un'escalation di morti ammazzati. Ma sarebbe troppo facile attaccare a questo film l'etichetta di cinema che rispecchia il mondo brutale e violento in cui viviamo. Non credo che ai Coen interessi questo. Ai due fratelli prodigio interessa più di tutto gettare un uomo qualunque (Josh Brolin) nel bel mezzo di un casino fatto di sangue e sudore. Ai due fratelli interessa dipingere il più agghiacciante e pauroso psicopatico che si sia visto negli ultimi anni di cinema (Javier Bardem). Ai due fratelli interessa un vecchio sceriffo disilluso (Tommy Lee Jones) che però ancora ci crede o ci vuole credere che si possa fare qualcosa per far sì che almeno una storia, una sporca storia come questa possa finire nel modo giusto. Il tutto sullo sfondo di un'America desertica al confine con il Mexico, una terra dove sembra che la libertà ce la si debba guadagnare a gran fatica. Grande tradizione dunque senza farsi mancare nulla, neanche il marchio di fabbrica (i Coen sono quelli capaci, come ad esempio anche in questo film, di inondarti di ironia mentre un uomo sanguina pure l'anima) o la riflessione sulla vita, decisamente più nera dei film precedenti; ho trovato, a tal riguardo, terribilmente bella e atroce una delle ultime scene del film, ovvero l'incidente d'auto che coinvolge Bardem: una scena che sembra voler riconciliare il pessimismo del film con la voglia di riscatto degli spettatori ma che finisce con il risuonare come un dolorosissimo schiaffo in faccia a chi in fondo ci aveva creduto che potesse esistere una speranza superiore o un giusto ordine delle cose. Ma come potrebbe? L'aridità del deserto è la stessa che si è impossessata degli uomini. Il cieco desiderio di un mondo migliore, di una vita migliore può costare molto.
I Coen fanno tutto questo con uno stile glaciale e perfetto, con un cast che meriterebbe qualsiasi tipo di premio esistente e con un coraggio da cui molti (qualcuno ha detto Tarantino? Sì, l'ho detto io!) dovrebbero sforzarsi di imparare. E io sono grato a loro per questo.

I Film del Mese: Febbraio 2008


  • Sogni e delitti di Woody Allen (1);
  • Cloverfield di Matt Reeves (1)
  • P.S. I Love You di Richard LaGravenese (1);
  • Parole sante di Ascanio Celestini (1);
  • Caos Calmo di Antonello Grimaldi (8);
  • La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols (8);
  • L'innocenza del peccato di Claude Chabrol (8);
  • Asterix alle Olimpiadi di F. Forestier, T. Langmann (8);
  • Tutta la mia vita in prigione di Marc Evans (8);
  • Un uomo qualunque di Frank. A Cappello (8);
  • 30 giorni di buio di David Slade (8);
  • Non c'è più niente da fare di Emanuele Barresi (8);
  • Parlami d'amore di Silvio Muccino (14);
  • Il petroliere di Paul Thomas Anderson (15);
  • Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel (15);
  • Away from her - Lontano da lei di Sarah Polley (15);
  • Non è un paese per vecchi (visto in anteprima) di J. Coen, E. Coen (22);
  • Sweeney Todd di Tim Burton (22);
  • Persepolis (visto in anteprima) di M. Satrapi, V. Paronnaud (22);
  • John Rambo di Sylvester Stallone (22);
  • Rendition di Gavin Hood (29);
  • Rec di J. Balaguerò, P. Plaza (29);
  • Prospettive di un delitto di Pete Travis (29);
  • La rabbia di Louis Nero (29);
  • Fine pena mai di D. Barletti, L. Conte (29);
  • Il mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno (29);
  • Jumper di Doug Liman (29).

Mese ricco. C'è una bella scelta: il grande ritorno dei Coen, il musical di Burton, il Caos Calmo con Moretti, il nuovo Woody Allen... Insomma, fate un pò voi!

29.1.08

Jack Nicholson

Amo quest'uomo. E vi consiglio questa bella intervista.

Caos calmo in arrivo

Mentre Isabella Ferrari ha confessato come hanno affrontato lei e Moretti la ormai leggendaria scena di sesso in Caos Calmo ("io una vodka, lui un paio di birre; è stata senza dubbio la scena piu' forte della mia carriera, e non nego che mi ha lasciato un segno. Non a caso non mi sono ancora voluta rivedere"), si ha notizia che nell'attesissimo film di Antonio Luigi Grimaldi tratto dal romanzo di Veronesi ci sarà anche Roman Polanski, nel ruolo del boss di Moretti. Apparizione che sembra riguardare solo una scena dell'intero film.
La pellicola uscirà l'8 febbraio e concorrerà anche al Festivai di Berlino.

28.1.08

Screen Actors Guild 2008: i vincitori (+ Dags)

Sono stati assegnati gli Screen Actors Guild del 2008, prestigioso premio considerato secondo solo agli Oscar. No Country for Old Men viene premiato per la migliore performance del cast e per il miglior attore non protagonista, Javier Bardem. Il miglior attore protagonista se lo aggiudica Daniel Day-Lewis per Il Petroliere di P.T. Anderson; nel ritirare il premio, l'attore lo ha voluto dedicare a Heath Ledger. Miglior attrice protagonista è Julie Christie per Away from her; miglior attrice non protagonista è Ruby Dee in American Gangster.
Trovate la lista completa dei premi qui.
Assegnati anche i Directors Guild Award. Si segnala la vittoria dei fratelli Coen e tutto il resto lo trovate qui.

Risultati sondaggio: Lynch e il telefonino

David Lynch: "E' così triste pensare di poter vedere un film su un fottuto telefonino!"

Vittoria schiacciante dei duri e puri del cinema, quelli che vogliono i film solo sul grande schermo o nel salotto super accessoriato di casa. Il 77% dei votanti (Ha ragione. Provate voi a vedere 2001:Odissea nello spazio su un telefonino!) si schiera dalla parte di David Lynch, un 13% (Ha ragione ma ci sono alcuni film che possono essere visti sul telefonino) concede un margine su cui negoziare e 3 votanti, l'8%, propongono la pensione anticipata per Lynch.
Credevo ci sarebbero stati a stento una decina di voti; invece l'iniziativa 'sondaggio' è andata bene perciò... alla prossima!

Home video: addio supporto?

Per ricapitolare: cos'è iTunes Movie Rentals e cosa c'è da aspettarsi secondo gli analisti. Il punto della situazione di Alessandro Gilioli e Paolo Pontoniere.

25.1.08

The Wall

Pink Floyd The Wall di Alan Parker
(1982) UK

Sembra ormai che il termine 'cult' sia diventato qualcosa di prevalentemente soggettivo, troppo legato a molteplici aspetti per innalzarsi ad etichetta oggettiva o magari a termine quasi scientifico. Ad esempio il film The Wall sembrerebbe essere un cult, mentre per me è una pietra miliare, senza esagerare potrei dire uno dei film più sottovalutati del cinema.
Nato come evoluzione naturale del concept album The Wall dei Pink Floyd, l'opera non tradisce lo spirito dell'album e anzi ne consacra ogni aspetto ad un nuovo ed accresciuto spessore. The Wall è un'opera dai molteplici livelli di lettura, complessa e stratificata eppure sembra andare dritto al cuore di chi la osserva. La sua struttura frammentata e musicale traduce in immagini quello che i Pink Floyd erano riusciti nell'eccellenza a trasformare in note. Ma non si limita a ciò: crea un film compatto e multimediale che non tradisce il senso del cinema, inglobando tutte le arti che l'hanno preceduto. La parabola del protagonista, la rockstar Pink interpretata da (vera rockstar) Bob Geldof, diventa così non una biografia fantasiosa ma qualcosa in cui ciascuno di noi può riconoscere buona parte di sé. E del suo muro, solido e vero protagonista del film: il muro che tutti costruiamo come barriera da ciò che ci è diverso, da ciò che porta cambiamento e da ciò che dà valore alla vita. E' il muro che dobbiamo abbattere, con le sue convenzioni sociali, il plagio a cui tutti siamo costretti fin da tenera età, i rapporti affettivi che troppo facilmente scivolano nella patologia. Il protagonista è un artista e il suo fallimento sta nel chiudersi in un muro che non gli concede alcun contatto con l'esterno. Ma un artista non può chiudersi in sé stesso, altrimenti sciuperebbe il concetto stesso dell'arte che è qualcosa che travalica i confini e cresce e matura al contatto con gli altri. E se è vero che l'arte è l'amplificazione di tutto ciò che ci circonda, l'avventura della fragile pische di Pink non riguarda solo lui o gli artisti ma tutti noi, ciascuno con il proprio muro da abbattere.
Alan Parker (con la collaborazione di Roger Waters) si serve delle musiche dei Pink Floyd per mettere in scena immagini terrificanti, angosciose e toccanti che rendono alla perfezione tutto il senso della narrazione e usando tutti gli strumenti a disposizione ('cartoni animati' compresi). The Wall è un campionario di arte totale, un'imponente traduzione in immagini di ciò che è astratto e appartiene alla atmosfera del privato, la solitudine soprattutto. Quella solitudine che porta assuefazione, compiaciuta malinconia, che va a velare un certo masochismo di cui quasi tutti siamo schiavi. E che va a edificare un muro, mattone dopo mattone, sempre più difficile da abbattere.

Scusate, questo lo voglio dire...

Molti blog nel mondo, alla notizia della scomparsa di Heath Ledger, si sono impegnati a sottolineare un aspetto e cioè che la scomparsa dell'attore lasciava in alto mare le riprese appena iniziate del nuovo lavoro di Terry Gilliam, The imaginarium of Doctor Parnassus, di cui era il protagonista. Personalmente ho ritenuto irrilevante la notizia proprio per evitare ciò che hanno fatto altri, ovvero concentrarsi più sull'enesima disgrazia produttiva del buon Gilliam (ricordate Don Chisciotte?) piuttosto che sulla tragedia della morte di Ledger. I blogger, italiani e non, invece non si sono sottratti: chissenefregadellamortediLedger, molti si sono sprecati ad invocare la nomina di 'sfigato' per Gilliam, altri si sono chiesti se l'attore sarebbe stato resuscitato dalla tecnologia e qualcuno ha morbosamente atteso i risultati dell'autopsia.
Sinceramente, della sorte del film di Gilliam me ne frega poco. E anche del fatto che Johnny Depp si sarebbe offerto come sostituto. Insomma, è morto tragicamente un uomo piuttosto giovane, è morto un padre di una bambina di 2 anni appena. E tanto basta. Tutto il resto: disgustorama! Disgustomatico!

23.1.08

Al peggio non c'è mai fine...

Come i ragazzi di Cineblog.it, anche io ho riflettuto se scrivere questo post ma forse è importante farlo perché è giusto si sappia che esiste certa gente nel mondo e magari per raccogliere un minimo di solidarietà contro certa gente.
La Westboro Baptist Church, il cui sito è godhatesfags.com, cioè dio odia i froci!, ha annunciato che picchetteranno il funerale di Heat Ledger perché con la sua sordida interpretazione di gay in Brokeback Mountain si è guadagnato un posto nelle fiamme eterne dell'inferno, come tutti i gay o quelli che minimamente si avvicinano a loro. Questi termini non me li sto inventando io ma sono quelli che potete leggere sul sito religioso sopra citato.
Alleluja!

E' morto Heath Ledger

Heath Ledger è morto a soli 28 anni. Uno degli attori più promettenti e affascinanti degli ultimi anni è stato ritrovato senza vita in un appartamento di New York. Vista la presenza di una scatola di sonniferi sul comodino, la polizia non esclude la possiblità del suicidio anche se la tesi prevalente è quella dell'overdose.
E dopo Brad Renfro, è la scomparsa di un'altra giovane star con cui Hollywood deve fare i conti nel giro di una settimana. Ed è pazzesco perchè Ledger era uno dei più quotati sulla piazza: una bravura che non si era fatta eclissare dalla sua bellezza e che aveva saputo scegliersi ruoli che hanno lasciato il segno, uno su tutti il cowboy di Brokeback Mountain. Il suo ultimo ruolo sarà da culto, c'è da giurarci: Joker in The Dark Knight, una interpretazione talmente attesa da fare ombra a Batman, tant'è che le strategie pubblicitarie del film si sono del tutto concentrate sulla nuova versione (dopo quella storica di Jack Nicholson) del criminale psicopatico interpretata da Ledger.
L'attore si era da poco separato da Michelle Williams, con cui aveva avuto una figlia. Uno dei primi commenti è stato di Nicole Kidman: "E' una tragedia. I miei pensieri vanno alla famiglia". E' vero, questa storia ha il sapore della tragedia. E il suo nome sa già di mito. Che peccato però...

22.1.08

Oscar 2008: nominees

  • Miglior film: Atonement; Juno; Michael Clayton, No Country for Old Men, There Will Be Blood.
  • Miglior regia: Paul Thomas Anderson (There will be blood); Coen Bros. (No country for old men); Tony Gilroy (Michael Clayton); Jason Reitman (Juno); Julian Schnabel (Scaphandre et le papillon).
  • Miglior attore protagonista: George Clooney (Michael Clayton); Daniel Day-Lewis (There will be blood); Johnny Depp (Sweeney Todd); Tommy Lee Jones (In the Valley of Elah); Viggo Mortensen (Eastern Promises).
  • Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett (Elizabeth:the golden age); Julie Christie (Away from her); Marion Cotillard (La mome); Laura Linney (The Savages); Ellen Page (Juno).
  • Miglior attore non protagonista: Casey Affleck (The assassination...); Javier Bardem (No country for old men); Philip Seymour Hoffman (Charlie Wilson's War); Hal Holbrook (Into the wild); Tom Wilkinson (Michael Clayton).
  • Miglior attrice non protagonista: Cate Blanchett (I'm not there); Ruby Dee (American Gangster); Saoirse Ronan (Atonement); Amy Ryan (Gone Baby Gone); Tilda Swinton (Michael Clayton).

L'italiano Dario Marianelli, già vincitore del Golden Globe per Atonement, è candidato anche all'Oscar per le musiche. Tutte le candidature le trovate qui. Io noto, come ai Golden Globes, l'assenza di un film che si è prepotentemente imposto (a parte forse quello dei Coen e di Anderson che arrivano ad 8 pari) ma una specie di frammentazione delle candidature dove nessuno spicca.

Oscar: primo commento a caldo

Hanno finito pochi minuti fa di annunciare le nomination per gli Oscar.
Così a caldo mi viene da sottolineare una tendenza in linea con i Golden Globes, un sacco di prevedibilità e qualche sorpresa. Sono contentissimo per le nomination di Philip Seymour Hoffman e Paul Thomas Anderson (doppia, miglior regia e miglior film). Da registrare un certo consenso per Juno di Jason Reitman, il film vincitore della scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma. Una sua vittoria significherebbe anche un notevole complimento indiretto al giovane festival capitolino. Prevedibilissima la doppia candidatura di Cate Blanchett, sia come protagonista (Elizabeth: the golden age) che come non protagonita (Io non sono qui).
Ulteriori commenti con la lista completa delle candidature.

21.1.08

Happy Birthday Mr. Lynch

Ieri David Lynch ha compiuto 62 anni. Lo celebriamo andando a scovare alcune recenti dichiarazioni del regista, soprattutto una che tanto recente non è e che è stata strumentalizzata dalla Apple per dipingere Lynch come un simpatico vecchietto che non ne vuole sapere di adeguarsi ai tempi (lui che si è convertito in toto al digitale, pensa te! Lui che è stato uno dei primi ad approfondire il discorso web-serial, pensa te!) e fare pubblicità all'iPhone.
"Non so nulla delle cose di Hollywood ad oggi." Lynch si tira fuori dalle logiche hollywoodiane per cui non ha mai nutrito simpatie.
"Non farei vedere nessuno dei miei film ai miei genitori, fatta eccezione forse per The Elephant Man."
"davidlynch.com è stato creato per lanciare contenuti video originali (soprattutto seriali) scritti, prodotti e diretti da David Lynch e a diffusione esclusiva via internet."
Infine, l'ormai celebre invettiva di Lynch contro la diffusione dei film sui telefonini: "Se guardi il film su un telefono, non riuscirai nemmeno in un miliardo di anni a provare l'esperienza film. Tu credi di averla provata ma sarai stato solo fregato. E' così triste pensare di poter vedere un film su un fottuto telefonino. Tornate alla realtà!"
Visto che vorrei sperimentare la possibilità di realizzare sondaggi con la nuova piattaforma di Blogger, ne approfitto per chiedervi cosa ne pensate della dichiaraione di Lynch sul rapporto tra cinema e telefonini. Potete votare in cima alla barra laterale del blog.

20.1.08

Ancora nuove date per Roma

Prima avevano detto che si era reso necessario spostare le date della Festa di Roma per concomitanza con altre attività culturali già previste all'Auditorium della città, non curandosi dell'eccessivo accavallamento con le date veneziane (dal 2 all'11 ottobre i capitolini, dal 26 agosto al 7 settembre il Festival di Venezia). Adesso è cambiato di nuovo tutto. Goffredo Bettini, fondatore ed organizzatore del Festival del Cinema di Roma, ha annunciato la rettifica: la Festa si farà dal 22 al 31 ottobre. Come mai? "Una decisione 'difficile e sofferta'. Questo cambio avviene per le preoccupazioni civili da parte del mondo del cinema e per rispetto verso il Festival di Venezia".
Preoccupazioni espresse fin dalla nascita del festival romano. Cosa è cambiato adesso?

18.1.08

Rinnovato il contratto ai registi americani

AGGIORNAMENTO. Gil Cates: "E' stato raggiunto un ottimo accordo, Tra l'altro, aumenteranno le royalties per le vendite online di film e show televisivi." Una beffa che suona come un sonoro schiaffo in faccia agli sceneggiatori che proprio su questo punto stanno dando battaglia da ormai più di due mesi.
*
Decisamente più svelti che nei confronti degli sceneggiatori, gli studios hollywoodiani in soli 5 giorni hanno rinnovato il contratto al sindacato dei registi (13.000 persone fra registi, aiuto registi e manager di produzione).
E' un segnale estremamente positivo anche per gli sceneggiatori, probabilmente un'accelerazione delle trattative in vista degli Oscar che è giunta a buon fine per i registi e che rinnoverebbe le speranze degli scrittori americani.

Fuori Target - Concorso 2008

Ricevo e volentieri pubblico.
"Ciao. Sono Stefano di Esterni. Ho visto il tuo blog e mi è piaciuto molto. Noi siamo un gruppo che organizza eventi culturali a Milano e in tutta italia. I nostri campi di interesse sono molteplici e fra questi c'è anche il cinema (una delle nostre manifestazioni più importanti è il Milano Film Festival, festival di cortometraggi e lungometraggi che si svolge ogni settembre a Milano presso il teatro Strehler), ed è per questo che ti contatto. Stiamo organizzando questa iniziativa che si chiama Fuori Target, una rassegna dedicata alle opere video di ragazzi dai 14 ai 20 anni, che si terrà a milano a fine marzo. In questo momento stiamo promuovendo il bando di partecipazione (l'iscrizione è gratuita e il tema è libero)."
Link: Esterni - Fuori Target (bando di concorso). Mi sembra un'iniziativa lodevole e fatta con passione. Partecipate!

17.1.08

6 a 1 per gli sceneggiatori

Giusto perché gli sceneggiatori non vogliono farsi mancare nulla, stanno escogitando nuove strategie per danneggiare l'entertainment americano pur di far sentire la propria voce.
Sul fronte notte degli Oscar, se da una parte si parla di rinnovate trattative che farebbero sperare in una veloce soluzione della guerra in corso, dall'altra sembra che gli organizzatori dell'evento stiano preparando addirittura due versioni dello show: una canonica nell'eventualità che lo sciopero finisca e tutti rientrino nei loro ranghi ed un'altra alternativa da tenersi a sciopero in corso (anche se i dettagli di questa fantomatica versione alternativa non sono noti). Gli studios, di certo, non stanno rimanendo a guardare e pur di far rientrare le ingenti perdite causate dallo sciopero stanno avviando licenziamenti a man bassa, sia nei confronti dei semplici operai (circa 1000 fatti fuori dalla Warner) sia nei confronti degli sceneggiatori (rescissione unilaterale del contratto causa forza maggiore e qui le cifre sono piuttosto incerte).
Ultima notizia: gli sceneggiatori avrebbero intenzione di farl saltare anche la consegnza dei Grammys prevista per il 10 febbraio e sarebbero disposti a organizzare picchetti, eventualità che impedirebbe moralmente alle star solidali alla loro causa (sia attori, sia musicisti) a partecipare alla serata. Rischio platea deserta equivale a rischio cancellazione evento.

Ancora Muller per 4 anni

C'era un pò da aspettarselo. In fondo, la ripresa del Festival del Cinema di Venezia degli ultimi anni la si deve soprattutto a lui. Ed è probabilmente per questo motivo che il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Biennale di Venezia ha rinnovato per altri 4 anni il ruolo di Direttore del Settore Cinema a Marco Muller. Sarà ancora sua, insomma, l'organizzazione del festival cinematografico più antico.
Sono state anche comunicate le date della 65ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia che si terrà dal 27 agosto al 6 settembre 2008.

16.1.08

Film in rete secondo iTunes

Ieri Steve Jobbs nel presentare la sua nuova creatura (il MacBook Air, il notebook più sottile del mondo) ha illustrato anche la nuova strategia aziendale di diffusione per i film attraverso la rete. Da Repubblica.it:

Trenta giorni per cominciare a vedere un film scaricato sul negozio digitale di Apple, 24 ore per terminare la visione. Sono queste le regole del servizio iTunes movie rentals, che sarà attivo da subito negli Stati Uniti e in Canada mentre il resto del mondo lo avrà nel corso del 2008. Un'opzione che nasce da un accordo con major tra cui Touchstone Pictures, Miramax, Metro Goldwin Meyer, Lionsgate, New Line Cinema, Universal, Sony Pictures, Walt Disney. In arrivo anche molti film in alta definizione con dolby 5.1. I prezzi in linea saranno in linea con l'affitto dei film nei negozi: 2,99 dollari, con un dollaro in più per le ultime uscite. Interessante l'accordo tra 20th Century Fox e Apple che ha prodotto iTunes Digital Copy. Semplicemente offre ai chi acquista un dvd una copia digitale di iTunes del film stesso. Da visualizzare sul pc, sul mac o sull'iPhone: il primo sarà Blue Harvest, la parodia di Star Wars dei Griffin, rilasciata nei negozi oggi stesso. Ma molti altri titoli sono in arrivo. Dopo aver acquistato il dvd, è sufficiente inserirlo nel computer, immettere un codice univoco e in pochi minuti iTunes copierà automaticamente il film nella libreria. Una sola volta, naturalmente.

Qualcosa di concreto, finalmente, che costruisca un ponte ragionevole fra cinema e internet. Anche se trovo ancora di dubbio gusto visionare un film sui microschermi di apparecchi portatili come l'iPhone.

E' morto Brad Renfro

Brad Renfro, 25 anni, è morto nella sua casa di Los Angeles, probabilmente per un overdose visti i suoi problemi con alcool e droga. L'attore aveva esordito giovanissmo e aveva collezionato una serie di interpretazioni di tutto rispetto in film notevoli, come Il cliente, Sleepers o il bellissimo e sottovalutato L'allievo di Bryan Singer.
Dispiace che un ragazzo così giovane si sia bruciato la vita. La notizia mi ha particolarmente colpito perché avevo sempre seguito la sua promettente carriera con un certo interesse; era un volto giovane che poteva davvero fare e dare molto. Peccato. Peccato davvero.

15.1.08

6 a 0 per gli sceneggiatori

Si calcolca che a causa della mancata cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2008, la NBC abbia perso sui 20 milioni di dollari e la Hollywood Foreign Press sui 6 milioni di dollari. Si calcolca che nella mancata produzione della cerimonia, gli investitori e gli organizzatori abbiano perso fra gli 80 e i 100 milioni di dollari. Si calcola che lo sciopero degli sceneggiatori in generale abbia causato fino ad oggi circa un miliardo di dollari di danni all'industria dell'intrattenimento televisivo e cinematografico, senza contare le centinaia di operai rimasti senza lavoro e il paio di dozzine di sceneggiatori a cui non è stato rinnovato il contratto appena scaduto.
In tutto questo, la rivista americana Entertainment Weekly ha assunto una precisa presa di posizione a favore degli sceneggiatori, scagliandosi contro l'arroganza e l'avidità degli studios.

Caso mai non ve ne foste accorti...

...le strategie di marketing pubblicitario sono ormai profondamente mutate, anche e soprattutto per il cinema. Dai tempi di The Blair Witch Project molte cose si sono mosse verso un profondo cambiamento radicale e l'ultima frontiera l'ha decisamente raggiunta l'imminente Cloverfield (c'è lo zampino di J.J. Abrams). In rete non si parla d'altro e anche chi non ha interesse per questo genere è dovuto soccombere alla brillante strategia pubblicitaria ideata per il film, che riesce a captare l'interesse un pò di tutti.
La strategia ha previsto l'annuncio che la sorpresa dell'opera è il mostro che attacca la città di New York e la volontà di tenere ben segrete le sembianze di questo mostro. E' seguita la pubblicazione della locandina del film. Qualche tempo dopo quelli della produzione hanno diffuso la voce che in realtà il mostro è ben visibile nel poster, seppur celato. E si è scatenata la caccia in rete (nonché le spassose parodie)! E poi l'apoteosi: la produzione ha immesso in rete quelli che dovrebbero essere trailer ma che sono in realtà notiziari televisivi artefatti che non distinguono fra realtà e finzione e che aggiungono nuovi indizi al segreto che aleggia sulla pellicola.
E' l'ultima frontiera del trailer, dove neanche si ricorre al film vero e proprio ma si punta direttamente alla volontà di spaventare e spettacolarizzare. E il risultato è impeccabile.
Infine, è da notare come ancora una volta è la rete il vero bacino dove concentrare tutti gli sforzi per una fruttuosa strategia di marketing. Ennesima conferma di una tendenza ormai consolidata.

14.1.08

Golden Globes 2008: i vincitori

Sono stati annunciati i vincitori dei Golden Globes 2008. Niente cerimonie, niente feste. Come si era annunciato, una semplicissima conferenza stampa. Ma vediamo quali sono stati i premi più importanti, fra i quali ha trionfato perfino un italiano.

  • Miglior film drammatico: Espiazione di Joe Wright
  • Miglior musical: Sweeney Todd di Tim Burton
  • Miglior regia: Julian Schnabel (Lo scafandro e la farfalla)
  • Miglior attore protagonista: Daniel Day Lewis (Il petroliere)
  • Miglior attrice protagonista: Julie Christie (Lontano da lei)
  • Miglior attrice protagonsta musical: Marion Cotillard (La vie en rose)
  • Miglior attore protagonista musical: Johnny Depp (Sweeney Todd)
  • Miglior attrice non protagonista: Cate Blanchett (Io non sono qui)
  • Miglior attore non protagonista: Javier Bardem (Non è un paese per vecchi)
  • Miglior sceneggiatura: Coen Bros. (Non è un paese per vecchi)
  • Miglior film straniero: Lo scafandro e la farfalla (francese)
  • Miglior colonna sonora: Dario Marianelli (Espiazione)
  • Miglior canzone: Guaranteed di Eddie Vedder (Into the wild)
  • Miglior film d'animazione: Ratatouille

Una tendenza nei premi che sembra voler accontentare un può tutti: una distribuzione equa e nessun film si è davvero imposto come il colosso dell'anno. Fa molto piacere, piuttosto, la vittoria dell'italiano Marianelli. A seguire, i premi inerenti la tv.

  • Miglior serie drammatica: Mad Men
  • Miglior attore drammatico: Jon Hamm (Mad Man)
  • Miglior attrice drammatica: Glenn Close (Damages)
  • Miglior serie commedia: Extras
  • Miglior attore commedia: David Duchovny (Californication)
  • Miglior attrice commedia: Tina Fey (30 Rock)
  • Miglior miniserie: Longford
  • Miglior attore miniserie: Jim Broadbent (Longford)
  • Miglior attrice miniserie: Queen Latifah (Life Support)
  • Miglior attore non protagonista miniserie: Jeremy Piven (Entourage)
  • Miglior attrice non protagonista miniserie: Samantha Morton (Longford)

Per quanto mi riguarda, sono contento per David Duchovny.

13.1.08

Comunicazione di servizio

Sto rinnovando la veste grafica del blog con gli strumenti messi a disposizione da Blogger. Mi ci vorrà giusto un poco (un poco davvero) per capire tutti i meccanismi, in modo da arricchire sia la veste grafica che i contenuti.
Cheers.

11.1.08

La serialità fa' la differenza?

Ieri raccontavo ad un paio di amici le mie considerazioni su Dexter, soprattutto per quanto riguarda il discorso dell'identificazione con il protagonista: qualcosa che mi appariva pressoché impossibile come ho già spiegato; una sfida per gli autori che risulta essere vinta in quanto non solo vi è identificazione ma piuttosto totale presa di parte nei confronti di Dexter, un serial killer sociopatico. Sottolineavo come il fatto che Dexter uccidesse colpevoli scampati alla giustizia già non era di per sè un buon motivo per concordare con le sue tesi e comunque non reggeva visto che il motivo di fondo per cui Dexter uccide non è fare giustizia ma soddisfare il suo perverso bisogno di assassinare. I miei amici mi facevano notare come questa non sia una novità: un esempio su tutti l'Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti, un uomo talmente affascinante che faceva quasi dimenticare i suoi trascorsi omicidi e cannibaleschi. Eppure, secondo me, la differenza è sostanziale: si può simpatizzare con Lecter ma non si può tifare per lui, poiché uccide per motivi piuttosto sadici e privi di una qualsiasi morale, mentre per Dexter non solo si prova empatia ma si arriva a tifare per lui quando rischia la sedia elettrica.
Sono giunto alla conclusione che la differenza stava nella serialità del prodotto. Mentre un film, nelle sue due ore canoniche, non riesce a farti immedesimare totalmente con un assassino spietato, la tv può e ci riesce perché ha dalla sua tempi più lunghi, dilatati, maggiormente seriali. Ne sono la dimostrazione una carrellata di assassini cinematografici che nati come demoni sanguinari sono diventati via via, a forza di sequel, sempre più accattivanti e simpatici per il grande pubblico, ad esempio Freddy Kruger.
E' la serialità, insomma, a fare la differenza. E visto il crescente proporsi di serial dove i protagonisti hanno una morale piuttosto dubbia, e visto l'ennesimo limite infranto da Dexter, sarebbe bene cominciare a chiedersi quale sarà il prossimo passo. Che ne pensate?

10.1.08

David Lynch e il "product placement"

David Lynch esprime il proprio parere riguardo il product placement.
E con quale candore...

9.1.08

Mysterious Skin

Mysterious Skin di Gregg Arraki
(2004) USA\Ola

E' un film agghiacciante questo, che mi ha seriamente disturbato. Non tanto per il tema in sè (la pedofilia) ma per come viene trattato. La storia segue le strade di due ragazzi, dall'età di 8 anni fino ai 19; entrambi sessualmente abusati da un pedofilo, entrambi sfregiati da un'esperienza che avrà due effetti ben distinti su ciascuno di loro. L'intera storia viene raccontata senza pudori, senza facili ipocrisie, semplicemente per quello che è. Per questo si comincia a deglutire amaro quando assistiamo a scene in cui un bambino di 8 anni si scopre sessualmente attratto da un uomo più grande, quando vediamo quest'uomo mettere in pratica le viscide tecniche di un pedofilo. Un crescendo di tensione che esplode nell'ultimo quarto d'ora quando finalmente scopriamo cosa è realmente accaduto a quei due bambini e come. Tutto questo Gregg Arraki lo rende con una semplicità disarmante, non seguendo i canoni del cinema americano ma neanche abbandonandosi in toto al cinema indipendente: segue uno stile proprio che narra una trama inquietante in un modo quasi semplice, che ci fa apparire tutto accettabile non perché sia giusto così ma perché è così che vanno le cose. E in questo viene ottimamente aiutato dai due attori protagonisti (il lanciatissimo Joseph Gordon-Levitt e il bravo Brady Corbet che vedremo presto nel remake americano di Funny Games) che mettono in atto una recitazione eccellente, due personaggi a cui ci si affeziona ben presto.
Il finale aperto del film lascia ben poche speranze: il regista non ha qualcosa di vero e proprio da trasmettere, forse non vuole dire nulla, semplicemente ha raccontato una triste storia che purtroppo è piuttosto comune. Ma forse è giusto così: c'è ben poco da dire e ancora meno da giudicare. Siamo davanti a qualcosa di autentico.

Ce lo chiedevamo giusto ieri...

Gil Cates, produttore degli Oscar: "l’unica cosa che posso dirvi è che lo show deve andare avanti. A tutti i costi. In maniera molto cinica, i Premi Oscar assicurano un gran ritorno commerciale in tutto il mondo, le pellicole premiate vendono e rendono. Non mi piace vederla in questo modo, ma gli studios devono farlo, e lo show deve andare avanti, con o senza sceneggiatori, e vada al diavolo la controversia.”

8.1.08

5 a 0 per gli sceneggiatori

La battaglia degli sceneggiatori americani va avanti e per ora vincono su tutti i fronti. Se è vero che alcuni show televisivi hanno ricominciato ad andare in onda attraverso vari escamotage pur rimanendo solidali alla causa degli autori (per esempio Letterman ha raggiunto un accordo privato con i suoi autori in quanto è lui stesso con la propria compagnia a produrre il suo show, oppure Leno che è tornato in onda scrivendosi da solo le battute pur di far lavorare le maestranze rimaste senza impiego), è altrettanto vero che sono molti ormai i serial costretti alla paralisi; oltre a quelli di cui abbiamo già parlato, si aggiunge un'altra vittima illustre: si tratta di Dr. House la cui messa in onda dei restanti episodi inediti della quarta stagione era prevista per il mese di marzo; invece, vista la mancata produzione di nuovi episodi, il serial è stato anticipato a gennaio e tornerà in onda con 3 soli episodi che saranno probabilmente e per forza di cose conclusivi della quarta stagione.
La notizia più tosta, però, è quella della sospensione della cerimonia dei Golden Globes. La NBC è stata costretta ad annunciarne la cancellazione in quanto gli autori scioperanti non ne hanno scritto i testi ma anche perché gli attori candidati sono solidali alla loro causa e hanno fatto sapere che non avrebbero presenziato alla serata. La NBC si è vista così costretta ad annunciare che nella data prevista (13 gennaio) andrà in onda una sterile conferenza stampa durante la quale saranno annunciati i vincitori.
E' guerra aperta, anche se si intravedono esili speranze. Che sorte toccherà alla notte degli Oscar?

7.1.08

Sean Penn presidente a Cannes 2008

Il Presidente della giura di Cannes 2008 sarà Sean Penn, l'attore premio Oscar per Mystic River nonchè apprezzato regista di opere quali La promessa o il recente Into the wild, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Da Cannes fanno sapere che la scelta si può dire scontata: Sean Penn incarna il cinema indipendente Usa e l'America progressista, è sensibile alle questioni politiche ed è uno dei più aspri critici del presidente Bush. E' una scelta, insomma, dalle precise connotazioni che già può dare un'idea di quale sarà la linea che seguirà Cannes 2008. Sean Penn, da parte sua, ha fatto sapere cheil Festival di Cannes e' da tempo l'epicentro di nuove tendenze e che non vede l'ora di parteciparvi.

2.1.08

I Film del Mese:Gennaio 2008

  • Cous cous di Abdellatif kechiche (11);
  • Bianco e nero di Cristina Comencini (11);
  • Io sono leggenda di Francis Lawrence (11);
  • L'allenatore nel pallone 2 di Sergio Martino (11);
  • American Gangster di Ridley Scott (18);
  • Signorinaeffe di Wilma Labate (18);
  • Il club di Jane Austen di Robin Swicord (18);
  • Riparo di Marco Simon Puccioni (18);
  • Alvin Superstar di Tim Hill (18);
  • L'incubo di Joanna Mills di Asif Kapadia (18);
  • Into the wild di Sean Penn (25);
  • La famiglia Savage di Tamara Jenkins (25);
  • Non è mai troppo tardi di Rob Reiner (25);
  • Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie di Zach Helm (25);
  • Hotel Meina di Carlo Lizzani (25);
  • Alien vs Predator 2 di C. Strause, G. Strause (25);
  • Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia (25).

(da Cinemadelsilenzio.it)